domenica 11 aprile 2021

26/12/2020 10:24:56 - Avetrana - Attualità

L’intervista al docente universitario avetranese: «Adesso si apre una grande sfida. I nostri territori hanno risorse da far invidia al resto del Paese. Occorre accelerare per recuperare la competitività››

 

Cogliendo le festività natalizie come un momento di riflessione, la nostra redazione ha voluto raggiungere Antonio Iazzi, residente ad Avetrana, professore associato di Management e Marketing Internazionale presso il Dipartimento di Scienze dell’Economia dell’Università del Salento, per porgli alcune domande sulla situazione economica e sociale, che stiamo vivendo. Vi proponiamo la sua intervista integrale.

  1. Da ormai quasi 10 mesi il mondo intero si ritrova travolto dalla pandemia del Covid19, che sin da subito ha affiancato all’emergenza sanitaria, una vorticosa crisi economica, soprattutto nel mondo Occidentale.  Dal Suo privilegiato Osservatorio,  qual è la situazione del tessuto produttivo del Salento e quali sono le necessità più incombenti di cui ancora imprenditori e lavoratori del territorio hanno bisogno?

«L’aggiornamento congiunturale pubblicato da Banca d’Italia per il terzo trimestre del 2020 evidenzia un sistema produttivo regionale ancora in difficoltà, con un calo delle attività di oltre il 10% rispetto allo stesso periodo del 2019 (indicatore trimestrale economie regionali). Una nota positiva è rappresentata dal comparto delle opere pubbliche che ha invece beneficiato della ripresa della spesa per investimenti delle Amministrazioni locali. Anche le relazioni tra imprese e banche evidenziano difficoltà, sebbene con margini di ripresa. Il contesto attuale rappresenta un momento di riflessione che deve coinvolgere le due prospettive, ovverosia macro e micro. A livello macro, occorre pensare ad un progetto di Politica Industriale (di lungo termine…finalmente!) per l’intero paese, che sia in grado di fissare i drivers per uno sviluppo coerente con il contesto di riferimento. A livello micro, è necessario rivedere i modelli di business delle realtà produttive e adeguarli ad un contesto sempre più digitale e ipercompetitivo. Innovazione, diversificazione e internazionalizzazione rappresentano i principali vettori strategici che le nostre realtà imprenditoriali non devono trascurare. Con l’auspicio che gli Istituti di Credito possano accompagnare la ripresa della nostra economia»

  1. Alla luce del dibattito in corso sulla programmazione del Piano di Spesa per il rilancio, nell’ambito del Next Generation Eu e del ciclo di Fondi Sviluppo e Coesione 2021-27, quali sono le sfide a Suo avviso, che il Salento e, più in particolare il nostro versante della Provincia di Taranto, dovranno saper cogliere, per invertire nettamente la tendenza di decrescita economica e demografica?

«Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza porta con sé sfide importanti per il nostro sistema-paese. Uno sforzo decisivo, la cui imprescindibilità è stata già manifestata in fase di definizione, dovrà essere rivolto ad una previsione di stanziamenti sul territorio nazionale che consideri la diversa dotazione territoriale e la necessità di riequilibrare le varie aree del Paese. Ma è fondamentale che il territorio sia pronto ad affrontare la sfida, che potrebbe essere l’ultima (della nostra era) per recuperare il terreno perso. Come farlo? Individuando priorità di intervento reali (per le singole tematiche del piano) e dimostrando una capacità di gestione (dalla progettualità al collaudo) efficace ed efficiente. Credo che un po’ tutti siamo sempre più stanchi di parlare del nostro territorio in termini di potenzialità non adeguatamente governate. È il momento di una visione chiara e di un’accelerazione nella direzione del pieno recupero della competitività dei nostri territori, che hanno risorse da far invidia al resto del paese, e non solo».

  1. Siamo nel vivo Natale e anche di una nuova ulteriore stretta agli spostamenti e all’esercizio di alcune attività, proprio per scongiurare assembramenti durante le festività. La quotidianità e le abitudini un po’ di tutti noi sono state decisamente stravolte, dagli adulti sino ai bambini.  Come ha vissuto i periodi del primo e del secondo lockdown? E più in generale come ha reagito la comunità di Avetrana, in cui lei risiede, a questo stravolgimento?

«Il nostro territorio sta reagendo con responsabilità ed attenzione. È evidente che gli episodi “fuori dal coro” rappresentano una conferma della correttezza del comportamento generale. È un anno particolare, diverso, che sta ponendo a dura prova relazioni sociali e situazioni personali come mai avvenuto negli ultimi decenni. Purtroppo, se da un lato i nuovi strumenti di comunicazione ci aiutano a sentirci connessi, in relazione e sempre informati (su questo c’è comunque da discutere), dall’altro stanno amplificando la percezione di difficoltà che, a mio modesto avviso, sta manifestando l’esecutivo nazionale nel decidere ed aggiornare di volta in volta le misure per affrontare la crisi. In Puglia stiamo pagando per un sistema sanitario che negli ultimi anni è stato oggetto esclusivamente di razionalizzazione, trascurando l’opportunità nonché la necessità di determinare la genesi di strutture d’eccellenza e di strutture in grado di gestire situazioni emergenziali, come quella manifestata. Occorrerà ripensare ad un modello di sanità che sia al centro dello sviluppo del Paese e non rappresenti una mera fonte di taglio di investimenti e di recupero di risorse.

Comprensibile è stata la scelta adottata per garantire la didattica in modalità anche “a distanza” per i nostri ragazzi. Dopo un primo momento di difficoltà, il sistema scolastico ha reagito, dimostrando resilienza e capacità di risposta. Ciononostante, il comparto scuola merita attenzione da parte delle diverse Istituzioni responsabili, dovendo garantire un adeguato sviluppo delle strutture e delle infrastrutture, al fine di assicurare una didattica in linea con il progresso in atto nel contesto attuale. Con essa, il nostro Paese pone le basi per accrescere la propria competitività in una prospettiva di medio e lungo termine».

  1. Cittadini di Avetrana, che tra l’altro, saranno chiamati alle urne nel 2021 per eleggere il sindaco e il nuovo Consiglio comunale. Quali caratteristiche auspica per una nuova classe dirigente del suo Comune che dovrebbe raccogliere tutte le sfide economiche e sociali, di cui si è detto prima?

«Per il nostro Comune, e per l’intero territorio, si apre una grande sfida che dovrà essere considerata anche alla luce delle opportunità che potranno derivare dal predetto Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dalle politiche di investimento della Regione Puglia. Occorre costruire un piano di sviluppo territoriale che metta insieme le tre dimensioni di riferimento (residenziale, turistica e imprenditoriale) e che si colleghi ad un “auspicabile” piano di sviluppo dell’area a sud di Taranto (e su questo occorrerà prevedere un tavolo tecnico che veda impegnati l’Unione dei Comuni delle Terre del Mare e del Sole, di cui Avetrana fa parte, unitamente ai Comuni di Manduria e Sava). Infrastrutture, turismo ed investimenti produttivi sono i temi che, fra gli altri, dovranno essere al centro della pianificazione territoriale. Un focus specifico occorrerà fare sull’agricoltura, considerando, tra le altre, le potenzialità che ne possono derivare del collegamento con la filiera turistica, nonché le criticità da affrontare per l’emergenza “xylella”. Tante le priorità per la nostra comunità: dalle infrastrutture all’area produttiva, dalla sicurezza al decoro urbano, dalla rigenerazione urbana alla cura dell’immagine della nostra comunità, non dimenticando l’attenzione all’ambiente e le opportunità per i giovani. Avere quale modello di riferimento quello delle “Smart City” è certamente un esercizio ambizioso, ma se proviamo ad alzare lo sguardo riusciremo a costruire in modo utile il nostro futuro».






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