giovedì 20 giugno 2024

16/07/2023 09:52:51 - Manduria - Cultura

Il canto di cui si scrive è un componimento dialettale in versi, rintracciabile in diverse versioni a seconda dei paesi nei quali, in passato, era diffuso

Nella ricorrenza della festività della Madonna del Carmine proponiamo un interessante articolo dello studioso manduriano Giuseppe Pio Capogrosso, posto in apertura del nuovo numero dei ‘QuaderniArcheo’, dal titolo ‘Un fatto di cronaca del ‘600 in un antico canto alla Madonna del Carmine’.

Il canto di cui si scrive è un componimento dialettale in versi, rintracciabile in diverse versioni a seconda dei paesi nei quali, in passato, era diffuso. Nella versione di Manduria, il cui testo è riportato integralmente dall’Autore alla fine del circostanziato articolo, sono due gli aspetti principali sui quali egli si sofferma. 

Il primo si riferisce al ‘Privilegio sabatino’, ossia alla possibilità per i fedeli di essere preservati da una lunga permanenza nell’inferno (essendo il ‘sabato’ di ogni settimana il termine ultimo per esserne prelevati) a condizione di aver indossato in vita lo speciale scapolare della Madonna del Carmine.

Il secondo aspetto è il legame che sembra esserci tra il canto e un fatto di cronaca realmente accaduto nella Napoli del ‘600, anche se, nella realtà storica, mancherebbe un collegamento evidente con la devozione della protagonista alla Madonna del Carmine. All’origine del canto vi sarebbero le vicissitudini di Maria Rosa de Ribera (figlia del pittore Giuseppe, detto lo Spagnoletto) e don Giovanni d’Austria (inviato a Napoli nel 1648 per reprimere gli strascichi della rivolta di Masaniello), che la sedusse e poi l’abbandonò.

La diffusione del canto nelle province salentine sarebbe avvenuta in seguito alla nomina a Regio Uditore Provinciale di Terra d’Otranto del fratello di Maria Rosa, Antonio. Probabilmente inserito nel canzoniere dei cantastorie, il canto risuonava nelle piazze del Salento proprio il 16 luglio, festività della Madonna del Carmine, entrando a far parte della memoria collettiva della comunità perché stampato su un foglietto proposto in vendita al pubblico a fine serata.

Il canto si sviluppa seguendo una trama avvincente e ben costruita, agevolato nella lettura dialettale dalla traduzione in italiano resa a lato dall’Autore. La protagonista, accusata ingiustamente di adulterio dalle cognate, riesce a ottenere che giustizia sia fatta grazie all’intervento miracoloso della Madonna del Carmine, della  quale è profondamente devota fino a indossarne lo scapolare.

Di seguito si riporta la strofe in cui la protagonista viene punita a morte per ordine del marito e, prima di annegare, invoca la protezione della Madonna, che le accorda il proprio intervento miracoloso: «Quannu a Petrabianca l’arriara / li baggiara la manu e la scittara a mari ./ Edda tre paroli ozzi furmari: / “Matonna ti lu Carmunu tu m’ha jutari, / ca è tantu tiempu ca ti portu a ‘mpiettu / e non so degna ti ‘sta morti fari!” / E l’abitinu ci sobbra purtava / si faci a barca e zzicca a navigari, / a ‘nanzi li cumpari ‘na piccola barchetta: / edda critìu ca erunu veri marinari, / inveci erunu ancili mannati ti Diu. / “Ddò ma tha purtari marinari mia?” / “Nui simu ancili mannati ti Diu, ta m’ha purtari an cielu cu nui, / cussì cumanna la Matri Maria”».

«Quando a Pietrabianca la condussero / gli fecero il baciamano e la buttarono in mare. /  Ella volle pronunciare tre parole: / “Madonna del Carmine mi devi aiutare, /  perché è da tanto tempo che ti porto al petto / e non son degna di fare questa morte! / E l’abitino che portava addosso / si trasforma in barca e comincia a navigare, / davanti le compare una piccola imbarcazione: / ella credette che fossero veri marinai, / invece erano angeli mandati da Dio. / “Dove mi dovete portare miei marinai?” / “ Noi siamo angeli mandati da Dio, / ti dobbiamo portare in cielo con noi, / così comanda la Madre Maria”».

… Al lettore il piacere di ulteriore e proficua lettura.

In foto, il nuovo numero ‘QuaderniArcheo’ n. 12, maggio 2023 e una immaginetta sacra raffigurante la statua processionale della Madonna del Carmine, presente a Manduria nell’omonima chiesa.









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