giovedì 22 febbraio 2024

09/12/2023 08:50:25 - Manduria - Attualità

Diamo speranza alla ragazza giovanissima che, durante la manifestazione a Manduria, ci ha detto con tono dolce e serio: «Non voglio finire come Giulia, non voglio vivere nella paura di amare»

In un mondo funestato da brutte notizie, ogni tanto arriva una bella notizia e come tutte le belle notizie hanno poca o nulla risonanza sui mezzi d’informazione. La bella notizia arriva dalla Puglia e precisamente dalla città di Andria dove molti Uomini, dopo il discorso del papà Gino Cecchettin al funerale della sua amata figlia Giulia, hanno sentito, credo per la prima volta, il bisogno di scendere in piazza con un fazzoletto rosso sulla bocca, le mani legate e cartelli con su scritto “Uomini in piazza” per dire e forse anche per rivendicare che non tutti gli uomini sono uguali, non tutti gli uomini urlano per farsi ascoltare e alzano le mani per esercitare la loro forza.

Gli Uomini che hanno partecipato in questi giorni alle manifestazioni pubbliche, da Roma a Padova a Manduria lo hanno fatto perché consapevoli che adesso tocca a loro scardinare quella cultura di privilegi maschili che tanto male ha fatto e continua a fare alle donne. E gli Uomini di Andria hanno finalmente sentito il bisogno di ribadirlo facendo un passo in più verso quel percorso di consapevolezza necessario per farsi carico di quella responsabilità collettiva a cui il padre di Giulia ci ha esortato e come prima di lui aveva fatto il Presidente Mattarella.

Tutte le storie hanno un prima e un dopo; dopo Giulia altre tre donne sono state uccise, dopo i funerali, a cui ha partecipato tantissima gente, è arrivato il discorso del padre di Giulia, grande esempio civile di gentilezza e pacatezza nonostante la tempesta di dolore che stava vivendo. Il suo discorso, a mio avviso, è un manifesto politico ed etico che ha già dato il via al dopo Giulia, ma anche al dopo Vincenza e al dopo tutte le donne assassinate in questo anno che sta per finire. Con parole gentili e pacate quel padre ha saputo urlare alla società intera per dire mai più, mai più un’altra Giulia ,come sicuramente avrebbero voluto urlare i figli di Vincenza, mai più un’altra Vincenza, mai più un altro padre che uccide la loro madre. Quell’urlo pacato e gentile ha scosso le coscienze di tutta l’Italia ed è arrivato al cuore di quegli Uomini di Andria, che finalmente hanno capito che adesso tocca ai maschi metterci la faccia, tocca a loro trovare il coraggio di scendere nelle piazze e gridare in modo pacato e gentile che, se di un cambiamento abbiamo bisogno,questo è il momento per cominciare ad essere protagonisti di un’altra storia. Le donne hanno già fatto tutto quello che era possibile e necessario fare e continueranno a lottare contro ogni forma di violenza e per i loro diritti.

Siamo nel pieno delle festività natalizie, le nostre case, le nostre città si illuminano a festa, ma se vogliamo davvero portare la luce nelle nostre vite, non spegniamo i riflettori su questa mattanza, facciamo sentire la nostra vicinanza a tutte le donne che nel mondo lottano per i diritti, la vita e la libertà; facciamo sentire la nostra vicinanza ai figli di tutte le donne assassinate dai loro padri e ai genitori che hanno perso una figlia assassinata dall’uomo che diceva di amarla.

Incoraggiamo gli Uomini, che per la prima volta hanno trovato il coraggio di essere di esempio per altri uomini dando loro maggiore visibilità sui mezzi d’informazione. Non banalizziamo questa emergenza come ha provato a fare il presidente della Regione Veneto Zaia dicendo: «Diamo la caccia agli ultimi trogloditi maschi rimasti in giro”. Di questa banalizzazione sia le donne che gli uomini non ne hanno proprio bisogno.

E intanto riflettiamo sul fatto che, dopo tutto il dolore collettivo vissuto in queste ultime settimane, mentre si prova a banalizzare e a gettare discredito, a Catania un consultorio con un centro di ascolto per le donne bisognose di aiuto è stato sgomberato da un imponente schieramento di forze dell’ordine. Non è questa la risposta che il papà di Giulia si aspetta dalle istituzioni, non è questa la risposta che le donne si aspettano da questo governo che ipocritamente dice di tutelarle.

Il mio appello è continuare nell’impegno civile di tutti e tutte se vogliamo dare speranza alle nostre figlie e ai nostri figli, se vogliamo dare speranza alla ragazza giovanissima che, durante la manifestazione a Manduria, ci ha detto con tono dolce e serio:“non voglio finire come Giulia, non voglio vivere nella paura di amare”.

Non lasciamola da sola.

 

Almerina Raimondi









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