giovedì 01 ottobre 2020

05/04/2020 10:41:10 - Avetrana - Attualità

«Perché non impiegare le cave dismesse di contrada “Le Monache” come bacino di accumulo dell’acqua depurata?»

 

«La richiesta di Aqp di procedere in deroga al Piano Paesaggistico, per poter coinvolgere anche il bacino di Torre Colimena nello scarico dei reflui del depuratore consortile, è il finale più tragico che si potesse immaginare».

L’ultima mossa di Aqp in questa interminabile disputa a distanza sul progetto del depuratore consortile continua a generare delle reazioni. Ad intervenire, questa volta, è l’ambientalista avetranese Salvatore Luigi Baldari.

«A nulla sembra siano serviti anni di manifestazioni, confronti e studi scientifici» rimarca Baldari. «Eppure c’è una soluzione alternativa che non è mai stata presa in considerazione dagli organi competenti, nonostante sia validata da studi ed analisi scientifiche, che ne evidenziano anche gli enormi vantaggi economici ed ambientali. Mi riferisco all’impiego di cave dismesse come bacino di accumulo dell’acqua depurata, in sostituzione sia dello scarico emergenziale previsto nel bacino di Torre Colimena che delle vasche Arneo.

Tra l’altro è la stessa Regione che consente di utilizzare le cave dismesse “per la realizzazione di bacini di accumulo della risorsa idrica o bacini di ricarica della falda favorendo il riuso delle acque reflue depurate” (come si legge nella legge regionale n.22 del 5 luglio 2019) e non ci sarebbe quindi bisogno di alcuna deroga. Tanto più che nel 2016 veniva pubblicato un avviso per la selezione e l’ammissione a finanziamento regionale di iniziative di studio e progettazione aventi ad oggetto il recupero di cave dismesse

Insomma, tutto assume connotati grotteschi se si pensa che il proprietario di una cava, che si trova a 5 km da Manduria, non lontana dal costruendo depuratore, dotata di una capienza di 2 milioni di metri cubi, detta “Le Monache”, nel settembre 2019, per mezzo Pec, ha manifestato spontaneamente la propria disponibilità ad Aqp. La proposta andrebbe naturalmente approfondita in un tavolo tecnico, considerando anche il riuso nelle aree boschive limitrofe. Fatto sta che a questa missiva non c’è ancora stata risposta ed anzi, oggi, apprendiamo che la decisione è quella meno vantaggiosa in termini economici, ambientali, paesaggistici e più invisa alle popolazioni locali.

La domanda che sorge spontanea è: perché non si è dato seguito a questa soluzione? Ci sono forse altri interessi da tutelare, prima ancora di quello essenziale di fornire il territorio di un sistema di depurazione efficiente, moderno ed ecocompatibile?».







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