Hanno relazionato Ettore Tarentini, Giovanni Sammarco e Clemente Magliola
Ecco il resoconto dell’attività di formazione e informazione che l’associazione “Plinio il Vecchio” ha tenuto nella settimana appena trascorsa.
13 gennaio – ing. V. E. Tarentini “Il diritto di esistere dell’Homo Sapiens al tempo dell’intelligenza artificiale”

Il relatore riprende il discorso partendo dalla teoria del cambio d’epoca di Benanti; dalle macerie del secolo breve, il novecento, la cultura pop introduce in un tempo di declino. Il concetto di declino viene illustrato con riferimento alle implicazioni con la nascita e crescita dirompente delle tecnologie digitali e della IA. Si passa quindi alla individuazione e definizione dello strumento principe con cui può esercitarsi la “responsabilità” individuale e, quindi, collettiva. Questo strumento è la “delega”, ossia il processo con cui cediamo, tipicamente alle tecnologie ed alla IA, la sovranità sull’agency, l’ambito del fare, e sulle attività di controllo ed indirizzo delle suddette tecnologie. Il relatore passa quindi alla distinzione tra la delega “cieca” e la delega “buona”. Mentre la delega cieca abdica completamente dal controllo e dall’indirizzo della tecnologia, la delega buona conserva questi requisiti e, per di più, mantiene una impostazione dialogica coi processi tecnologici. Si passa quindi all’introduzione e presentazione del pensatore che accompagnerà questa fase dedicata alla responsabilità umana: Miguel Benasayag. Un pensatore rivoluzionario, di nome e di fatto, che ha teorizzato che la complessità sia la vera ancora del pensiero autenticamente e liberamente umano. Il relatore conclude l’incontro col riferimento all’opera “Funzionare o esistere” di Benasayag; funzionare, quale adattarsi ai dettami del sistema tecnologico ed esistere, quale trarre dalla complessità, dall’imperfezione i sostegni ad una umanità sbiadita.
14 gennaio - prof. G. Sammarco “Natura e dignità morale dell’uomo in poesia”

Il primo incontro dopo le festività natalizie è stato dedicato al commento della epistola 23 di Seneca, e utilizzata come augurio per un nuovo anno che sia caratterizzato dalla pace e dalla serenità in un mondo caratterizzato invece da stragi, guerre, manie di potenza. Nella lettera 23 si esalta invece la vera gioia, la vera forza che non è certamente quella che deriva da piaceri non duraturi, ma quella che nasce dal profondo dell'animo di ognuno di noi, quando siamo capaci di vivere una esistenza saggia, senza estremismi e capace di cancellare tutte le passioni che tormentano il nostro animo. La soddisfazione dei soli bisogni materiali non porta da nessuna parte, non nobilita nessun animo. Bisogna perciò analizzare con profondità il proprio animo, individuare i veri bisogni e perseguire la loro soddisfazione. Il vero piacere non si trova mai alle "estremità. Esso è "in bilico", cioè nel senso della misura. Solo questo è il vero bene e ha origine dalla buona coscienza e dal retto operare. È difficile raggiungerlo perché pochi sono quelli che decidono saggiamente su se stessi. I più infatti sono "trasportati" da altri. La vera gioia nasce "in casa", dentro l'uomo stesso. Non è allegro l'uomo solo perché ride; bisogna tenere a freno le passioni ed esercitarsi a sopportare il dolore. I metalli di poco pregio sì trovano in superficie, mentre quelli preziosi nelle profondità del sottosuolo. E questo è l'augurio che si fa a tutti noi e a tutto il mondo.
15 gennaio – dott. C. Magliola “Le piante: resistenza, resilienza…..fino a che punto?”

16 gennaio - prof. G. Sammarco “Natura e dignità morale dell’uomo in poesia”
L'argomento dell’incontro di oggi si aggancia ai concetti espressi nell' operetta morale Dialogo di un Islandese e la natura. In esso Leopardi risolve il problema del rapporto tra uomo e natura e quello della infelicità umana. La natura è una potenza cieca, meccanica, tesa solo al perenne ciclo di metamorfosi di un universo incomprensibile. Essa è indifferente alla sorte dell’uomo. Le domande dell’Islandese sono vane, mentre le risposte l’infelicità dell’uomo e la sua solitudine. A lui è permessa solo l’immaginazione, e la lirica L'infinito ne è lo specchio. Emerge un quadro del tutto interiore dove le immagini naturali sono un pretesto per esprimere situazioni dell’animo. Lo sguardo del poeta è limitato da una siepe che gli preclude la vista dell’orizzonte lontano ma che gli permette nel contempo di raffigurarselo come spazio sterminato in cui dolcemente egli si abbandona. Il canto notturno sigilla la completa ignoranza da parte dell’uomo del perché della vita. Uniche certezze sono il dolore e la morte. In esso emerge lo sgomento del nulla e dell’angoscia in un universo incomprensibile. Il pastore è l’uomo, la luna bella ma indifferente è la natura.Quando l' uomo è toccato da qualche gioia c'è sempre in agguato il dolore. Il piacere in sé non esiste, ma solo la cessazione del dolore che dà l’illusione della felicità. Subito la realtà riappare. Al Tramonto della luna il mondo di scolora così come la vita perde il suo senso quando scompare la giovinezza. È quasi un canto d'addio, dove si avverte una grande tenerezza verso la giovinezza perduta e un suo rimpianto struggente. Lo sconforto è totale, l'addio alla vita è completo perché essa non si colorerà più, ma rimarrà priva di luce e sommersa nelle tenebre che posero come metà al suo vivere la tomba.
Programma prossima settimana dal 20 al 23 gennaio
Martedì 20 gennaio - ing. V.E. Tarentini “Il diritto di esistere dell’Homo Sapiens al tempo dell’intelligenza artificiale” – La sicurezza!
Mercoledì 21 gennaio – avv. G.P. Capogrosso “Il piroscafo e la ruota: percorsi per sfuggire alla miseria”
Giovedì 22 gennaio – dott. A. Dimitri “Il diritto di esistere: nascita, ambiguità e desiderio nell’esperienza umana
Venerdì 23 gennaio – F.C. Chimienti “La musica racconta”

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