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03/09/2021 15:04:28 - Manduria - Cultura

In passato e anche attualmente portata a spalla, la statua di san Gregorio nel periodo che va dal 1791 al 1904 ha trovato collocazione su un carro, una struttura lignea trainata da buoi sul cui pianale insisteva una costruzione in legno dall’aspetto di torre campanaria e dalle pareti traforate in cui si alternavano nicchie, piccoli archi e finte finestre

Manduria è in festa. Ma è una festa in cui il folklore e i fuochi d’artificio sottendono, oggi come in passato, una religiosità sobria, mai chiassosa ed eccessiva e sempre finalizzata a onorare degnamente san Gregorio Magno, compatrono della città insieme all’Immacolata e a san Carlo Borromeo.

Momento centrale dei festeggiamenti rimane la processione per le vie del paese con il simulacro del santo, la statua lignea che dal 1786 è collocata a destra nell’ingresso del Cappellone di san Gregorio, all’interno della Collegiata. Una seconda statua che raffigura il santo seduto sul trono pontificale è posta in una nicchia a sinistra dell’ingresso del Cappellone, è in cartapesta policroma ed è stata realizzata da Raffaele Caretta nel 1902.

In passato e anche attualmente portata a spalla, la statua di san Gregorio nel periodo che va dal 1791 al 1904 ha trovato collocazione su un carro, una struttura lignea trainata da buoi sul cui pianale insisteva una costruzione in legno dall’aspetto di torre campanaria e dalle pareti traforate in cui si alternavano nicchie, piccoli archi e finte finestre. Il carro, oltre la statua di S. Gregorio, ospitava la flòttula, una piccola banda musicale che accompagnava il canto di due o tre fra tenori e soprani.

La tradizione del carro di San Gregorio, essendo priva di fonti scritte, pone molti interrogativi che purtroppo sono destinati a restare tali. Secondo fonti orali il carro veniva posizionato all’imbocco di via Commestibili, lì si attendeva l’arrivo della statua portata in spalla dalla Collegiata, essendo impossibile per gli addetti al carro recarvisi, a causa delle vie molto strette. L’itinerario seguito dal carro prevedeva verosimilmente il seguente percorso: l’attuale piazza Garibaldi, corso XX Settembre, porta S. Angelo, via Roma, piazza S. Angelo, via 1° Maggio, proseguendo poi a sinistra, lungo la via per Uggiano per giungere di fronte all’attuale Villa comunale e da lì, rientrare nella Collegiata.

Lo scenografico carro fu dismesso nel 1905, impedito nel suo solenne incedere dall’allaccio alla rete elettrica dei fili sistemati trasversalmente alle vie.

Del carro si ha menzione in diversi testi di autori locali: Alessandro Lopiccoli, nel suo ‘Compendio Storico di Manduria’, parla di «trionfal Carro (…) che, illuminato con in cima il Santo, gira con musica e canti per l’ampie vie e la piazza maggiore»; Leonardo Tarentini nel suo ‘Breve compendio della vita di S. Gregorio Magno’, riporta che «(…) su di esso il maestro di cappella dirigeva la frottola»; Leonardo Lacaita nel suo ‘Storia delle Storie di Manduria’ «Abbiamo ancora un’altra statua del nostro Santo Patrono, che poteva unicamente essere collocata sul carro [quella in cartapesta del Caretta], tirato da sei o otto buoi la sera del 2 settembre (…). Il carro, ch’era fatto su imitazione della torre campanaria girava per le vie del paese ogni anno. Esso scomparve quando si ebbe qui la luce elettrica, nel 1905, perché i fili dell’impianto stradale impedivano il libero passaggio del carro, essendo questo alto 8 o 10 metri».

E poi abbiamo i ricordi del sig. Gregorio Lamusta, la cui intervista del 12 Gennaio 1983 è riportata da Mario Annoscia in ‘La festa di S. Gregorio Magno Patrono di Manduria nella cronaca e nelle tradizioni popolari’:

«Sono nato a Manduria nel 1890 e ricordo bene la festa di S. Gregorio come si faceva negli anni della mia infanzia e adolescenza. Il “carro” di S. Gregorio lo ricordo in modo particolare perché per alcuni anni fu proprio mio padre a condurre in paese i due buoi impiegati a tirare il “carro”. Mio padre lavorava presso la masseria detta “Li Surani” ed era lui che aveva l’incarico di condurre da questa masseria una magnifica coppia di buoi (dial.: ‘nnu bbellu parìcchiu ti bui’), grandi e forti però mansueti. Mio padre, al momento convenuto, attaccava i due animali davanti al “carro” e li guidava (stando ad essi davanti e camminando all’indietro faccia ai buoi) con un lungo bastone fermato in qualche modo tra i due gioghi. I buoi che io ricordo avevano corna grandi e lunghe e nella punta di esse corna erano stati praticati dei piccoli fori in cui erano infilati due laccetti rossi dai quali pendevano due nappe cioè mazzetti di fili di lana o cotone rosso riuniti all’estremità. Sulla fronte dei due animali era fermato un panno rosso sul quale era posto un piccolo specchio. Non ricordo se anche il corpo delle due bastie fosse coperto a festa con panni o altro. Forse sì, perché lo erano la testa e le corna.

Il “carro” era molto lungo e largo, a quattro ruote. I falegnami lo foderavano tutt’intorno con assi, quasi fino a terra, perché non si vedessero le ruote. Sul pianale del “carro”, reso più lungo e più largo da sporgenti assi, era costruito, tutto in legno, un edificio a guisa di chiesa, simile a quella di Roma, larga alla base e sempre più stretta verso l’alto, terminante con una piccola cupola. Nell’interno di questa costruzione, al centro, era posta la statua di S. Gregorio. Tutta la costruzione, tanto all’interno quanto all’esterno, era illuminata da moltissimi lumini (non ricordo se a cera o ad olio o ad acetilene) posti alla stessa distanza l’uno dall’altro. Una persona sul “carro” aveva il compito di riaccendere i lumini che, per caso, si spegnevano. Forse i lumini erano di cera perché ricordo che ciascuno di essi era circondato, come un fiore, da carta per le smoccolature e anche per riparare le fiammelle dal vento. Il “carro” così allestito era imponente e a me bambino appariva altissimo, ma doveva esserlo anche nella realtà perché superava in altezza il limite delle nostre abitazioni a piano terra. La tradizione della costruzione di questo “carro” finì bruscamente nel 1904 (questa data la ricordo bene, purtroppo, perché ho alcuni riferimenti di carattere familiare essendo morto in quell’anno un mio fratello) quando i fili della corrente elettrica furono sospesi sulle vie principali di Manduria e anche su quelle percorse, appunto dalla processione e dal “carro”. L’anno dopo, 1905, non si poté o non si volle costruirlo più basso. Così la statua fu portata a spalla».

Tutte le opere menzionate sono DISPONIBILI IN BIBLIOTECA.









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