04/06/2019 10:19:10 - Avetrana - Attualità

Accade di finire sul patibolo per aver offerto un piatto di pasta a gente che, ammassata in una piccola imbarcazione, ha impiegato 9 giorni per raggiungere l’Italia…

 

Un piatto di pasta offerto a gente disperata, che ha rischiato la vita per abbandonare un Paese “ricco” solo di povertà, è bastato per scatenare l’ira del partito degli “italiani prima di tutto”.

Critiche gratuite, che sono addirittura sfociate in minacce vere e proprie: per Alessandro Scarciglia, il vice sindaco di Avetrana che insieme a tanti altri si è prodigato per offrire un piatto caldo a questa gente, sarebbe addirittura a rischio la … carriera politica.

«Gli screenshot sono partiti all’indirizzo di chi di dovere» è stato scritto. «Adesso non ti farò più la campagna elettorale».

Sin qui quel che è accaduto ieri e domenica sera. O, almeno, quello che ancora resta in rete, considerato che Alessandro Scarciglia ha dichiarato di aver dovuto eliminare una serie di post altamente offensivi.

Ci chiediamo: ma davvero un piatto di pasta offerto a questa gente può scatenare tanto odio? Alessandro Scarciglia e gli altri volontari (fra questi indichiamo anche Emanuele Micelli, fra i più attivi nella fase dell’accoglienza), non hanno né sottratto soldi dal Bilancio del Comune, né, tanto meno, avviato le pratiche per far ottenere la cittadinanza italiana a questa gente. Hanno solo risposto, con energia e calore umano, alla richiesta di una prima accoglienza che era arrivata da altre istituzioni. E Scarciglia e Micelli, entrambi uomini che indossano una divisa (che in questo caso hanno onorato), hanno risposto a questa richiesta.

I pakistani sono rimasti ad Avetrana per qualche ora e, poi, è stata trasferita all’hotspot di Taranto. Ma tanto è bastato per scatenare una bufera di polemiche attraverso i social.

Crediamo, però, che chi ha criticato il vice sindaco per aver offerto un piatto di pasta a questa gente povera dovrebbe prendere coscienza di avere la gran Fortuna di essere nato da questa parte del mondo. La notte dorme tranquilli, sotto il tetto sicuro di una casa. La mattina trovano il caffè, o il latte o i biscotti con le gocce di cioccolato.

Si dispone dell’acqua corrente per lavare il visino e cancellare anche l’ultima ombra di sonno. Ha vestiti colorati, caldi d’inverno, freschi d’estate e scarpe che proteggono i loro passi. Ha la scuola con maestre e persone che seguono i loro figli, li proteggono e li stimolano. Ha un pasto equilibrato in una tavola arricchita da chiacchiere e risate. Hanno un letto, caldo e confortevole, per leggere ed ascoltare storie.

A loro l’augurio più sincero di esser capaci di godere a lungo di questa nostra buona sorte e, allo stesso tempo, di volerla condividere, avendo la capacità di donarne un po'...

Perché... altri sono nati da un’altra parte di questa Terra. Non sbagliata, ma sfortunata. In Paesi lontani violati da guerre che distruggono città, case e scuole. In luoghi saccheggiati da uomini che pensano solo ad arricchire se stessi. In territori affamati per sfamare chi non ha fame, assetati per dissetare chi non ha sete. Qualcuno, una minima parte nonostante quello che cercheranno di farti credere, da questi Paesi lontani cerca di arrivare dalla nostra parte alla ricerca di un po' di quella fortuna che a noi è stata assegnata per nascita.

Guardando la foto di un bimbo, che cercava di venire da questa parte del mondo chiuso in un trolley, leggendo frasi indegne di chi non ha sofferto la “fame” se non tra una merenda e quell’altra, mi auguro che in nessuna occasione, dall’alto di questa nostra fortuna, manchi la capacità di capire che “non è una colpa nascere dall’altra parte del mondo e, tanto meno, un merito essere nati da questa”…



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