mercoledì 28 febbraio 2024

29/09/2021 10:51:15 - Manduria - Cultura

Ecco le foto, inedite, di Trento Dinoi e di suo padre Michele

  A distanza di quasi un anno, torno a parlare della storia di Mandurino Weiss e Trento Dinoi e del rapporto di amicizia che legò le loro due famiglie (una trentina e l’altra manduriana) durante la Prima Guerra Mondiale, quando la nostra città ospitò una comunità di sfollati provenienti dai centri dolomitici di Fiera di Primiero e di Canal San Bovo.

  Come noto, quasi a voler suggellare il loro legame, le famiglie scelsero di imporre ai loro figli, nati in quel periodo, nomi di chiaro valore simbolico: Mandurino, per il piccolo nato nella famiglia Weiss, in riconoscenza alla città ospitante, scelta presto ricambiata per il neo nato di casa Dinoi, al quale fu imposto il nome Trento per omaggiare la terra di origine dei primi. Ad arricchire ulteriormente l’amicizia intervenne pure il padrinaggio giacchè, come attestano i registri parrocchiali, il piccolo Trento fu accompagnato al fonte battesimale da Domenico, capofamiglia dei Weiss. 1 

  Il resto delle storie di Mandurino e di Trento, che, divenuti adulti, si sarebbero reincontrati in Kenia, in un campo di prigionia inglese, durante la Seconda Guerra Mondiale, è ormai ben noto, pertanto non mi soffermerò oltre, essendo state ampiamente illustrate da ricerche condotte attraverso le testimonianze dei familiari del primo. 2

   Ma occorre aggiungere che, mentre molto si conosceva di Mandurino, ad eccezione del nome e delle altre scarne notizie già pubblicate nulla di preciso si sapeva invece di Trento, la cui identità era rimasta fin qui sconosciuta, anche perchè ogni ricerca in loco era stata complicata dal fatto che, a Manduria, il cognome Dinoi è tra i più diffusi.

   Ma, come ho già tenuto a precisare, fin qui. 

   Recentemente invece, grazie ad una preziosa segnalazione, ho avuto la fortuna di rintracciare uno dei due figli di Trento, Leonardo che risiede a Manduria, il quale ha voluto fornirmi notizie più precise del padre, dandomi la possibiltà di colmare la lacuna.  3

  Ed è così che oggi mi trovo a pubblicare questo breve articolo in cui cercherò di riportare, il più fedelmente possibile, quanto mi è stato appena riferito.

  Trento Giovanni (detto Nino, diminutivo del secondo nome) era nato a Manduria l’1 Luglio 1916, da Michele Dinoi (soprannominato “Nasca”) agiato proprietario di una cantina-osteria sita in un locale seminterato, tutt’ora esistente, nei pressi di via Senatore Giacomo Lacaita, n.6 (in passato via Carceri Vecchie) e della soprastante ampia abitazione. In seguito, la cantina, come risulta da un documento del 1928 conservato dalla famiglia, sarebbe stata pure adibita alla vendita al pubblico di caffè e liquori.

   Secondo la versione del figlio Leonardo, l’amicizia di suo nonno Michele con i Weiss, sarebbe sorta quando egli decise di ospitare in casa sua la famiglia trentina, anche per offrire una sistemazione più confortevole alla moglie di Domenico, che era ormai prossima al parto.

  Da questo bel gesto di ospitalità, che evitò alla famiglia Weiss, il disagio di dover dimorare con gli altri sfollati nei locali del convento delle Servite, requisiti per l’occorrenza dal governo italiano, sarebbe nato il forte legame, destinato a proseguire nel tempo, anche dopo che i profughi rientrarono nelle loro terre.

   Trento svolse da giovane l’attività di falegname (era anche un rifinito intarsiatore, così come egli amava definirsi) e sposò Chimienti Lucia. Dalla loro unione nacquero i due figli Michele nel 1939 e, nel 1947, Leonardo, entrambi viventi e residenti il primo a Baranzate (Milano), il secondo a Manduria.

   Militò per alcune stagioni, come portiere, nella squadra di calcio messapica e chiamato alle armi in Cirenaica durante il secondo conflitto mondiale, rientrò a Manduria in seguito alla morte, in età neonatale, di un figlio (anch’egli di nome Leonardo), per poi prestare servizio nell’aeroporto militare della città messapica prima e dopo il periodo di permanenza degli alleati.

   Successivamente, dopo la chiusura dell’aeroporto, che fu dismesso definitivamente nel secondo dopoguerra, si trasferì per lavoro a Milano, dove ha poi sempre vissuto, ed è deceduto nel 1985 a Manduria.

  Il figlio Leonardo dice di non sapere se il padre sia stato o meno prigioniero degli anglo-americani e di aver appreso dell’incontro che sarebbe avvenuto, secondo la testimonianza di Mandurino Weiss, nel campo keniota solo dopo la pubblicazione dei vari articoli sull’argomento.

   Ma ricorda che, ancora negli anni ’60, dopo complesse ricerche, Trento riuscì a rintracciare l’amico Mandurino -il quale, nel frattempo, si era stabilito proprio in Kenia- e a mettersi in contatto con lui. In tale occasione, questi si offrì di ricambiare l’ospitalità ricevuta dalla sua famiglia durante la Grande Guerra e gli chiese di raggiungerlo in Africa dove gli avrebbe cercato un lavoro.

   L’invito però fu declinato da suo padre, il quale, come già si è detto, decise invece di accettare un’offerta di lavoro a Milano.

   A corredo dell’articolo si pubblicano la foto di Michele Dinoi, papà di Trento, protagonista con Domenico Weiss, padre di Mandurino, della bella storia di solidarietà e di fratellanza nata in un periodo tanto difficile e tormentato, e alcune foto di Trento: la prima risale agli anni ’30 quando militava come portiere nella formazione calcistica del Manduria, le altre due lo riprendono in alcune scene di vita familiare nel periodo del secondo dopoguerra.  3-4

  Sono tutte immagini di persone semplici, ma generose, dal cuore grande, inclusive nei confronti di chi sembrava apparire diverso, capaci di aprirsi al dialogo, di superare diffidenze e barriere geografico-culturali e di condividere con gli altri le proprie, già scarse, risorse.

   Una bella lezione di vita, per tutti noi.

 

Giuseppe Pio Capogrosso

 

  Note:

 

  1. Sul padrinaggio tra le famiglie Weiss e Dinoi vedi il mio articolo “Gli atti di battesimo della Chiesa Madre confermano l’amicizia della famiglie di Mandurino Weiss e Trento Dinoi” pubblicato su questo giornale il 30.10.2020.
  2. Le storie di Mandurino Weiss e Trento Dinoi già rese note in un articolo a firma di Meneguz comparso, in occasione del 50° della Grande Guerra, nell’edizione dell’8 maggio 1968 del quotidiano L’Adige, sono state riscoperte e portate nuovamente alla ribalta, nel 2017, da Francesco Altamura nell’ampia monografia dal titolo “Dalle Dolomiti alle Murge, profughi trentini della Grande Guerra. Storie e memorie delle popolazioni di Primiero e Vanoi sfollate in Puglia nel 1916” – Edizioni dal Sud Bari.
  3. Ringrazio per la preziosa segnalazione l’ing. Giuseppe Capogrosso, mio cugino, che, come nel celebre programma televisivo della Carrà, mi ha fatto da “gancio” consentendomi di contattare il sig. Leonardo Dinoi (suo parente in linea materna) che, a sua volta, ringrazio per le notizie biografiche riguardanti il padre e per le fotografie. 
  4. La foto che ritrae Trento Dinoi (il secondo a sinistra) nelle vesti di portiere della gloriosa associazione calcistica Unione Sportiva Manduria (anno di fondazione 1926), pubblicata dall’amico Pietro Capogrosso con alcuni suoi lavori sulla storia del calcio messapico, è stata reperita su Internet. Le altre fotografie sono state messe a disposizione dal sig. Leonardo Dinoi e sono state pubblicate per sua gentile concessione.

 









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