lunedì 30 novembre 2020

29/06/2020 09:28:49 - Salento - Attualità

La bandiera arcobaleno non sia stata issata invano e continui ad avere un valore non solo simbolico, perché rappresenta la nostra storia, che fa di quei colori belli e differenti, la nostra fierezza e il nostro orgoglio

Della ricorrenza del 28 giugno che celebra la giornata dell’orgoglio omosessuale nel mondo e quindi la nascita del Gay Pride, io lo appresi in adolescenza da Babilonia, rivista mitica e unica dell’epoca, che si occupava con un taglio decisamente intellettuale, senza tralasciare il piacere di occuparsi anche di costume e società, di cultura e informazione omosessuale. In quel periodo di vero fermento, quando ancora non se ne parlava all’acqua di rose come oggi si fa, nei salotti televisivi pieni di tante mediocrità, per informarti dovevi leggere tanto. Io leggevo i libri di Aldo Busi di Dario Bellezza, di Pasolini, di Tondelli e poi di Genet e David Leavitt, mentre alla radio di nascosto ascoltavo, Angelo Pezzana che a Radio Radicale, parlava dei primi movimenti italiani di lotta omosessuale come il Fuori. Si, io mi scaldo ancora tanto, quando si ignorano o si cambiano le date a eventi importanti e indicativi, che hanno segnato le nostre vite, inventandone ogni anno altre, che io trovo superflue. Ammetto che ci ho messo un po', pure a capire perché il Gay Pride col tempo, si è scelto di chiamarlo "Pride", tout court. 
Dicono e capisco giustamente, perché nessuno si senta escluso, ma così facendo a parer mio, abbiamo escluso la parola Gay, forse troppo poco rassicurante o tollerante, che vi confesso a me andava bene comunque e anche dichiarandomi una femmina transessuale eterosessuale, io non mi sentivo esclusa.
Non mi cambia l’esistenza, aggiungere il termine trans a qualsiasi acronimo o a termini importanti e fastidiosi, come la parola “omofobia”. Ultimamente ho notato che è stato coniato il termine lunghissimo, “omolesbotransbifobia”, che io non riesco manco a pronunciare e credo, più per un rifiuto psicologico. Mi chiedo, cosa cambia alle lesbiche adesso, se il termine omosessuale comprendeva già, anche il loro orientamento sessuale? Perché allora non estenderlo agli asessuati, agli asessuali, ai pansessuali e perché no ai frendly che ci supportano e che magari vengono discriminati? Paradossi certamente, ma non vi pare che l’importante è essere uniti, nella stessa battaglia di civiltà, che ci ha visto attraversare un un percorso simile e che accomuna tutt* con le stesse lotte, sofferenze e conquiste? Io voglio concentrarmi sulle battaglie vere, anche coi pugni chiusi se necessario, ma coi fatti e non con parole che non semplificano, quel comprendere facilmente un concetto, senza aiutare la società a evolversi, verso un pensiero unico di inclusività e di partecipazione. 
Io mi sento parte di un movimento storico omosessuale, sempre in azione e non chiuso in acronimi e monosillabi. È giusto dare un termine per identificarsi, sono la prima che difende il diritto ad essere e ad esistere, delle identità di genere, ma non facciamo l’errore, che quegli stessi termini diventino, fuorvianti e inutili.
Tornando al 28 giugno, io continuo a festeggiarlo come quando ero l'adolescente di allora e quindi, a identificare la mia lotta, soprattutto in questa data che mi ha indicato anno dopo anno, il cammino verso il mio personale percorso di vita, per riappropriarmi della mia identità. 
I movimenti di lotta del 1969, attraverso i moti di Stonewall dettero vita ai Gay Pride del mondo, dove ogni orientamento e identità sessuale deve sentirsene parte, perché quella bandiera arcobaleno non sia stata issata invano e continui ad avere un valore non solo simbolico, perché rappresenta la nostra storia, che fa di quei colori belli e differenti, la nostra fierezza e il nostro orgoglio. Buon 28 giugno, buon Pride e buon Gay Pride a tutt*!.

Eleonora Magnifico

 




img
Cucina d'asporto e Catering
con Consegna a domicilio

Prenota Ora