domenica 19 maggio 2024

16/09/2023 08:01:28 - Manduria - Cultura

«L’ovvio è talmente comune che spesso ci passa davanti agli occhi (…) senza che vi prestiamo attenzione: diamo per scontati taluni oggetti (…) al punto che non ci siamo probabilmente mai chiesti quando e in che modo hanno fatto la loro prima comparsa nella vita dell’uomo»

Valevole per qualunque oggetto, la citazione riportata è di Massimiliano Mandel, fotografo e ricercatore iconografico, autore del libro ‘illustrato’ “Forbici”.

Dell’oggetto ‘forbice’, tanto comune quanto trascurabile, l’Autore delinea la sua evoluzione nel tempo, ricostruendone cronologicamente le varie tipologie, materiali e usi specifici, a partire dai primi esemplari di cui l’uomo è venuto a conoscenza, attraverso testimonianze letterarie ad esempio, ma anche archeologiche.

L’azione del ‘tagliare’ è stata compiuta dall’uomo primitivo usando la selce, materiale con cui egli ha realizzato oggetti ben funzionali agli scopi richiesti: raschiatoi, pugnali, asce, frecce, punte. Oggetti più simili alle forbici, nella forma e nella tipologia, compaiono con la scoperta dei metalli, già verso la fine dell’età del bronzo (pinze, tenaglie,ecc), mentre le ‘forbici’, nell’aspetto che noi tutti oggi conosciamo risalgono al X secolo d.C.

Prima di tale epoca, si parla di ‘forfice’. La diversa consonante presente nel termine corrisponde a un diversa tipologia del manufatto: se la ‘forbice’ è costituita da due bracci mobili, collegati da un perno centrale, nella ‘forfice’ quest’ultimo manca, e le due lame, collegate tra loro alla base, danno luogo a un movimento a molla. Una forfice romana di bronzo è al museo archeologico di Milano; due forfici compaiono su un bassorilievo in terracotta del II secolo d.C. rinvenuto a Ostia, raffigurante la bottega di un fabbro. L’uso delle ‘forfici’ si è mantenuto anche dopo la comparsa delle ‘forbici’: una forfice compare nel corredo della figlia di Basilio II, imperatore di Bisanzio, andata in sposa al Doge di Venezia alla fine del X secolo. Infine, le ‘forfici’ sono usate (ancora nel XX secolo) per la tosatura delle pecore.

Saranno gli ‘Statuta’ delle associazioni artigianali, precisamente le corporazioni di fabbricanti di forbici, a parlare per la prima volta di forbici. Siamo in epoca romanica, il gusto per la linearità delle forme architettoniche tipica del tempo si riflette anche nell’aspetto semplice ed essenziale di questo manufatto. Una maggiore ricercatezza estetica avverrà tra XI e XII secolo quando, anche grazie ai contatti con l’Oriente e all’influsso dei canoni estetici orientali, troviamo forbici con lame incise, ageminate, concave. Nel XIV secolo le forbici verranno sempre più accostate al gusto e alle esigenze femminili: nella «cassettina d’amore» inviata alla dama secondo un uso invalso dell’epoca, figurano proprio le forbici. Nello stesso periodo storico, dipinti e miniature attestano forbici custodite in astucci di cuoio, d’argento, d’oro, mentre le neonate corporazioni ne fanno l’emblema di sarti, drappieri e artigiani del cuoio.

In questo modo le forbici conquistano una, seppur tardiva, dignità storica, nonché una precisa valenza simbolica ed estetica che altri oggetti già possedevano (le chiavi ad esempio). E se alcune tecniche si rivelano poco adatte a impreziosirle, perché troppo esiguo lo spazio su cui agire, altre come il ‘niello’ all’estremo delle lame o il traforo attorno agli anelli sono particolarmente praticati e apprezzati. Inoltre, a differenza di altri manufatti (scudi, armi, ecc), i quali, se riccamente lavorati, diventano poco adatti per l’uso a cui sono preposti, le forbici ‘impreziosite’ restano comunque ‘funzionali’. Il binomio bellezza e funzionalità reca alle forbici un valore aggiunto che le porterà ad essere via via considerate un dono di pregio, peraltro caricato di un’ulteriore valenza ‘di genere’, «quale simbolo dell’operosità femminile» (p. 4).

I canoni estetici di bellezza formale tipici del Rinascimento investono anche le forbici, che, appese ad apposite rastrelliere, fanno bella mostra di sé insieme al corredo per il cucito e il ricamo: sono figurate, a grottesche, ageminate, rare volte smaltate. Le fabbriche più in voga si trovano a Venezia, Padova, Milano, Napoli. Nei due secoli successivi diventano celebri le produzioni di Francia e Germania, come i prodotti di Moulins, seguiti da quelli di Parigi, Chatellerault, Nevers e Tours. Rientrano nel gusto del periodo forbici di piccole dimensioni custodite in astucci d’argento, d’avorio, di cuoio, di legni pregiati. Nella produzione europea si distinguono altresì le forbici damaschinate di Toledo, quelle inglesi d’acciaio preziosamente traforate, un esemplare delle quali era nel tesoro personale di Maria di Francia.

Si moltiplicano le tipologie bizzarre di forbici. Alcune vengono importate da altri paesi, come quelle persiane a forma di airone, nel cui corpo è il perno, e il cui becco è costituito da due lunghe lame. Molto pregiate le forbici da calligrafo: chiuse paiono una lunga e sottile asta, che poi, dapprima piegata in due e aperta a losanga, si apre e presenta le forbici con esili occhi (alcuni esemplari si trovano al Topkapi Sarayi Muzesi di Istanbul). Alcune tipologie presentano forme decisamente poco funzionali: un paggio con le calze che costituiscono gli anelli tiene in mano due piume che costituiscono le lame; un arlecchino che gioca con due serpenti; un airone dal lungo becco che cattura un pesce.

Di particolare interesse, infine, le forbici a lame ripiegabili da riporre in piccoli spazi; le «forbici da smoccolare» per tagliare gli stoppini alle candele, muniti di un’apposita bussola raccogli cimasa, il cui uso è attestato a partire dal ‘400. Dal ‘500 sono poi attestate le forbici per tagliare la noce di areca, che fa parte del  servizio per il betel, provenienti dall’Asia sud-orientale, spesso d’argento e molto elaborate.

A partire dall’Ottocento e fino ai nostri giorni, con la produzione industriale di simili oggetti, torna a prevalere l’aspetto funzionale su quello estetico, con una breve parentesi fra Otto e Novecento quando lo stile liberty caratterizza ogni creazione dandole un’impronta di eleganza e raffinatezza.

Le immagini che accompagnano lo scritto sono tratte dal libro di Massimiliano Mandel, “Forbici”, Stella Polare Editrice 1990.

 









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