sabato 18 maggio 2024

24/03/2024 10:38:14 - Manduria - Attualità

La Croce che attualmente possiamo ammirare è di fattura recente e racconta a chi la osserva una storia di generosità e di autentica religiosità, una bella storia datata XXI secolo

Riprendiamo l’itinerario (già avviato qualche tempo fa con un articolo sulla cappella di San Gaetano Thiene, disponibile al seguente link https://www.facebook.com/100076247505635/posts/pfbid0ER5b76cKFWeYYpwkG7ZYNFjyXpaCD133GpJP3hLvd4BDdFN743mWi99VhnCbdDT5l/ ) che ci condurrà nel territorio di Manduria alla ricerca di «tracce e segni di una dimenticata o sconosciuta fede religiosa», seguendo le vie percorse da Bruno Perretti in “Testimonianze cristiane nel territorio rurale di Manduria”, Barbieri, 2000.

Nel volume, l’autore ci fa conoscere quell’ “architettura spontanea popolare” fatta di edicole votive, cappelle, nicchie di cui è ricco il nostro territorio. Esse, sebbene risentano le conseguenze dell’incuria e del “tempo, che tutto divora”  tracciano uno spazio sacro in cui l’intimità della preghiera, modellata da «mani grezze e generose», è divenuta splendida opera in pietra.

Sulla strada provinciale per Lecce, dal lato sinistro, appena fuori l’abitato, insiste una pregevole costruzione, verosimilmente edificata nella seconda metà del XIX secolo, insolita nella struttura per i modelli dell’epoca e certamente lavoro di maestranze esperte. La struttura, semicircolare, parte dall’altezza di un metro e raggiunge progressivamente il corpo centrale costituito da una colonna, nella quale è ricavata una piccola nicchia all’interno della quale è posta una statuina della Pietà e un piccolo Crocefisso ai cui bracci è appeso un Rosario. Infissa su un supporto tufaceo posto sulla colonna è una Croce in legno, a ricordo di una missione dei PP. Passionisti (L. Tarentini “Manduria Sacra”, Barbieri 2000, Appendice di aggiornamento, a cura di E. Dimitri, p. 282).

La presenza dei Passionisti in Puglia risale al 1866, quando ventiquattro religiosi provenienti dall’Abruzzo furono dislocati a Manduria, in un periodo storico travagliato, per il mondo religioso, dalle leggi eversive postunitarie. Pur tra molte difficoltà, il punto di forza dell’attività pastorale dei Passionisti nei territori meridionali era rappresentato indubbiamente dalla missione al popolo. Come scrive Olga Sarcinella in “I Passionisti a Manduria – Un caso esemplare di politica religiosa post-unitaria 1868-1879”, « (…) molto incisiva nello svolgimento della missione passionista [era] la finalità della “grata memoria della passione di Gesù”, attraverso una serie di riferimenti catechetici, meditativi e iconografici “stabili”, come l’erezione della Via Crucis e l’impianto della croce con i segni della Passione e il grande segno del cuore che i Passionisti recano sul petto (…)» (p. 36). Erano anche concesse le indulgenze per coloro che vi si recassero in visita. La Croce dunque, segno tangibile della predicazione missionaria passionista. Essa, “Bellissima, grande, stupendissima — annotavano i missionari —“, era di fattura modesta e veniva impiantata con grande solennità e partecipazione delle autorità civili e religiose, delle confraternite e del popolo. A Manduria, abbiamo notizia di una ‘Missione Passionista’ nella seconda quindicina di quaresima del 1877 (Olga Sarcinella, cit., nota n. 69, p. 35) e di un’altra del 15 marzo 1885 (Turrisi Carmelo, Religiosità delle classi e missioni al popolo, I Passionisti (1866-1915), nota n. 123, p. 52.

Non è un caso, dunque — tornando al monumento di cui si scrive —, che la Croce originariamente lì impiantata fosse in legno, di semplice lavorazione e recasse “il grande segno del cuore che i Passionisti recano sul petto”.

La Croce che attualmente possiamo ammirare è di fattura recente e racconta a chi la osserva una storia di generosità e di autentica religiosità, una bella storia datata XXI secolo. Erano i primi anni Duemila, infatti, quando il sig. Giovanni Sanasi, che quella via percorre quotidianamente per lavoro, rivolgendo ogni volta un sincero pensiero di fede verso quella Croce, si accorge della sua scomparsa. Dopo aver atteso invano i  tempi di un presumibile restauro, egli decide, insieme al sig. Salvatore Pagliara, di procedere alla realizzazione di una nuova Croce, anch’essa in legno, che colmasse quel vuoto vandalizzato. Dal 15 dicembre 2006, dopo la benedizione dell’allora parroco della chiesa del Rosario (parrocchia a cui appartiene la costruzione), una Croce in legno svetta nuovamente sul monumento.    

Nel 2013 la struttura è stata ‘presa in carico’ dal Comitato di Quartiere zona Matera (costituitosi l’anno precedente), che, da allora, provvede alla cura e alla manutenzione della stessa la Croce (oggetto di restauro nel 2014).

Il Comitato, nelle figure del presidente e del vice presidente sig. Piero Perchio, ha commissionato, negli anni successivi, due piccole sculture attualmente collocate sui due pilastrini alle estremità del semicerchio (dove il Perretti supponeva fossero installati in passato dei “pinnacoli” o delle “sfere”): si tratta di un angelo in pietra sul pilastrino di sinistra e della figura del Cristo su quello di destra.

Riprendendo un antico percorso penitenziale passionista che faceva di quel monumento alla Croce una delle stazioni della Via Crucis, proseguendo poi fino alla “Cappella delli Pozzi”, sita sulla stessa via, al km 2,2 (attualmente dedicata alla “Madonna Concedi Grazie”), il Comitato ha inteso esaltare, per quanto possibile, la sacralità del luogo, corredandolo di alcuni simboli della Passione. Così, il sig. Perchio, la domenica precedente quella delle Palme (quella che a Manduria è chiamata ‘tumenica ti li Cruci’ = ‘domenica delle Croci’) fissa, intorno ai bracci della Croce, un drappo bianco (simbolo del sudario di Gesù), che viene rimosso nei giorni successivi alla Pasqua di Resurrezione. Inoltre, sempre a cura del Comitato di zona Matera, la domenica delle Palme viene collocato, in cima alla Croce, un ramo di ulivo benedetto.

La collocazione del monumento al Crocefisso della via per Lecce, nella dimensione rituale della Passione di Cristo, pone un singolare interrogativo.   

Una struttura architettonica concava (quasi a voler richiamare al fedele il gesto dell’abbraccio protettivo del Padre verso la città), costituita da una colonna sormontata da una croce, identificata come una delle stazioni di una antica Via Crucis, situata laddove all’epoca lo spazio abitato lasciava il posto alla campagna, può configurarsi come un piccolo, essenziale Calvario?

Se ad un primo livello di interpretazione, il Calvario è una modalità espressiva della devozione cristiana riguardante la Passione di Cristo, antropologicamente esso (posto appena fuori la città) assolve le funzioni di protezione e di difesa dell’abitato dagli spiriti del male (che non possono invadere il paese se a guardia di esso c’è la Croce), divenendo il corrispettivo simbolico delle cinte murarie delle antichi nuclei urbani. E proprio una cinta muraria messapica insisteva anticamente in quell’area. Si trattava della cerchia esterna, che, discostandosi gradualmente da quella interna, andava configurando uno spazio via via più ampio denominato ‘pomerio’, «i cui confini sono attualmente identificabili nel tracciato delle mura esterne nell’area dell’antica via delle Muraglie [attuale via Giardini, sulla via per Lecce], Piazza Garibaldi e via del Fossato» (Maria Luisa Barbuti, https://marialuisabarbuti.blogspot.com/2013/07/le-mura-messapiche-di-manduria_16.html).

Ipotesi suggestiva o verosimile?

 

Bibliografia

Dimitri Elio (a cura di), Tarentini Leonardo, “Manduria Sacra”, Barbieri, 2000

Lombardi-Satriani Luigi M. – Meligrana Mariano, “Il ponte di San Giacomo”, Rizzoli Editore, 1982

Perretti Bruno, “Testimonianze cristiane nel territorio rurale di Manduria”, Barbieri, 2000; ID., “Calvari. Architettura della Pietà Popolare nell’area Jonico-Salentina”, Barbieri-Selvaggi, 2011

Sarcinella Olga, “I Passionisti a Manduria – Un caso esemplare di politica religiosa post-unitaria”, Barbieri, 2004

Turrisi Carmelo, Religiosità delle classi e missioni al popolo, I Passionisti (1866-1915), TM, 1982

Si ringraziano per la loro testimonianza i sigg. Perchio Piero e Sanasi Giovanni. 









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