venerdì 25 settembre 2020

29/10/2019 09:01:15 - Avetrana - Politica

Le critiche di Maggiore all’indirizzo dell’Amministrazione. Del Consiglio, dunque, entrerà a far parte il secondo dei non eletti, ovvero Daniele Saracino

«Rinuncio allo scranno di consigliere comunale. Non condivido il percorso amministrativo dell’attuale maggioranza».

Pietro Maggiore, primo dei non eletti della lista “Per Avetrana”, rinuncia a surrogare l’ex sindaco Mario De Marco. Lo scranno libero, dunque, spetta ora al secondo dei non eletti, l’ex presidente del sodalizio calcistico avetrenese, Daniele Saracino.

«La mia è una decisione presa con coscienza, con lealtà e assumendomi in prima persona le dovute responsabilità, come nella vita ho sempre fatto» afferma Pietro Maggiore, che poi si sofferma sulle ragioni che lo hanno indotto a rinunciare.

«Ho “sostenuto”, ieri, un progetto politico che mi vedeva al fianco dell’attuale Amministrazione, ma certamente non ho “sposato” questa maggioranza perché già dal suo primo insediamento è venuto meno persino il semplice rapporto umano-politico. La non condivisione è anche frutto della mancanza di serietà, di maturità e dell’assoluto rispetto reciproco, che da parte mia c’è sempre stato, nel bene e nel male, pur consapevole che i numeri non hanno portato sicuramente un buon risultato politico al sottoscritto tale da garantire l’ingresso in Consiglio Comunale.

A volte tutto può sembrare limpido e liscio come l’olio, ma “assaporare” il gusto e “conoscere” il palato è davvero un problema, perché riesci a capire con pochissimi passaggi la differenza tra “tradimento e cattiveria” e fra “tradito e cattivo”. E’ così anche per le persone.

Fortunatamente oggi sto bene come sto, a casa mia e con la mia famiglia e sinceramente l’ideologia mia politica guarda oltre “le poltrone strumentalizzate e materiali”, che oltretutto non mi appartengono (anzi mai appartenute), perché la mia è una quotidianità semplice con la gente, tra la gente e fra la gente, anche con una “simpatia nazionale” completamente diversa.

La “cosa” pubblica va gestita come farebbe il buon padre di famiglia: tutto sta nell’accettare consigli, nel saper amare e volersi bene, nel dover ascoltare per il bene non dell’”Io” ma per il bene “comune”.

Le problematiche di un’Amministrazione pubblica ci sono e ci saranno sempre, perché è ormai normalità che l’organo politico è sempre “bacchettato”. Ma chi mi ha preceduto negli anni come amministratore conosce benissimo l’argomento e di cosa sto realmente parlando, senza puntare il dito contro nessuno e senza scatenare polemiche inutili che sinceramente lasciano poi il tempo che trovano.

Spero solo in un futuro diverso e costruttivo per Avetrana, in forze politiche che vogliano davvero bene al proprio territorio, capaci di dare risposte alle gente senza scuse e paure.

Forze politiche che non stanno “comodi nei banchi”, ma che scendano fra le strade, nelle piazze, entrando oltretutto nelle case, non solo come pretesto prendere consensi, bensì per prendere coscienza della vera realtà che a mio parere oggi questa maggioranza sicuro non conosce o meglio non intende conoscere. Anzi, finisce per offendere l’intelligenza della gente.

“Vivacchiare” la giornata politica di certo non aiuta e forse l’unico modo di mettere un sano punto a tutto e uscire a testa alta è dimettersi, cadendo in piedi per il bene di tutti.

Purtroppo quando una cosa non funziona la colpa è sempre del funzionario, del dirigente, del segretario. Peró nessun politico ha avuto mai il coraggio di dire: “Ma se il problema fossi davvero io....? Perché non so fare squadra, non accetto consigli e non riesco a costruire”.

È vero la politica è fatta di numeri e la campagna elettorale, con tutto rispetto, la faccio fare ad altri, forse più capaci anche di me. Ma a volte anche il semplice numero ha una logica ben precisa e definita....“Cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia”.

Buona continuità amministrativa».







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