07/05/2019 18:36:59 - Salento - Attualità

Insieme alla preferenza maschile, se ne può aggiungere una femminile, ma non vengono previsti i voti alle persone transgender o transessuali. L’intervento di Luana Ricci Della Gatta

 

«La nuova norma elettorale che impone, nella doppia preferenza, l’assegnazione del voto a candidati di genere diverso, maschile e femminile, mette in triste risalto ancora una volta la mancanza di una minima considerazione dell’esistenza, nella società civile, delle persone trans e dei loro diritti.

È un’assoluta necessità anche di questa città affermare un’identità che a livello legislativo viene totalmente ignorata e condotta sempre in un percorso di “correzione” nei binari del genere maschile o femminile. Il che significa dire che le persone transgender o transessuali, ovvero le persone che non si riconoscono nel proprio sesso biologico assegnato alla nascita e che per questo motivo possono non identificarsi con il genere indicato sui loro documenti, non esistono.

Spesso costrette a percorsi di psicoterapia e a perizie varie, le persone trans sono obbligate oggi, in Italia, a ricondurre la propria identità al binomio uomo o donna.

Distinguere fra sesso e genere, come da tempo fa il mondo accademico, è fondamentale per la dignità delle persone trans: il sesso è quella base biologica che non si può negare o cancellare, e che si può definire come una serie di caratteristiche anatomiche e biologiche che solitamente vengono ricondotte al maschio o alla femmina. Il genere, invece, rappresenta la percezione che ognuno ha di sè indipendentemente dal proprio sesso biologico. Ed è la proiezione che una persona ha di sè nelle relazioni sociali. Insomma, un individuo può sentirsi un uomo, una donna o anche altro a prescindere dall’anatomia genitale.

Un passo importante che questa città ha il dovere di compiere nei confronti della “minoranza” trans e contro soprattutto il bullismo omotransfobico è dunque di promuovere un processo di sensibilizzazione pubblica e di sostegno a chi, già in giovane età, sa di andare incontro a difficoltà sociali anche terribili. Dalle discriminazioni e bullismo in ambito scolastico a difficoltà nel prendere in affitto una casa, nel trovare un lavoro per il quale si è “visibili”, disagi presso strutture pubbliche, sanitarie, scolastiche ed in generale di inserimento nel tessuto sociale cittadino.

È opportuno mettere in contatto la città con i problemi reali di una minoranza ormai troppo abituata a non rivendicare i propri diritti, rassegnata e soffocata dalla disinformazione e dalla confusione che accomuna le persone transessuali, visibili e distinte in questo per identità di genere, dalle omo-bisessuali, caratterizzate dall’orientamento sessuale.

Istituire, dunque, un punto di riferimento istituzionale che entri nella vita cittadina, nelle scuole, nei processi culturali e comunicativi e prescinda da collegamenti con associazioni locali che, pur utili, hanno bisogno di essere spronate ad interessarsi maggiormente agli aspetti legati all’identità trans.

Utilizzare un linguaggio inclusivo sui documenti istituzionali, vedi la casella ‘altro’ al fianco della tradizionale opzione maschio/femmina, e la possibilità, per i lavoratori degli enti convenzionati con l’Amministrazione, di utilizzare l’alias in caso di fase “stabile” di transizione sessuale.

Del resto, già in importanti università italiane, da Milano a Palermo, Ferrara, Venezia, è utilizzata, nel tesseramento e nei libretti, la gestione di un’identità alias per soggetti in transizione di genere.

Un’attenzione doverosa che passa anche da piccoli ma importanti accorgimenti come l’adozione di bagni pubblici “gender neutral”, ovvero senza alcuna distinzione tra uomini e donne.

È importante dunque intraprendere un percorso di inclusione che permetta alle persone di entrare in luoghi istituzionali, di lavoro o pubblici sapendo che saranno accolte e considerate.

I diritti delle persone non devono essere una questione esclusivamente interna ai circoli LGBTQ. I diritti trans devono essere riconosciuti per quello che sono: diritti umani.

L’inclusione è un lungo viaggio e percorrerlo significa anche partire da ciò che è vicino a noi, vuol dire fare formazione e usare un linguaggio che riduca l’ostilità che si percepisce anche in modo subdolo e che cerca di relegare le differenze nelle varie e pericolose forme di periferia umana e sociale».

 

Luana Ricci Della Gatta



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