sabato 03 dicembre 2022

05/09/2022 08:08:53 - Manduria - Altri Sport

Saranno attivati dei corsi gratuiti presso il centro sportivo “S. Anna”

In arrivo il rugby a Manduria, uno sport di tradizione anglosassone che si sta diffondendo sempre di più in Italia, soprattutto tra i bambini piccoli. Quello che piace di questo sport è il suo spirito educativo e rispettoso dell'avversario. E' proprio questo spirito che lo rende tanto diverso dal calcio. Nicola De Cilia, nel suo libro “Pedagogia della palla ovale”, analizza proprio questo aspetto educativo del rugby: “Pochi sport come il rugby sembrano avere a cuore la formazione

umana: uno sport che mette insieme il gioco di squadra, il contatto fisico, la velocità, l’agilità e la forza”.

Fino ai 12 anni, nella fase “propaganda” si gioca senza porte, senza mischie, senza “toche” (rimesse laterali), senza colpi e con numero ridotto di giocatori, maschi e femmine insieme.

A quest’età la cosa importante è sviluppare gli schemi motori. Per questo l’allenamento consiste nell’insegnare a correre, saltare, rotolare.  Si apprendono funzionalità che possono tornare utili in tutte le attività sportive, infatti, si deve mettere in conto che magari un bambino dopo qualche anno voglia cambiare sport.

Questo è l’obiettivo del Centro Coni di avviamento allo sport di S. Anna a Manduria, conosciuto da tutti come il campo di P. Raffaele. L’iniziativa parte da docenti di Scienze Motorie che hanno avuto contatto con questo sport e sono intenzionati a diffonderlo. Amano il proprio lavoro e vogliono coinvolgere  tutti i bambini, anche quelli che stanno più lontano e che vivono situazioni di disagio. Nella loro consapevolezza di quanto lo sport sia importante nella formazione dei bambini vedono nel rugby un fenomeno unico nel panorama sportivo.

E’ da rimuovere il concetto che il rugby sia uno sport pericoloso. Il dott. Attilio Turchetta, responsabile di Medicina dello Sport all’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma afferma che: «Il rugby è un gioco di contatto sia con il terreno sia con l'avversario, quindi il rischio di traumi c'è, ma non più che in altri sport. Il rugby che vediamo in tv, con le sue azioni spettacolari, non è certo quello che si insegna ai bambini. Nel mini rugby le manovre più rischiose sono vietate: non c'è la mischia e anche i “colpi” sono vietati. Gli allenatori insegnano i movimenti per compiere queste azioni, ma senza applicarle.

Inoltre spiegano ai piccoli come cadere senza farsi male. E questo è molto importante per i bambini d’oggi che stanno dimenticando come si cade. I nostri piccoli si muovono talmente poco: non corrono, non giocano in cortile, non si sbucciano mai le ginocchia. . . E di conseguenza non imparano nemmeno a cadere. Tutte azioni fondamentali per il loro sviluppo psicomotorio».

Una particolarità è il terzo tempo, è il momento conviviale del dopo partita. E nel minirugby è ancora più importante: i bambini fraternizzano con gli avversari e i genitori fanno amicizia.

Ognuno porta da mangiare e si fa una vera festa. Con il terzo tempo il rugby insegna ai piccoli che le partite sono un gioco, dove ci si impegna ma soprattutto ci si diverte nel rispetto degli avversari.

Sono aperte le iscrizioni presso il Centro Coni, Manduria via Magna Grecia 29, i corsi sono gratuiti.









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