07/12/2017 08:11:06 - Manduria - Cultura

MANDURIA - La diffusione del digiuno casalnovetano dell'Immacolata negli scritti di autori tra '600 e '800






Le notizie rintracciate, sicuramente attinenti alla pratica devozionale nata nella nostra città intorno alla metà del Seicento, ne attestano l’importanza, la diffusione e la notorietà

 

Continuano ad affiorare numerosi, da vari testi stampati tra i secoli XVII e XIX,  importanti riferimenti al digiuno casalnovetano.

Le notizie da me rintracciate, sicuramente attinenti alla pratica devozionale nata nella nostra città intorno alla metà del Seicento, ne attestano l’importanza, la diffusione e la notorietà.

Per questo rapido esame partirei, innanzitutto, dal “Leggendario francescano”, la monumentale opera (della quale mi sono occupato in un precedente studio) concepita come un calendario delle vite dei santi,  “nel quale secondo l'ordine dé mesi si rapportano le vite, e morti dé santi, beati, ed altri huomini venerabili, & illustri, quali per le loro rare virtù”,  e che raccoglie notizie ed eventi relative alla vita ed alle opere di uomini e donne di santa vita (santi, beati e venerabili) appartenuti ai tre ordini francescani, disponendole cronologicamente nel corso dell’anno, in base alla data della loro morte o rinascita nel cielo  (dies natalis).

La voluminosa raccolta scritta “…per la prima volta dal padre Benedetto Mazzara di Solmona, minore riformato della Provincia di S.Bernardino”, dimorante nel Convento francescano di S.Nicola di Sulmona, è stata stampata in quattro tomi “in Venetia” nel 1676 presso Bartolomeo Tramontino. Successivamente, ampliata e riordinata “in dodici tomi da padre Pietr’Angelo da Venetia” nel 1719 è stata ristampata, sempre in Venezia, per i tipi di Domenico Lovisa nello stesso anno e poi, nuovamente,  nel 1722.

 Dal tomo undicesimo, vite di Dicembre, e precisamente alla data dell’otto (dedicata, appunto, alla solennità dell’Immacolata Concezione), traggo la seguente notizia: “Per ultimo non pochi anni sono, in questi nostri tempi nella Provincia d’Otranto del Regno di Napoli si pratica una singolar divozione in onore della stessa Concezione, ed il digiunarsi in solo pane, ed acqua,  confessarsi e comunicarsi ogni giorno alcuno, o tutta la famiglia, conforme a sorte gli viene assegnato, e si chiama il digiuno perpetuo, continuandosi tutto l’anno un giorno per uno dalle famiglie, e persone, che a tale Congregazione si ascrivono; ed è succeduto che chiunque l’ha accettato ha ricevuto dal Signore grazie singolari, secondo si narra nell’istoria di questa divota istituzione. Rappresentata poi al Tribunale della Sagra Inquisizione in Roma, ed esaminata, è stata concessa con levare l’obbligo del digiuno in quei giorni, che la Chiesa non obbliga, come le Domeniche, ed altre solennità, concedendo varie indulgenze a tutti coloro, che praticano questa pia divozione, oltre le grazie ricevono dalla Vergine Immacolata, specialmente esser liberi da lampi, tuoni, e saette, mai non offesi da questi.” (1).

Sebbene il nome preciso della località sia rimasto implicito all’interno del più generale riferimento alla “Provincia d’Otranto del Regno di Napoli”, il richiamo al digiuno mandurino è indubitabile, evincendosi chiaramente dalla specifica descrizione di modalità e di contenuti che, con la nostra pratica devozionale, coincidono perfettamente.

Inoltre, sottolineo per la sua, credo assoluta, novità la notizia relativa alla sottoposizione della pia pratica mandurina al vaglio del Tribunale della Santa Inquisizione in Roma (successivamente denominato Sant’Uffizio e, attualmente, Congregazione per la dottrina della fede - CDF) , dal quale -secondo l’autore- sarebbe stata autorizzata,  con la sola condizione della dispensa dal digiuno “in quei giorni, che la Chiesa non obbliga, come le Domeniche, ed altre solennità”.

Un secondo importante riferimento è contenuto nel libello scritto nel 1832, nell’occasione della causa di beatificazione di San Francesco Antonio Fasani, per i tipi della Tipografia della Camera Aposolica, dal postulatore-relatore cardinal Galleffi.

 Nel libro, parlando delle devozioni del noto santo della Daunia, appartenuto all’ordine dei Minori conventuali, l’autore scrive, riferendosi implicitamente alle cartelle dispensate dall’Arciconfraternita dell’Immacolata di Casalnuovo-Manduria: “Sovratutto si segnalò il Servo di Dio nella divozione del mistero dell’Immacolato Concepimento; e perciò ad onor suo introdusse in questa Città [n.d.a.: Lucera] la distribuzione di alcune cartelline, colle quali chi l’aveva era obbligato in quel giorno che li toccava in  sorte di digiunare in pane ed acqua e di confessarsi e di comunicarsi, e così avveniva che in nessun giorno dell’anno mancava persona, che non onorava Maria Immacolata con sì bella divozione. Compose ad onore di Maria Immacolata parimenti una tenera e divota novena, la quale fece stampare a spese dei divoti, affinchè tutti avessero il comodo con quella di dar sempre onore a Maria, e promuovere una tal divozione.” (2).

Questa bella pagina del volumetto, pertanto, racconta come il nostro digiuno a pane e acqua fu adottato dal santo, il quale lo diffuse nella provincia di Capitanata e, soprattutto, nella sua Lucera, città a cui fece dono della bella statua lignea dell’Immacolata, commissionata a Giacomo Colombo.

A tal proposito, come noterella a margine di questo scritto, mi sia consentito avanzare l’ipotesi che il celebre scultore possa essere stato l’artefice anche della nostra bellissima statua della Vergine, opera che finora, sulla scorta di vaghe indicazioni dello storico Leonardo Tarentini, è stata genericamente attribuita ad un artista veneto (ma in fondo, anche il Colombo, napoletano di adozione, era di origine veneta, essendo nato a Este, presso Padova).

Infine, qualora dovesse occorrere un immediato riscontro alla notizia riportata nell’anzidetto libello, faccio notare che la diffusione della devozione del digiuno mandurino in quel di Lucera, è attestata proprio dall’indice (o “chiave”) del Libro magno dei digiunanti, custodito dall’Arciconfraternita di Manduria. Il volume manoscritto riporta, appunto, la località al foglio 11r.

Ciò, dunque, è prova della presenza di devoti, residenti nella città del Foggiano,  che erano iscritti alla pia pratica.

Un terzo ed ultimo riferimento mi è stato possibile trovare in un’opera di contenuto teologico-morale scritta, secondo il gusto dell’epoca, nella forma del dialogo.

Il lunghissimo titolo del corposo volume è “Dialoghi critici e apologetici del canonico Emanuello Maria Giraldez intorno al preteso eroico zelo di alcuni antagonisti del celebratissimo Lodovico Antonio Muratori fu bibliotecario del serenissimo signor duca di Modena”. Il testo è stato stampato nel 1757 nella stamperia di Giambattista Albrizzi, figlio del quondam Girolamo, in Venezia.

L’autore, il cui nome rivela origini spagnole, conduce una ricerca mediante domande e risposte fra vari interlocutori (tali Elio, Ciro, Gallo, ecc.), sulle diverse tesi teologiche e filosofiche a favore, e contro, la dottrina dell’Immacolato Concepimento di Maria, manifestando la sua adesione alle prime.

Egli, con l’adozione di tale genere letterario, cerca di inscenare una contemporanea esternazione di molteplici punti di vista riguardanti il contenuto del futuro dogma mariano, facendo prevalere l’opzione favorevole ad esso (immacolista), rispetto all’altra (macolista). 

Orbene, proprio nel dialogo ottavo, in cui l’argomento trattato è la confutazione del “Tractatus de veritate conceptionis Beatissimae Virginis”  composto dal domenicano, macolista, Juan de Torquemada (o Johannes de Turrecremata, come scrive l’autore), anch’egli di origini spagnole, viene utilizzato, come insolito motivo introduttivo alla conversazione, proprio il richiamo al digiuno perpetuo di Manduria (3).

  Riporto qui solo uno stralcio della macchinosa conversazione tra i vari personaggi del libro, risparmiando ai lettori la lettura, non proprio piacevole, della parte restante:

 “- Elio: Più chiaro ho da dirtelo? Ha digiunato [n.d.a.: il soggetto sottointeso è l’interlocutore Gallo] a pane e acqua e non glielo avrei permesso, se non mi faceva vedere la cartellina stampata, col suo nome scritto, e la presente giornata toccatagli a sorte.

- Ciro: Già intendo: è la divozione per essere preservato dalle saette, mediante il patrocinio di Maria Immacolata.

- Elio: un solo digiuno in ciaschedun anno è divozione troppo misera.

- Gallo: V’è anche l’obbligo di confessarsi, e comunicarsi.

- Ciro: Così va bene. Più che cento digiuni giova una buona Confessione. Sarebbe stoltezza, speranzato da un digiuno, o da altra superficiale divozione farsi coraggio a non temere quando tuona, o non curare riconciliarsi con Dio.

- Elio: Vi vorrei un’altra giunta, cioè che quello che si risparmia col digiuno si desse a’  poveri.” (4).

  

E, con quest’ultima esortazione del personaggio del dialogo, che si contraddistingue per il suo contenuto estremamente attuale, concludo.

Spero di avere assolto, anche per quest’anno, l’impegno di aggiungere un nuovo tassello alla ricerca storica sul digiuno.

Buona festa dell’Immacolata, amici lettori.

 

Giuseppe Pio Capogrosso

 

1) Leggendario francescano, istorie de Santi, Beati, Venerabili ed altri Uomini illustri fioriti nelli tre Ordini istituiti dal Serafico Padre San Francesco ... di Benedetto Mazzara, Minore riformato, terza ristampa in dodici tomi riveduta dal padre Piert’Antonio di Venezia, dello stesso ordine e riforma,  in Venezia MDCCXXII 1722 per Domenico Lovisa, tomo undecimo, vite di Decembre-8, pag. 83

2) Sacra Rituum Congregatione, ecc.mo et r.mo Domino Card. Galleffi Relatore, Lucerina beatificationis, et canonitationis servi dei P. Francisci Antonii Fasani, Roma MDCCCXXXII 1832 ex Tipografia rev. Camera Apostolica, pag. 55-56

3) “Tractatus de veritate conceptionis Beatissimae Virginis pro facienda relatione coram Patribus Concilii Basileensisi a.D. 1437” di Juan de Torquemada (Romae 1547). Il teologo di origini spagnole non è da confondersi con il tristemente celebre Tommaso de Torquemada, inquisitore spagnolo, pure religioso domenicano. 

4) Dialoghi critici e apologetici del canonico Emanuello Maria Giraldez intorno al preteso eroico zelo di alcuni antagonisti del celebratissimo Lodovico Antonio Muratori fu bibliotecario del serenissimo signor duca di Modena.Di Emanuello Maria Giraldez Vesino, nella stamperia di Giambatista Albrizzi Q. Girol., 1757 - 208 pagine dialogo settimo, pag.86

5) Nell’immagine: santino devozionale dei primi del’900, collezione privata.










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