I pochi medici in prima linea fanno il possibile, ma la sanità pugliese, nonostante l’impegno e la passione degli operatori sanitari, andrebbe … rianimata quanto prima

E’ stato un fine d’anno travagliato per la sanità della provincia di Taranto. Proprio nelle ultime ore del 2025, i media hanno riportato la notizia di diverse ambulanze parcheggiate nell’area del pronto soccorso dell’ospedale “Giannuzzi” in attesa di poter affidare i pazienti ai medici di primo soccorso del nosocomio.
Una lettrice, inoltre, ci segnala una (dis)avventura occorsa alla sua famiglia.
«Un anziano, nell’ultimo giorno del 2025, ha avvertito un malore» ci racconta. «Era nella propria casa con la moglie, a Manduria. La moglie ha chiesto aiuto ad uno dei figli e, poi, hanno deciso di richiedere l’intervento del 118.
Al “Giannuzzi” è stato deciso il trasporto all’ospedale “SS. Annunziata” di Taranto.
Qui, l’anziano arriva intorno alle 18,30-19 del 31 dicembre nell’ambulanza del 118.
Da questo momento parte una sorta di “via crucis”.
Moglie e figliolo arrivano dopo circa un’ora, ma non hanno possibilità di accedere alla postazione ove è stato portato il paziente.
Non sanno come sta, non hanno la possibilità, nonostante le insistenze, di poterlo vedere e la situazione rimane inalterata fino alle 10 della mattina seguente, 1 gennaio 2026.
Parliamo di un uomo di 76 anni, affetto da demenza a seguito di una grave emorragia cerebrale avuta anni prima, con varie complicanze e sicuramente non autosufficiente.
Parliamo di una donna, la moglie, settantenne, parcheggiata su una seggiola nell’adiacente sala d’attesa per oltre 12 ore.
È stato bello ascoltare il messaggio a reti unificate del nostro Presidente della Repubblica, sarebbe altrettanto bello sapere che eventi del genere diventino sempre più rari.
Stiamo qui a raccontare un fatto, un dato reale, che ancor’ora, nel momento in cui si scrive, non ha un reale epilogo».
Immaginiamo, nella notte in cui tutti si divertono, attendendo il nuovo anno, medici e infermieri che, invece di trascorrere queste ore con i propri familiari, hanno indossato i camici, pronti ad aiutare coloro che ne avessero bisogno. Sicuramente un plauso alla dedizione di quei medici e di quegli infermieri (i pochi rimasti in servizio), che cercano di far fronte ai tanti buchi che la sanità regionale, oggi, presenta.
Ma serve una svolta: non è possibile assistere ad ambulanze ferme (e quindi non disponibili per ulteriori interventi) con il paziente che non riesce ad essere affidato al Pronto Soccorso o a gente, soprattutto anziana, che si trova a trascorrere la notte di San Silvestro in una corsia di un ospedale, senza avere notizie del congiunto, non autosufficiente, affidato ai medici.
Le elezioni Regionali (con tutte le mirabolanti promesse di alcuni candidati) sono già archiviate. Ora dalle parole si passi ai fatti…

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