05/07/2019 09:26:27 - Salento - Cronaca

Il padre, un medico, condannato a 10 anni di carcere nega tutto

L’orco in casa. Le carte del processo e la condanna a 10 anni descrivono così un medico leccese, ritenuto colpevole di aver violentato la figlioletta. Abusi che sarebbero cominciati quando la piccola aveva appena cinque anni e che sarebbero andati avanti per diverso tempo, per otto anni, nel silenzio delle mura domestiche, all’insaputa dei familiari e dei parenti. Un inferno per la bambina che, divenuta adolescente, ha trovato il coraggio di denunciare. Accuse che il padre - va detto - ha sempre respinto.

Ma andiamo con ordine nel racconto della prima tappa del percorso verso la verità, quella giudiziaria ovviamente.

La condanna è stata emessa dai giudici della seconda sezione penale, presidente Roberto Tanisi) che hanno accolto le richieste del pubblico ministero Carmen Ruggiero che, al termine della sua requisitoria, aveva invocato per il professionista la condanna a 10 anni di reclusione per violenza sessuale continuata e aggravata. Nei confronti del medico di 55 anni, il collegio ha disposto il risarcimento del danno in separata sede e una provvisionale di 50mila euro per la vittima; 20 mila per la madre, il compagno e i due nonni, che si erano costituiti parte civile, attraverso gli avvocati Daniela D’Amuri, Loredana Massari e Giampaola Gambino.

La condanna giunge al termine di un’indagine avviata nel 2012 quando nei confronti del professionista venne applicato un provvedimento restrittivo: custodia cautelare prima in carcere e poi ai domiciliari.

Contro di lui i racconti fatti dalla bambina alla donna. Confidenze sofferte, prima sussurrate e poi confermate e ribadite anche davanti ad una psicologa e ad una psichiatra nel corso dell’incidente probatorio. Le violenze sarebbero avvenute “su un divano rosso” nella casa dei nonni paterni, nella residenza estiva ma anche nell’abitazione leccese del medico. Abusi che si sarebbero ripetuti anche quando in casa c’erano l’attuale moglie del professionista con i figli. La consulenza tecnica avrebbe poi accertato l’attendibilità delle sue dichiarazioni.

La ragazza ha rivelato le violenze subite dal padre quando aveva 13 anni. Sarebbe riuscita a liberarsi del pesante fardello mentre assisteva in televisione ad un servizio sulla tragica fine di Sarah Scazzi.

Il medico è assistito dagli avvocati Luigi e Roberto Rella e ha sempre fermamente respinto ogni accusa, affermando che la vicenda sarebbe stata strumentalizzata dalla moglie dalla quale ha divorziato. La difesa presenterà ricorso in Appello, una volta depositate le motivazioni della sentenza.



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