domenica 31 maggio 2020

21/05/2020 10:00:47 - Salento - Attualitą

Causa pandemia, no al trasferimento pubblico di immagini sacre, fiaccolate o momenti di preghiera che rischiano di creare assembramenti

 

Le «feste patronali e parrocchiali» si «limitino alle sole celebrazioni liturgiche, secondo le indicazioni date dagli uffici diocesani competenti». Ovvero non «sarà possibile, nel rispetto della norma del distanziamento fra le persone attualmente vigente, organizzare processioni, trasferimento pubblico di immagini sacre, fiaccolate o momenti di preghiera che rischiano di creare assembramenti».

Questo si legge nella nota pubblicata dalla Conferenza episcopale pugliese. È un altro sacrificio chiesto a comunità e fedeli profondamente legati alla devozione ai propri santi e patroni, i vescovi ne sono ben consci e scrivono tra l’altro che «alcuni» fedeli «hanno dato voce al loro disagio chiedendo pubblicamente di rimuovere totalmente questo blocco», quello cioè di «celebrare insieme l’Eucaristia e di manifestare la nostra devozione con feste e processioni». Purtroppo però «la gravità della situazione impone ancora molta prudenza e un grande senso di responsabilità, per evitare di vanificare gli sforzi fatti finora e ricadere in modo ancor più disastroso nel vortice del virus». Infatti, considerando «la facilità con cui nelle processioni e negli altri momenti delle nostre feste ci sono assembramenti di persone nei quali non è possibile assicurare il distanziamento, sarebbe una grave mancanza di attenzione nei confronti della salute del nostro popolo trasformare le celebrazioni in drammatico momento di diffusione del contagio e di dolore. Il vivo senso di responsabilità che ci anima, ci spinge anche a vivere questi momenti di festa con maggiore sobrietà e attenzione alle povertà accentuate dalla pandemia, manifestando la solidarietà delle nostre comunità attraverso gesti significativi di condivisione».
L’invito dei vescovi, quindi, è «a vivere queste disposizioni con atteggiamento intelligente e responsabile, consapevoli della gravità di questa epidemia che, seppure in queste settimane sembra attenuarsi, rimane pur sempre estremamente pericolosa e temibile».




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