18/04/2019 11:25:30 - Manduria - Cronaca

L’episodio si è verificato nel 2015 presso il liceo “De Sanctis”

Toccatine ripetute, moleste, fastidiose. Il tribunale (presidente Patrizia Todisco) ha condannato a 5 anni di reclusione un docente di 57 anni originario di Lecce, accusato di aver allungato le mani su una studentessa che all’epoca dei fatti aveva 17 anni e frequentava il liceo classico “De Santis” di Manduria.

L’imputato, difeso dall’avvocato Egidio Albanese, è stato condannato a cinque anni di reclusione per violenza sessuale

aggravata ai danni della minore, costituitasi parte civile tramite l’avvocato Franz Pesare al quale il tribunale ha accordato una provvisionale immediatamente esecutiva di 10mila euro e il diritto al risarcimento del danno in separata sede.

Disposta per l’imputato anche l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e da ogni incarico nelle scuole di ogni ordine e grado nonché che a pena espiata per un anno non possa frequentare luoghi con minori.

Secondo l’accusa, nel giugno del 2015 il docente di Italiano avrebbe compiuto atti sessuali nei confronti della minore, accarezzandole ripetutamente le spalle, le braccia e il seno. Inoltre, con violenza l’avrebbe tirata verso le di lui spalle, costringendola ad un abbraccio quasi soffocante.

Furono i genitori della malcapitata, residenti in un centro del versante orientale della provincia di Taranto, a decidere di denunciare l’accaduto, rivolgendosi ai poliziotti del Commissariato di Manduria.

Scattarono così le indagini che in breve tempo hanno portato all’incriminazione del docente, giunto al cospetto del tribunale a piede libero, senza alcuna misura, disposta poi dal collegio, su richiesta della parte civile, tramite la sospensione dall’insegnamento.

Nel corso del dibattimento, le accuse nei confronti del docente sono state ribadite in aula dalla vittima e da alcune sue colleghe che avevano raccolto le sue confidenze, anzi il suo straniamento per quello che le stava accadendo.

Il docente ha invece sempre respinto tutte le accuse, ridimensionando di molto la portata del teorema accusatorio, quasi a voler far credere ai giudici che quanto sostenuto dalla studentessa era il frutto di fantasie o comunque di gesti di affetto scambiati per chissà che cosa. Versione che però non ha convinto il tribunale.

 



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