giovedì 28 maggio 2020

31/03/2020 10:28:47 - Salento - Attualità

Il suo strazio dopo aver visto decine e decine di feretri: «In mente scene che non scorderò mai»

Vi proponiamo la toccante lettera di un brindisino che vive al nord e che lavora in un’impresa di manutenzione di forni crematori.

 

«Sono un ragazzo di un piccolo paesino. Sino a pochi anni fa vivevo giù; poi, per mancanza di lavoro, mi sono trasferito al nord lasciando la più bella terra d’Italia, la Puglia, lasciando la famiglia, lasciando gli amici, la cucina e il mare. Da un po’

di tempo lavoro in una fabbrica che forse non conosce crisi; anzi ringrazio il direttore che ci sta facendo lavorare con le giuste accortezze e precauzioni (distanza di sicurezza, uso di mascherine, sanificazione del luogo di lavoro ed altro).

Ritorniamo a noi: io lavoro nella costruzione e manutenzione di forni crematori e oggi come oggi nella situazione che si trova la nostra bella terra e tutto il resto del mondo non è di certo tra i più bei mestieri.

Scrivo questa lettera per sensibilizzare tutte quelle persone che non stanno capendo l’importanza di quello che sta succedendo. Io tutte le mattine esco di casa alle 5-6 del mattino e rientro alle 19-20, se non più tardi, tutti i giorni. La prima cosa che faccio è quella di chiamare la mia ragazza che non vedo da circa 30 giorni e di salutare i ragazzi di casa che sono una famiglia, sono fratelli amici. Tutto quello che io vi sto per dire, o meglio raccontare, non è il frutto di una fiaba, ma di fatti veri realmente accaduti che vedo ogni santissimo giorno e quando esco di casa prego Dio di tornare sano e salvo perché tutte le mattine faccio chilometri e chilometri e passo da cimitero in cimitero.

La settimana scorsa mi sono trovato in alcune situazioni che non vorrei che nessuno si trovasse. Come tutte le mattine, arrivato in fabbrica, il direttore mi dice di andare a Perugia, prendo il furgoncino e mi metto sulla strada. Da premettere che non c’era nessuno sulla strada, solo io: arrivato al cimitero monumentale di Perugia, mi trovo una scena orribile in fila 30-40 carri funebri, se non di più, con tante persone morte di Covid-19. Sulle bare non c’era nemmeno un fiore, non c’era nemmeno un familiare per dare l’ultimo saluto; mentre ero lì, il custode mi dice che aspettavano altri 130 feretri, una vera e propria catena di montaggio.

L’indomani, altra partenza al nord Italia: Mantova, Trento, Ferrara. Arrivato al cimitero di Trento intravedo (e sottolineo intravedo perché erano nascosti) alcuni familiari mentre davano un fiore al ragazzo dell’agenzia funebre per poterlo mettere sulla bara del loro caro; in altri cimiteri ho visto celle frigo dove all’interno c’erano 15-20 salme con bare. Non mi sarei mai aspettato di trovarmi in queste situazioni, scene orribili, strazianti, che ti fanno piangere e ti segnano per tutto il resto della vita. Anche se non conoscevo i defunti, mi veniva la rabbia e le lacrime a vedere tutti quei feretri.

Quindi, ragazzini piccoli, persone adulte, giovani: restiamo a casa. Si sa che è brutto, ci annoiamo, ma la cosa migliore per uscire da questa situazione è restare a casa. Poi faccio un altro appello a tutti quei ragazzi salentini e pugliesi che stanno scendendo dal nord verso le proprie famiglie al sud: non fatelo, state creando solo danno e confusione e, così facendo, mandate il tilt tutto il sistema sanitario pugliese portando allo sfinimento delle forze i dottori, gli infermieri, gli Oss, le forze dell’ordine e i vigili del fuoco.

Concludo dicendo a chi si trova a casa con i propri familiari che è ricco: abbracciateli a differenza mia, non scendo da 5 mesi e vedo i miei genitori tramite un display di cellulare con videochiamata e chissà quando potrò riabbracciarli.

Quindi facciamolo per il nostro bene e per il bene dei nostri cari: #restiamoacasa».

 

Sandro Melcore




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