domenica 01 febbraio 2026


07/01/2026 10:11:22 - Manduria - Attualità

Non sarebbero state applicate correttamente le norme che regolano la materia. In arrivo dei ricorsi alla giustizia amministrativa?

Arera (l’Authority per l’energia e l’ambiente) boccia i piani economici-finanziari relativi alla raccolta dei rifiuti del Comune di Manduria e di altri 62 Comuni pugliesi. Fra questi, Alessano, Zollino, Altamura, Canosa, Fasano, Palo del Colle, Taurisano, Tricase e Veglie.

Il metodo con cui l’Agenzia regionale dei rifiuti ha definito le tariffe per i servizi di raccolta dei rifiuti urbani del biennio 2024-2025 sarebbe illegittimo perché non ha applicato correttamente le norme che regolano la materia.

I Piani economico-finanziari hanno rilievo perché stabiliscono le tariffe del servizio e dunque, di conseguenza, impongono ai Comuni il costo annuo della raccolta rifiuti e quindi la Tari a carico dei cittadini. Il provvedimento adottato il 31 dicembre 2025 e pubblicato ieri fa emergere lo scontro tra gestori della raccolta dei rifiuti e Ager che aveva già portato al deposito di circa 160 ricorsi al Tar di Lecce e Bari, in parte già dichiarati inammissibili perché - secondo il giudice amministrativo - quelli dell’Agenzia regionale sono atti endoprocedimentali. Una parte dei Pef approvati, infatti, fissava i canoni dovuti dai Comuni al ribasso rispetto a quanto previsto dai contratti di appalto, disponendo anche il recupero di quanto gli stessi Comuni avrebbero versato in più rispetto al 2022. Ora però l’Arera, dopo una lunga istruttoria, dice che «sono emerse carenze documentali e motivazionali» nella documentazione trasmessa da Ager per la verifica dei provvedimenti adottati a partire dal 2023.

L’Arera ha fortemente criticato la gestione della Regione Puglia, che è in ritardo rispetto al riordino del settore. «Nonostante la normativa regionale preveda che il servizio di raccolta, spazzamento e trasporto dei rifiuti solidi urbani debba essere affidato in forma unitaria dai Comuni riuniti in apposite forme associative (denominate “aree omogenee” e determinate nel numero di 39 per tutto il territorio regionale”), tale modello di governance non appare ancora concretamente attuato», visto che i Comuni continuano ad affidare singolarmente gli appalti per la raccolta. Nei fatti l’Autorità ha dato ragione ai gestori della raccolta, che lamentavano e lamentano nei loro ricorsi al Tar l’applicazione di tagli illegittimi delle tariffe con una rielaborazione «al ribasso» dei dati di bilancio forniti dagli stessi gestori e sui quali - secondo il metodo tariffario - deve basarsi la determinazione dei costi del servizio, e dunque il riconoscimento del corrispettivo a favore dell’appaltatore.

La conseguenza di questa decisione è, con ogni probabilità, un caos amministrativo e giudiziario. I Comuni interessati infatti faranno ricorso alla giustizia amministrativa, anche solo per evitare di dover rideterminare (in aumento) la Tari relativa agli anni 2024 e 2025 (o meglio di applicare, come dice la norma, quella del 2023). Anche Ager quasi certamente impugnerà la delibera Arera per difendere il proprio lavoro.

Non è la prima volta che il settore pugliese dei rifiuti si scontra con una decisione di Arera. Nel dicembre 2023 il Consiglio di Stato aveva infatti confermato l’annullamento della delibera con cui l’Autorità ha inventato il meccanismo degli «impianti minimi», quello in base a cui le Regioni potevano «prenotare» la capacità degli impianti privati per supplire alle carenze del sistema pubblico di trattamento. Grazie a quella delibera, Ager aveva potuto fissare tariffe più basse di quelle di mercato per lo smaltimento dei rifiuti negli impianti privati (anche nelle discariche per i rifiuti speciali) ed ha poi dovuto fare marcia indietro, approvando un adeguamento delle tariffe degli anni 2022-2023 sulla base degli indici Istat. Anche stavolta è probabile che l’effetto sarà un aumento dei costi, e dunque della Tari.