giovedì 28 maggio 2020

22/05/2020 09:55:45 - Salento - Attualità

A Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza la percentuale dei decessi supera il 200%

Anche i quasi 19mila decessi - sui 46.909 in più registrati in Italia tra il 1° marzo e il 30 aprile scorsi - che non sono stati dichiarati ufficialmente come “Covid” sarebbero, seppure “con le dovute cautele”, da attribuire in gran parte alla pandemia. Lo afferma l’Inps nell’ultima “Analisi della mortalità nel periodo di epidemia da Covid-19”.

Ne periodo “si registra un aumento di 46.909 decessi rispetto ai 109.520 attesi. Il numero di morti dichiarate come Covid nello stesso periodo sono stati di 27.938. A questo punto ci si chiede quali sono i motivi di un ulteriore aumento di decessi pari a 18.971”.

Nel complesso, sommando i decessi ufficializzati “Covid” e quelli plausibili, con molta probabilità secondo l’Inps quasi tutte le 46.909 morti in più sarebbero da attribuire al Coronavirus. L’Istituto ricorda anche come soprattutto al Nord nel periodo considerato si è avuto quasi un raddoppio dei morti giornalieri nelle fasce d’età 70-79 e 80-89, con una differenza di 697 decessi (in totale 1.527) rispetto agli 830 attesi.

A Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza la percentuale dei decessi supera il 200%.

“Interessante - si legge nel Report - il caso del Veneto, che nonostante abbia avuto a febbraio un focolaio come in Lombardia, ha saputo contenere la propagazione grazie a un approccio sanitario diverso”.




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