11/01/2019 08:15:46 - Salento - Attualità

Ma un 24enne leccese ha deciso di presentare ricorso al Tar del Lazio

 

Un aspirante carabiniere leccese, un giovanotto di 24 anni, già militare dell’Esercito, è stato escluso dal concorso per le dimensioni del suo tatuaggio. L’alterazione praticata sulla pelle è stata ritenuta troppo grande. Un paio di centimetri in meno e il disegno sarebbe passato inosservato. Invece no: il tatuaggio non ha superato la prova del calzino.

Proprio così. Il calzino della divisa ginnica, infatti, non è riuscito a contenere e a coprire quel tattoo realizzato sul polpaccio destro. E così il Centro Nazionale di Selezione e reclutamento del Comando generale dell’Arma ha ritenuto il giovane leccese non idoneo nella selezione dei duemila allievi carabinieri in ferma quadriennale.

Fuori dall’Arma per un tatuaggio. Perché «sono giudicati inidonei i concorrenti che presentano tatuaggi visibili con ogni tipo di uniforme, compresa quella ginnica (pantaloncini e maglietta); posti anche in parti coperte dalle uniformi che, per dimensioni, contenuto o natura, siano deturpanti o contrari al decoro o di discredito per le Istituzioni ovvero siano possibile indice di personalità abnorme (in tal caso da accertare con visita psichiatrica e con appropriati test psicodiagnostici)».

Ma l’aspirante carabiniere, a quella divisa e al cappello con la Fiamma, non intende proprio rinunciare. Meglio dire addio al tatuaggio. Così ha già iniziato le sedute per rimuovere con la tecnica laser quel tattoo che rappresenta un simbolo di pace. Nulla di violento, di osceno o di disdicevole.

E mentre il tatuaggio, seduta dopo seduta, comincia a sbiadire, la questione è arrivata all’attenzione dei giudici del Tar. I giudici amministrativi si sono già pronunciati su casi analoghi. E ci sono sentenze clementi nei confronti di aspiranti carabinieri, poliziotti o finanzieri con il tatuaggio.



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