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24/12/2022 10:40:00 - Manduria - Cultura

La religiosità popolare, in una mescolanza di sacro e profano, ha fatto dell’evento una propria ricostruzione, materializzandolo nella forma del Presepe

L’identità culturale di tutti noi, che siamo soliti definirci come appartenenti alla “civiltà occidentale”, fa capo ad una scena primaria: la nascita di un Bambino, in una notte d’inverno, all’interno di un ricovero destinato ad animali. Una nascita a cui da molti viene attribuito un significato divino, che è oggetto di culto in ogni parte del mondo, ma che è saldamente radicata anche nel patrimonio ideale di chi credente non è.

Essa è anche, a partire dal II sec d. C., oggetto di raffigurazioni artistiche, che, come ci mostra la storica dell’arte Clara Gelao nella prima parte di questo volume, sono cambiate nel tempo: accanto al piccolo nucleo familiare sono infatti comparsi altri personaggi, umani ed animali, mentre alcuni sono definitivamente scomparsi, come le levatrici che nelle prime raffigurazioni assistevano Maria, adagiata su di un triclinio. A Santa Brigida si deve la rappresentazione definitiva, che vede la Madonna inginocchiata in adorazione del Bambino.

La religiosità popolare, poi, in una mescolanza di sacro e profano, ha fatto dell’evento una propria ricostruzione, materializzandolo nella forma del Presepe, che dalle forme dell’arte si discosta, per l’inserimento di elementi della quotidianità, che ogni comunità, come ci indica l’antropologa Bianca Tragni nella seconda parte dell’opera, ha ricavato dalla propria cultura.

Ma, esiste un Presepe pugliese, dotato di una tipicità che lo distingua da altre realizzazioni, presenti in altri luoghi e presso altre comunità? Entrambe le studiose rispondono affermativamente, ciascuna per l’ambito di studi in cui si esercita.

Tocca infatti alla Gelao, in un excursus che prende in esame, nella parte intitolata “Il presepe artistico pugliese”, gli esempi più insigni di tali forme d’arte, insieme con i realizzatori più illustri, evidenziare le caratteristiche specifiche che ne connotano la pugliesità. Il Presepe pugliese è un prodotto della civiltà rinascimentale, anche quando realizzato in epoche successive, e di questa esprime a pieno l’armonia compositiva e la monumentalità. Esso ha una collocazione specifica in luoghi deputati ad accogliere il sacro, come chiese e conventi, ed aspira ad essere perenne, come dimostra l’uso della pietra policromata per la modellatura dei personaggi. La Natività vera e propria viene allocata in una grotta, omaggio alla struttura carsica del territorio pugliese, e conserva sempre una assoluta centralità nella scena. Come dice l’Autrice: “…pastori, pecorelle, cavalli, paesaggi familiari concorrono a sollecitare un più forte processo di identificazione, ma non a cancellare o ad accorciare le distanze tra umano e divino”.

La Tragni, a sua volta, nella parte intitolata “Il Presepe nella tradizione popolare pugliese”, dopo aver ricostruito le tappe di una tradizione che vede il diffondersi della realizzazione di presepi non più solo in chiese e conventi, ma anche nelle case e che per la Puglia la leggenda vuol far risalire ad un presunto naufragio di S. Francesco nel Salento, vede proprio nella manifestazione di un forte sentimento religioso la caratteristica dominante dei Presepi popolari della nostra regione.

La tradizione del Presepe popolare si affermò nel periodo della Controriforma, ad opera dei vari Ordini religiosi, che si prodigarono per la sua diffusione. In particolare i Gesuiti ne alimentarono gli aspetti più spettacolari, fastosi e leziosi, che ne decretarono il successo presso la nobiltà napoletana (la “ragazzata dei napoletani”, li definiva Luigi Vanvitelli nel 1752). Il popolo pugliese, di contro, si attenne prevalentemente alla semplicità francescana, ponendo sempre la grotta al centro della scena, fuori da ogni eclettismo modaiolo.

Il Presepe pugliese può essere guardato come l’autorappresentazione di un popolo, ci dice la Tragni: nel complesso, al di là di alcuni aspetti tipici della Daunia, del Barese, del Salento, si rivela allo sguardo una civiltà contadina e pastorale, animata da un popolo di uomini e donne seriamente intenti ai lavori delle varie fasi del ciclo agrario o ai lavori domestici o alle attività artigianali. Dall’insieme promana uno spirito autenticamente e raccoltamente religioso e un sistema di valori, che l’Autrice individua in “... pazienza, senso della croce nella vita quotidiana, distacco, apertura agli altri, devozione”.

Il volume ‘Il Presepe Pugliese. Arte e folklore’ di Clara Gelao e Bianca Tragni, ADDA Editore, è disponibile in biblioteca.

Le immagini che accompagnano lo scritto sono tratte dal volume presentato, fatta eccezione per la prima, che riproduce il dipinto presente nella chiesa rupestre di San Pietro Mandurino. Da ‘Manduria Sacra’ del Tarentini si evince che esso fu restaurato nel 1724, all’epoca della visita dell’arcivescovo Giovanni Battista Labanchi; in ‘Manduria e manduriani’, G. Arnò la menziona come ‘La grotta di Betlemme’, in riferimento alla singolare collocazione della pittura in uno dei vani esistenti, a mo’ di edicole, nelle varie cripte.









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