sabato 18 maggio 2024

04/04/2024 09:52:28 - Manduria - Attualità

Singolari prospettive e suggestioni di luce collocano il Mistero Pasquale in una dimensione inconsueta, generano pathos e bagliori di fede, accompagnano il visitatore in un percorso devozionale intenso ed emotivamente partecipato

In un gradito proseguimento delle tradizioni relative alla Pasqua appena trascorsa e in attesa della prossima domenica, conosciuta come domenica ‘in albis’ (dall’antico uso secondo il quale coloro che, in candide vesti [‘albis vestibus’], erano stati battezzati durante la veglia pasquale, le deponevano nella domenica successiva, dopo averle indossate per otto giorni) poniamo lo sguardo su un evento cittadino relativo alla Pasqua, ma ancora in corso. Si tratta della “Mostra di Presepi e Diorami Pasquali’ di Nicola Tripaldi.

Singolari prospettive e suggestioni di luce collocano il Mistero Pasquale in una dimensione inconsueta, generano pathos e bagliori di fede, accompagnano il visitatore in un percorso devozionale intenso ed emotivamente partecipato. Originali diorami, sapientemente installati dietro le minuziose ricostruzioni delle principali scene della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù, creano atmosfere e luoghi senza tempo in cui lo spazio della storia si dilata, giungendo fino a noi.

Molteplici gli episodi rappresentati, dall’ “Ultima Cena”, a “Gesù nell’orto degli Ulivi”, dalla “Flagellazione” alla “Crocifissione”, alla quale si giunge dopo una sofferta Via della Croce. Il percorso si conclude, e non poteva essere altrimenti, con la scena del sepolcro, la quale consta di vari momenti, da quello doloroso quando vi è deposto il corpo di Gesù a quello glorioso quando la pietra, rotolando progressivamente, rivela al mondo la sua resurrezione.

Alcune scene rappresentate sono fisse, altre in spettacolare movimento: è il caso della donna che lava i piedi a Gesù, della flagellazione davanti al Sinedrio, della pietra sepolcrale che, spostandosi lentamente, prepara, coloro che la osservano, alla scena della Resurrezione. 

Più di tutte eloquente, pur nella sua fissità, è la ricostruzione in pietra del sepolcro vuoto. Esso ci racconta di uno spazio-simbolo universale nel quale la Vita trionfa sulla Morte. È la rappresentazione prospettica di un ‘oltre’ che è lì, pronto a rivelarsi a coloro i quali, in forza della propria fede, spingono lo sguardo oltre il macigno rotolato.

La maestria nella ricostruzione delle varie scene rivela pienamente la grande passione di Nicola Tripaldi (autore altresì di un originalissimo presepe natalizio) per la sua creazione. A questo si aggiunge una preziosa nota di solidarietà che dà senso a tutto il progetto portato avanti da più un decennio, insieme alla sua collaboratrice Giusy Saracino. Dietro l’iniziativa di Nicola c’è una finalità benefica a sostegno della ricerca, nello specifico del Comitato per la Vita ‘Daniele Chianelli’, una struttura annessa all’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia che ospita giovani pazienti oncoematologici e le loro famiglie. 

 

Si ringrazia il sig. Nicola Tripaldi per la cordialità e disponibilità dimostrata. La mostra rimarrà aperta fino al 14 aprile (fatta eccezione per i giorni  7, 8 e 9).









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