15/03/2019 09:27:06 - Salento - Attualità

Oggi, in tutto il mondo, la marcia degli studenti per la difesa dell’ambiente

A soli sedici anni, Greta Thunberg è la ragazzina svedese che ad agosto 2018 ha cominciato a scioperare. Si rivolge ai politici di tutte le nazionalità perché prendano sul serio il problema del riscaldamento globale e, grazie alla sua tenacia, ha commosso il mondo e mobilitato ragazzi in molti altri paesi (dalla sua iniziativa sono nati i FridaysForFuture). La sua battaglia per il clima, iniziata a nove anni, si compone di piccole tappe e tanto coraggio, dai primi passi mossi in casa per ridurre l'impatto ambientale della sua famiglia fino ai discorsi tenuti al COP24 delle Nazioni Unite...

Lunghe trecce bionde e grandi occhi verdi, Greta Thunberg(svedese, nata nel 2003) ha il viso di una bambina e lo sguardo di un’adulta. Non vi sono tracce di sorrisi spensierati nelle foto che la ritraggono ma, piuttosto, espressioni corrucciate, la fronte aggrottata, e una seria fermezza negli occhi, quasi sconcertante quando la si osserva su un volto così giovane.

Nonostante i suoi sedici anni, negli ultimi mesi Greta ha dimostrato un’insolita consapevolezza, intraprendenza e determinazione: una questione le sta a cuore, il riscaldamento globale, per questo sciopera e manifesta settimana dopo settimana, senza dare segni di cedimento. Ma la sua storia, che ha rapidamente fatto il giro del mondo, è cominciata ben prima di quel fatidico giorno d’estate in cui ha deciso di sedersi davanti al Parlamento svedese con un cartello che recitava: “Sciopero della scuola per il clima”.

Greta Thunberg aveva nove anni quando, per la prima volta, sentì parlare di riscaldamento globale, e la sua reazione fu di incredulo stupore: pensava che se l’uomo avesse davvero avuto il potere di cambiare il clima, la cosa sarebbe stata sulla bocca di tutti, e poiché non era così doveva esserci un errore, come ha raccontato in un’intervista al New Yorker.

Cominciò allora a fare le prime ricerche sul riscaldamento globale, cosa fosse, quali le cause e quali le conseguenze, e si accorse che il pianeta sul quale viveva stava lentamente cambiando e, piano piano, morendo, soffocato dalle emissioni di carbonio e di gas serra, sopraffatto dal consumo di risorse non rinnovabili e dalle temperature in continuo aumento. Decise, nel suo piccolo, che doveva fare qualcosa.

La sua prima battaglia fu combattuta e vinta tra le mura domestiche. Consapevole delle emissioni di carbonio e gas serra causate dall’allevamento intensivo (9% delle emissioni globali di carbonio e 18% di gas serra, dati del 2006), e conoscendo l’impatto che questo ha sulle risorse del pianeta, a livello di consumo e inquinamento idrico, deforestazione e degradazione del territorio, Greta convinse la sua famiglia a diventare dapprima vegetariana e poi vegana, eliminando dalla propria dieta qualsiasi prodotto di derivazione animale; per lo stesso motivo, spinse i genitori a smettere di prendere l’aereo, che a sua volta è causa di emissioni di carbonio più degli altri mezzi di trasporto.

Da allora in poi, Greta si dedicò costantemente a ridurre l’impatto ambientale della sua famiglia, smettendo di comprare tutto ciò che non fosse strettamente indispensabile e usando più possibile la bicicletta o una macchina elettrica per spostarsi. Ma l’estate del 2018 era particolarmente calda in Svezia, con incendi frequenti, e Greta voleva fare di più. Il 20 agosto scorso si è seduta per la prima volta davanti al Parlamento svedese con un cartello che recitava la scritta “sciopero della scuola per il clima”; il suo obiettivo era semplice: in previsione delle elezioni voleva convincere i rappresentanti politici del suo Paese a ridurre le emissioni di carbonio secondo quanto stipulato nell’Accordo di Parigi nel 2015.

Da questa quieta protesta, questa piccola ribellione, è nato l’enorme interesse dei media internazionali nei suoi confronti: testate giornalistiche ed emittenti televisive di tutto il mondo volevano conoscere la ragazzina svedese che dopo le elezioni continuava a scioperare ogni venerdì per il clima, dando vita a un movimento, i FridaysForFuture, che pian piano si diffondeva anche tra bambini e ragazzi di altre nazionalità, dalla Germania all’Australia, dalla Finlandia ai Paesi Bassi.

Grazie alla risonanza mediatica della sua vicenda, nel dicembre 2018 Greta Thunberg ha partecipato al COP24 a Katowice, in Polonia, la conferenza delle Nazioni Unite per il cambiamento climatico, dove ha tenuto un discorso che è presto diventato virale. “La nostra civiltà viene sacrificata perché poche persone possano continuare a guadagnare spaventose quantità di denaro. La nostra biosfera viene sacrificata affinché le persone ricche in paesi come il mio possano vivere nel lusso”, ha spiegato con voce ferma e pacata.

Il mese successivo, gennaio 2019, Greta ha intrapreso un viaggio di circa trenta ore di treno per raggiungere Davos, in Svizzera, dove è intervenuta al World Economic Forum. “Sono qui per dirvi che la nostra casa va a fuoco”, ha detto, “Voglio che sentiate la stessa paura che io provo ogni giorno. Voglio che facciate qualcosa, come se fossimo nel bel mezzo di una crisi. Voglio che vi comportiate come se la nostra casa stesse andando a fuoco, perché è così”.

Negli ultimi mesi, Greta non si è mai fermata: ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron, tenuto un discorso di fronte alla Commissione Europea e ricevuto il sostegno della cancelliera Angela Merkel; recentemente, anche Nicola Zingaretti ha dedicato la propria vittoria alle primarie del PD a “Greta Thunberg, la ragazza attivista svedese che lotta per la salvezza del pianeta”.

Ormai si contano anche numerosi scienziati, oltre 3.000, tra i sostenitori degli scioperi studenteschi, che culmineranno nel primo sciopero globale della scuola per il clima, organizzato per il prossimo 15 marzo, quando i ragazzi di tutto il mondo, anche in Italia, manifesteranno sulla scia di Greta; una mobilitazione che, a questo punto, sembra essere solo una tappa di un percorso che si promette ben più lungo.

Non solo. Per Greta, cui è stata diagnosticata qualche anno fa la Sindrome di Asperger, un disturbo dello sviluppo che rientra nello spettro autistico ma non presenta un ritardo cognitivo, avere una salda convinzione a cui aggrapparsi è stata una vera e propria ancora di salvezza: se dapprima aveva difficoltà a interagire con i bambini della sua età e tendeva a preferire la solitudine, ora ha vinto questo lato del suo carattere per parlare in pubblico davanti alle folle. Anche la sua rigida determinazione è in parte riconducibile all’Asperger, come lei stessa ha dichiarato in un intervista al Guardian: “Il mio cervello funziona diversamente e per questo io vedo le cose in bianco e nero. O poniamo una fine alle emissioni o non lo facciamo. Non ci sono zone grige quando si tratta di sopravvivere“.Sembra inutile, in quanto ovvio, constatare che tutti questi sforzi potrebbero concludersi in un buco nell’acqua: Greta stessa ne è perfettamente consapevole e lo ha ripetuto più volte nei suoi discorsi; i problemi legati al riscaldamento globale sono da anni sotto gli occhi di tutti e, nonostante questo, vengono spesso e volentieri messi in secondo piano, sia dalle politiche nazionali che internazionali. Eppure, per quanto spesso si sente dire che i ragazzi di oggi sono pigri, svogliati, e troppo viziati, cullati nella sensazione che tutto sia a loro disposizione, vedere così tanti di loro, in giro per il mondo, che scelgono di impegnarsi per qualcosa in cui credono ha qualcosa di affascinante, a prescindere dai risultati che potranno o meno ottenere.



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