domenica 11 aprile 2021

10/12/2020 18:55:58 - Avetrana - Attualità

Un nuovo intervento di Salvatore Luigi Baldari

 

Gli ultimi tempi, nella annosa telenovela del depuratore consortile, sono stati contrassegnati dalla diffusione della nota del Ministero dell’Ambiente che aveva ufficialmente bocciato ogni soluzione alternativa allo scarico in mare e dai successivi ricorsi della Regione e del Comune, con tanto di ordinanza di sospensione da parte del Tar.

Ed, inevitabilmente, è partita la corsa al rimpallo delle responsabilità, fra vari “te le avevo detto”, riesumazioni di vecchi episodi e documenti, insomma tutto degno di una avvincente spy-story.

Peccato o per fortuna che, mentre noi siamo qui a riannodare i fili della storia, l’Italia e l’Europa stiano guardando al futuro ed il futuro oggi si chiama Recovery Plan, o meglio Next Generetion Eu.

Ora, non è mia intenzione in questa sede, aprire un dibattito su questo enorme plafond di fondi comunitari, di cui 209 miliardi destinati all’Italia, ma se qualcosa di buono lo ha fatto, senz’altro è aver stimolato la nostra classe politica a dedicarsi, finalmente alla programmazione.

A settembre il Comitato interministeriale per gli affari europei (Ciae) ha presentato a Palazzo Chigi la bozza delle linee guida del Piano di spesa. E soltanto due giorni fa, dopo una ulteriore ed inevitabile scrematura dei progetti, è stata diffusa una versione ancora più aggiornata dello stesso.

Neanche a farlo apposta, strano scherzo del destino, fra le diverse “missioni” del Piano, come si può leggere nitidamente nel documento (facilmente scaricabile online), troviamo assegnati quasi 10 miliardi di euro al tema dei depuratori e del riuso delle acque reflue.

Ciclo delle acque che ormai è divenuto una sorta di mantra per tutti noi impegnati, a vari livelli, in questa estenuante vicenda dello scarico a mare.

Sorvolando su tanti aspetti intorno al Next Generation Eu, che sarebbero mie opinioni personali, riguardo i dibattiti aperti sulla task-force e sul rischio che possa essere blindato e minimizzato in un emendamento annesso alla Legge di Bilancio, i fatti sono che prima o poi in Parlamento e Conferenza Stato-Regioni, questo Piano così strategico dovrà essere necessariamente discusso e condiviso. Almeno lo spero.

A questo punto, penso che il compito di qualunque rappresentante del nostro territorio nelle aule legislative nazionali e regionali dovrà essere quello di far rilevare la contraddizione fra la nota del Ministero dell’Ambiente e l’obiettivo espresso dalle linee guida del Governo per il Next Generation Eu, in quanto ogni forma di scarico in mare di acque depurate è in assoluto contrasto con il proposito di gestire il ciclo delle acque e combattere lo spreco dell’acqua (come espresso testualmente da una recentissima intervista televisiva dei Ministri Amendola e Costa).

Non si può negare che, in questa fase, il Governo non sia sensibile al  dialogo con le Regioni, pertanto qualcuno dovrà per forza di cose dare una risposta, contraddicendo o il Dirigente del Ministero o le linee guida del Piano. Rischieremmo di restare nel passato, in un’Italia che progetta il futuro.

La sfida è enorme e non riguarda soltanto noi. Si tratta di disegnare un modello di modernità e di Economia Circolare, che consideri l'acqua come risorsa da non sprecare, perché non ha senso parlare di sviluppo sostenibile e di Green New Deal, senza una vera ed unica strategia sul recapito finale delle acque reflue. Per questo, come già avevo prospettato diversi mesi fa, io penso che questo argomento vada portato anche sul tavolo del Cis Taranto, essendo un’occasione in cui ci si appresta a ridisegnare con coraggio la nostra Terra Jonica, con risorse economiche finalmente vere e consistenti. E, soprattutto, perché altre realtà della Provincia vivono la nostra stessa situazione, basti pensare al depuratore Gennarini.

Possono sembrare luoghi di confronto distanti e dispersivi per noi, ma compito della politica, a mio avviso, è saper vivere appieno il contesto storico in cui opera ed oggi nulla ha più occhi puntati addosso del Next Generation Eu. Ma come? Ancora alla politica credi? Qualcuno potrebbe contestarmi.

Certo. Risponderei io. Perché se neanche davanti alla principale occasione per il futuro non interviene un dibattito pubblico, che ci stanno a fare gli enti e le istituzioni? Perché l’alternativa alla politica sarebbe continuare ad affidarsi ai tribunali o agli stregoni dei social network.

 

Salvatore Luigi Baldari






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