venerdì 19 luglio 2024

03/06/2024 15:59:26 - Manduria - Cultura

I significativi resti di strutture rupestri sono visibili nel territorio di Manduria: chiesetta ipogea di San Pietro Mandurino, la chiesetta ipogea in contrada Poverella, gli impianti rupestri di Castelli e Maserinò

Le cosiddette “invasioni barbariche”, abbattutesi sul territorio italiano a partire dal V sec. d. C., determinarono il crollo dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.), e l’avvio di una lunga fase di instabilità.

La diffusa ed articolata rete insediativa strutturatasi in epoca greco-romana entra in profonda crisi. L’habitat si modifica profondamente: ad insediamenti di tipo aperto si  sostituiscono insediamenti di tipo chiuso o in rupe, mentre  la contrazione demografica determina l’arretramento delle aree coltivate ed il conseguente avanzamento degli acquitrini e delle paludi. Le città furono saccheggiate; gli antichi impianti rurali di epoca greco-romana furono abbandonati e le popolazioni superstiti furono spinte a rifugiarsi in casali nascosti nella foresta o in grotte e cavità naturali riadattate alle nuove esigenze, dando avvio alla cosiddetta “civiltà rupestre”; “civiltà” che costituisce un complesso ed articolato “sistema” insediativo e religioso protrattosi da epoca altomedievale al XV secolo ed oltre, di cui  abbiamo sorprendenti  testimonianze nelle gravine di Mottola, Massafra, Laterza, Ginosa, Grottaglie, per non parlare dei suggestivi scenari offerti dal paesaggio di Matera. Significativi resti di strutture rupestri sono visibili anche nel territorio di Manduria (chiesetta ipogea di S. Pietro Mandurino; chiesetta ipogea in contrada Poverella; impianti rupestri di Castelli e Maserinò), e nei vicini territori di Torricella (cripta ipogea della SS. Trinità), e Lizzano (canale dei Cupi; chiesa ipogea della SS. Annunziata; grotta S. Angelo).

La tradizione storiografica ipotizza, nei nostri luoghi di culto ipogei (come in tante altre cripte pugliesi), originarie presenze di Basiliani, di quei monaci, cioè, in fuga dall’Oriente a causa delle persecuzioni avviate dell’Imperatore Leone III Isaurico (VIII sec. d.C.) contro gli adoratori di immagini sacre. Tali monaci, diffusamente presenti nel Mezzogiorno d’Italia, furono molto attivi nella escavazione di luoghi di culto (cenobi, cripte, lauree) in cui rifugiarsi  per proteggere le immagini sacre ed intorno ai quali “si andarono man mano aggregando capanne di servi, di agricoltori e di censuali, sino a crearsi nuovi villaggi e casali, che più tardi divennero centri importanti di cultura, d’istruzione e di educazione“ (vedi P.COCO, Cenni storici di Sava, Manduria, A. Marzo,1984 - ristampa ed. Lecce, 1915 -  p. 28).

Tra  l’XI ed il XIII secolo l’avvento dei Normanni e degli Svevi favorì una certa  ripresa dei territori; aree urbane e rurali, travolte dalla crisi dell’Alto Medioevo, ripresero vita.  L’imperatore Federico II dimostrò particolare cura ed interesse verso La Puglia. Nel Duomo di Brindisi  sposa solennemente nel 1225 Isabella di Brienne, che gli porta la corona del regno di Gerusalemme; a Brindisi concentra le truppe e la flotta trasferendovisi con la corte in attesa di partire per la V Crociata, fra il 1227 e il 1228; sempre a Brindisi intraprende, in quegli anni, la costruzione  del Castello, detto anche Castello Grande o di Terra, già compiuto nel 1233. Analoga  attenzione è rivolta, per limitarci ad aree viciniori, anche ad Oria,  con un notevole impulso edilizio avviato dall’Imperatore che vi fece costruire l’attuale castello Svevo (vedi S. PATITUCCI UGGERI, Saggio stratigrafico nell’area di San Pietro degli Schiavoni a Brindisi. Relazione preliminare 1975-76, in “Ricerche e Studi” IX (1976), pp. 193-194).

Sempre nel periodo normanno-svevo sul territorio pugliese si sviluppa lo stile Romanico, che arricchisce la nostra regione di splendide cattedrali. Torri e castelli caratterizzano sempre più l’habitat dell’epoca, vessato dai frequenti scontri tra gli Angioini e gli Aragonesi (XIII-XV sec.) subentrati agli Svevi nel dominio sulla Puglia; opere di fortificazione caratterizzano anche l’epoca di  Carlo V, che nel XVI secolo avvia una lunga dominazione spagnola sul nostro Meridione, protrattasi, con il breve intervallo del decennio napoleonico “1806 -1815”, fino all’Unità d’Italia. Con Carlo V  si progetta, tra l’altro, un articolato sistema di torri costiere  (in parte ancora visibili lungo le coste del Regno di Napoli)  in difesa dai continui assalti pirateschi portati dal mare (vedi eccidio  di Otranto del 1480). Ed intorno a torri e castelli (ben documentati anche in territorio di Manduria ed in comuni viciniori), si raggrupperanno gradualmente le popolazioni provenienti dai casali, avviando, così, la costituzione di quegli aggregati urbani che rappresentano, oggi, i nuclei storici degli odierni centri urbani.

Per quanto concerne Manduria, il Medioevo rappresenta un periodo alquanto confuso, piuttosto “oscuro” nelle sue fasi iniziali, sulle quali  le fonti tacciano o si limitano a semplici  “cronache”, spesso frammentarie ed indirette. In genere gli storici locali assimilano la sorte di Manduria a quella di Oria, distrutta, secondo la cronaca di Lupus Protospatarius, nel 924 e nel 977 e ricordano anche l’arrivo in città del re goto Totila nel 542. Un’altra fonte (anonimo uritano) riferisce che Ruggiero il Normanno, fratello minore di Boemondo d’Altavilla, diede ordine di ricostruire la città in un angolo dell’antica Manduria, con la costituzione di un agglomerato di nuove case, chiamato, appunto, Casalnuovo (vedi S. DE VITIS, Insediamenti e problemi dell’archeologia tardoantica e medievale nel territorio di Taranto (sec. IV-XV), Taranto 2003, p. 79).

“Dal 977, epoca di sua ultima distruzione, al 1090, i superstiti manduriani scampati con la fuga all’eccidio vissero sbandati per le campagne e foreste; ed io ritengo che lungo il periodo di 93 anni abitarono in quelle antiche contrade di questo feudo che ancora oggi portano i nomi di S. Giovanni, S. Anastasio, S. Maria di Bagnolo, S. Angelo. Queste contrade danno ancora a vedere traccie e manifesti segni  di piccole colonie quivi stabilitesi, come: avanzi di fondamenta e sepolcreti improntati dall’Alfa ed Omega, oltre le crocette, medaglie ed altri segni devoti, indizio certo di sepolcri cristiani” (da L. TARENTINI, Cenni storici di Manduria antica - Casalnuovo - Manduria restituita, Taranto 1901, p. 112).

 “(I casali) furono tutti abbandonati quando gli abitanti, protetti dai Re Normanni potettero costruirsi ed abitare un nuovo casale sorto sulle rovine dell’antica città … Casalnuovo fu edificato nell’angolo sud-ovest del pomerio della antica Manduria e perciò le antiche mura, riattate, servirono a difesa del nuovo villaggio. Solo dal lato di levante fu necessario costruire una cinta muraria ma di dimensioni e robustezza molto minori di quelle antiche … Cosicché Casalnuovo, all’inizio della sua vita, ebbe al centro la chiesa Madre, dedicata alla SS. Trinità, vicino alla piazza delle erbe, ove era il castello… Aumentandosi la popolazione si sentì il bisogno d’ingrandire Casalnuovo e si costruirono nuove abitazioni fuori dalla cinta muraria”  (da G. ARNO’, Manduria e Manduriani, Manduria, A. Marzo, 1983 - rist. ed. 1954 - pp. 23, 25).

Questo aumento della popolazione, dai 91 fuochi (350 abitanti, circa) del XV sec. ai 1000 fuochi (4000 abitanti, circa) del secolo successivo “dovuto certamente alla felice posizione geografica, su una strada di grande traffico, in mezzo ad una campagna feracissima, stimolò le attività agricole, economiche e commerciali, aumentando la ricchezza della città ed il benessere degli abitanti” (da  G. JACOVELLI, Manduria nel ‘500, Galatina, Congedo, 1974, p. 22).

          Poi il graduale passaggio verso l’età moderna, finché nel 1789, con decreto reale di Ferdinando IV di Borbone, il casale di Casalnuovo riprese l’originario nome di Manduria, ottenendo il titolo di città nel 1895, con decreto del re Umberto I di Savoia.

Paride Tarentini









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