10/02/2009 7.02.44 - Manduria - Cultura

ARCHEOLOGIA - Straordinario rinvenimento a Manduria: una tomba messapica integra del IV sec. a.C.




All’interno i resti di tre sepolture ed un prezioso corredo funerario

 
Altre ricche e preziose tracce della civiltà messapica vengono alla luce dal sottosuolo della città. Negli scavi in atto in via Senatore Lacaita, un vicoletto attiguo a piazza Commestibili, su uno dei due lati del centrale castello di Manduria, l’ennesima testimonianza del popolo che abitò la zona circa 25 secoli fa: una tomba integra di origine messapica, collocabile fra la fine del IV secolo e l’inizio del III secolo avanti Cristo.
E’ la lieta sorpresa che ieri è emersa dai saggi commissionati dall’Amministrazione Comunale di Manduria, nell’ambito di un progetto che prevede, in questa zona, la realizzazione dei tronchi di fogna nera. Lavori che sono guidati dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, in particolare dall’ispettore di zona, dott. Arcangelo Alessio e dal suo staff. Lo scavo archeologico è invece eseguito dalla ditta Tarentini di Manduria, mentre la documentazione di scavo è curata dallo Studio di Consulenza Archeologica Dàmatra di Manduria (è presente l’archeologo manduriano Gianfranco Dimitri).
All’interno della tomba sono state trovate tre deposizioni: i resti di un corpo disteso (sicuramente è questa l’ultima delle tre deposizioni) e, poi, i resti degli altri due corpi accantonati uno verso il lato corto della tomba e l’altro nel pozzetto. Non si è potuto ancora risalire al sesso dei resti delle tre deposizioni di questa tomba, riutilizzata quindi in varie fasi dai Messapi. L’unica cosa certa, allo stato attuale, è che si tratta di tre adulti.
Completamente integro il corredo funerario: ormai quasi un'eccezione straordinaria in quanto gran parte delle tombe che ancora si trovano nella zona storia di Manduria sono state depredate nel corso dei decenni. In questa tomba sono state trovate due lucerne a vernice nera, una oinohoe sovradipinta e baccellata; un vasettino acromo, un piattino anch’esso acromo, due chiodi (saranno serviti forse per appendere i vasi), e un peso da telaio.
Gli scavi continueranno anche oggi.
Nella galleria le foto del rinvenimento

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