mercoledì 27 gennaio 2021

08/12/2020 10:08:31 - Avetrana - Attualità

La storia di Ester, del padre e di nonna Laura ambientata nella natura incontaminata di Torre Colimena, dalla torre d’avvistamento alla salina

Da Roma ad una casa sulla scogliera, in un luogo del Salento.

La storia raccontata da Fortunata Barilaro nel suo primo romanzo “La casa sulla scogliera” (edito da edizioni Convalle) nasce nella capitale, per poi dipanarsi ed essere ambientata in luoghi che, pur indicati dall’autrice con nomi di fantasia, sembrano essere Torre Colimena, la vicina Salina e Avetrana. Luoghi che Fortunata Barilaro ha nel cuore: più volte li descrive dettagliatamente, soffermandosi sulla bellezza della natura di posti ancora incontaminati dalla mano dell’uomo.

“La casa sulla scogliera” ha come protagonista principale Ester, un personaggio che conquista per la sua simpatia e per il suo carattere semplice. A lei l’autrice affida il compito di scoprire una verità per anni taciuta: il padre è il frutto di una violenza subita dalla nonna Laura. In quel periodo, la famiglia di Laura, per coprire questa che era ritenuta una “vergogna” (anche perché commessa dallo zio), preferì portare (o, meglio, rinchiudere contro la sua volontà)  Ester in un istituto per ragazze-madri. Lì rimase sino al momento del parto. Del suo bambino, inizialmente, seppe poco, se non che venne adottato da una famiglia. Sorte che toccava a tutti quei figli del “peccato”.

A distanza di tanti anni, la storia si riavvolge e riparte da questa località del Salento. L’invito che arriva ad Ester da gente sino ad allora sconosciuta a trascorrere dei giorni sulle rive dello Ionio, a pochi metri dalla torre e dalla scogliera sulla quale si infrangono le onde del mare, è al centro della storia. Ester, giunta in Puglia, poco alla volta scopre la verità da una lettera scritta di pugno da nonna Laura, nel frattempo morta. Ester, quindi, inizia a riscoprire le proprie radici, quando, come la marea che monta e si ritrae, la barriera del segreto sarà squarciata dalla lettera di Laura.

Sconcerto e meraviglia, che poi contagiano anche il padre e la madre di Ester, i quali raggiungono la figlia nel Salento. Reazioni contrastanti soprattutto da parte del padre, che scopre, all’improvviso, ciò che sia la madre naturale che i genitori adottivi gli hanno taciuto per decenni.

Non manca neppure la storia d’amore, che nasce fra Ester e un ragazzo del posto, complice un cane (Enea), la cui presenza conferma l’amore per gli animali dell’autrice: Fortunata in questo romanzo trasfonde parte di se stessa, nei gusti e nelle passioni (ad esempio, l’arte della pittura).

Il finale, chiaramente, preferiamo lasciarlo scoprire a chi avrà il piacere di leggere questo romanzo, che, pur essendo quello d’esordio per Fortunata Barilaro, sembra scritto da un autore navigato ed esperto.

L’autrice ha infatti il potere di prendere per mano il lettore e, con una trama intrisa di dolori passati, di segreti taciuti, di personaggi creati con cura e meticolosa complessità, di condurlo dentro questa storia, facendogli vivere emozioni. Un romanzo che fonde piacevolmente modernità, perché ambientato ai giorni nostri, ad un impianto classico, con personaggi ristretti raggruppati in un luogo che sembrerebbe lontano dal mondo di oggi.

Un luogo caratteristico del bel Salento, una terra ricca di risorse, in cui si balla la pizzica e in cui piatti sproporzionati sono sinonimo di amore. Questo scorcio di paradiso (il romanzo è un atto d’amore dell’autrice che, di origini calabresi, è stata accolta e adottata in questa terra, dopo un’esperienza romana) è il teatro della vicenda, mentre le onde del mare si infrangono contro le scogliere, a pochi metri dalla torre.

In questo romanzo, dove saranno gli stessi personaggi principali a raccontare la storia al lettore, ci si ritrova improvvisamente in una narrazione che corre veloce come una valanga inarrestabile di eventi. La trama di per sé non possiede capitoli, i vari intervalli sono scanditi soltanto dai diversi punti di vista del personaggio narrante. Ci si immedesima con naturalezza ai sentimenti narrati, alle situazioni vissute, partecipando sempre più alla storia, man mano che ci si addentra nelle pagine, approfondendo la conoscenza con i vari passi della storia che l’autore centellina pagina dopo pagina.

Fortunata usa la scrittura in modo semplice, controllando e insieme lasciando libera, ma sempre con garbo, l’espressione di sentimenti delicati e nascosti.

La scrittura dell’autrice è specchio delle figure da lei create: non convenzionale, con tantissimi aggettivi, concetti da esprimere. Stravagante anche nella scelta dei tempi verbali, nella costruzione delle frasi, che risultano chiare, immediate e carezzevoli. E’ come se l’intero libro ti invitasse a sognare, a lasciarti andare alla fantasia, mentre ti tiene ancorato saldamente al terreno, traendo linfa e nutrimento da insegnamenti tangibili, scientifici.

Già, questo è solo il romanzo d’esordio per Fortunata Barilaro, che, di professione, è infermiera e che, in questi tristi mesi di pandemia, ora cura anche i malati di Covid. Se il buongiorno si vede dal mattino, poiché il talento dell’autrice emerge in maniera cristallina in questo romanzo (stampato solo grazie alla sensibilità dell’editore Convalle), il futuro sarà sicuramente radioso.




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