Hanno relazionato Ettore Tarentini, Giovanni Sammarco, Andrea Dimitri, Flavio Chimienti con Linda Clarice. Il cineforum
Ecco il resoconto dell’attività di formazione e informazione che l’associazione “Plinio il Vecchio” ha tenuto nella settimana appena trascorsa.
Martedì 20 gennaio: ing. V. E. Tarentini “Il diritto di esistere dell’Homo Sapiens al tempo dell’intelligenza artificiale”

Col quarto incontro si è conclusa la trattazione della seconda parte destinata a “L’Intelligenza Artificiale e la vita quotidiana”. Sempre col riferimento al pensiero guida, in questa seconda parte, tratto dal libro “Digital Age” di Paolo Benanti, il relatore presenta la tematica principe, la Teoria del cambio d’epoca.
La teoria propone una chiave di lettura del modo in cui dalle ceneri del “secolo breve”, il Novecento, con il progressivo crollo dei principi fondanti, delle ideologie e delle istituzioni di riferimento, si sia passati al Digital Age, l’era digitale, creando i presupposti e l’humus adatto al proliferare dilagante della IA.
E questo passaggio non ha rappresentato un’epoca di cambiamenti ma il citato cambiamento d’epoca; il paradigma è cambiato radicalmente.
Il relatore si è soffermato su alcuni aspetti del fenomeno a cominciare dalla nascita e dallo sviluppo del “sintetico”; il lascito ai posteri di uno “strato geologico” per gran parte sintetico, l’uso del cibo sintetico ormai sdoganato e la cultura pop all’opera con il continuo fiorire di artefatti culturali, sintetici in quanto ad arte costruiti, ad uso e consumo di masse senza riferimenti certi.
Di seguito è stato proposto un approfondimento del termine, caro a Benanti, di postumano mettendolo in relazione col sovrumano di Cristianini; dal sovrumano, che eccede l’uomo dal punto di vista della capacità di “pensare”, al postumano che immagina un uomo svincolato anche dai limiti del suo corpo. Ecco che il concetto di ibridazione uomo-tecnologia si presenta con tutto il suo carico di incognite, anche etiche.
Il relatore prosegue trattando il ruolo dei giovani e descrive il concetto di “invenzione dei giovani”, proposto da Benanti; i giovani non più e non solo definiti biologicamente ma costruiti culturalmente dagli artefatti di indirizzo del momento, continuamente variabili e credibilmente indirizzati da interessi economici.
E a questo punto il relatore descrive quelli che vengono definirti come i miti di massa; gli artefatti culturali e sociali creati dall’adesione, più o meno consapevole, di gruppi numerosi di consumatori digitali, di abitanti del Digital Age. Tipico della cultura pop, come già accennato.
Il relatore conclude con un richiamo ai “nuovi orizzonti”, scenari in cui la responsabilità etica comune svolga appieno il suo ruolo ponendo degli argini al dominio degli artefatti, creando un alveo con sponde “certe” entro cui convogliare il flusso dell’impetuoso cambiamento digitale.
Mercoledì’ 21 gennaio: prof. G. Sammarco “Natura e dignità morale dell’uomo in poesia”

L'incontro di oggi è stato incentrato sul commento di alcuni spunti offerti dalle Operette morali Cantico del Gallo silvestre e Dialogo tra Plotino e Porfirio. In ultimo oggetto di attenzione sono stati alcuni concetti espressi da Leopardi nella Ginestra. Il Cantico riassume i temi centrali, cioè l'arcano della condizione umana, la vita come privazione e la naturale infelicità dell’uomo. Il gallo silvestre riporta gli uomini alla realtà e ai suoi dolori, alla consapevolezza di un appassire lento ma inesorabile. La terra sembra un immane Cimitero e tutto rifluisce nel nulla. Ma apate a che il tema della speranza e un invito a prendersi la soma della vita e continuare a lottare. Invito più esplicito in tal senso viene espresso nel dialogo tra Plotino e Porfirio dove si affronta da angolazione un po' diversa il tema del suicidio. La immortalità dell’anima, per chi ci crede come Plotino, porta l’uomo a "temere più il porto che la tempesta", a causa delle pene nell' aldilà. Perciò la morte è piena di affanno e la vita è ancora più misera. Il timore perciò diventa "Signore", dell’uomo. Ma Plotino dubita che sia lecito per l'uomo porre fine alla sua vita. Porfirio ribatte e si chiede se sia lecito mantenersi in vita e che natura obblighi l’uomo a continuare a vivere. Plotino cambia tono ed è questa la novità. Il suicidio significa anche non tenere alcun conto del dolore degli amici, dei fratelli, dei genitori. perciò perentorio è l’invito a vivere e a confortarci tutti insieme. Ci si deve incoraggiare a vicenda e darsi tutti una mano. Questo concetto viene analizzato meglio nella Ginestra. Già in epigrafe viene posto il problema. Gli uomini di fronte al dolore tendono a chiudere gli occhi. Il coraggio della ginestra invece viene preso come esempio. È una umile pianta che però con coraggio lotta e riesce a crescere in un territorio lavico. La nobiltà dell’uomo per Leopardi consiste nell' affrontare la desolante realtà con coraggio, puntando sulla solidarietà umana perché l'uomo combatte una guerra comune. La speranza è che come la ginestra vince le asperità del suolo lavico dove vive così l'uomo possa un giorno vincere i dolori della vita.:
Giovedì 22 gennaio: dott. A. Dimitri “Il diritto di esistere: nascita, ambiguità e desiderio nell’esperienza umana”

Nel secondo movimento dell’intervento Il diritto di esistere, il dottor Andrea Dimitri ha esplorato il maschile e il femminile non come identità sociali, ma come archetipi originari, dimensioni simboliche e corporee co-presenti in ogni essere umano. Attraverso riferimenti mitologici, junghiani e alchemici, ha messo in luce l’ambiguità originaria dell’umano: una condizione di mescolanza, di coniunctiooppositorum, che ha preceduto ogni rigida divisione. La polarizzazione tra maschile e femminile è stata letta come costruzione storica e difensiva, nata per governare una complessità più profonda, ma al prezzo di una perdita di contatto con l’unità vissuta del corpo e del desiderio.
Nel terzo movimento, lo sguardo si è spostato sulla storia del desiderio: dalla sua originaria esperienza corporea e relazionale, alla sua progressiva trasformazione in colpa, vizio e infine sintomo. È stata tracciata una genealogia che andava dalla morale religiosa alla clinica moderna, mostrando come il desiderio sia stato prima moralizzato e poi patologizzato, senza mai essere realmente ascoltato. In questa traiettoria, il corpo è passato da luogo di verità a luogo di sospetto, e il desiderio da potenza dell’essere a problema da gestire.
La riflessione si è chiusa con una presa di posizione netta: non esistono errori nell’esistenza, ma soltanto forme dell’esistere. Ogni modo di essere è stato pensato come un atto performato dell’esistenza stessa, un modo in cui la vita prende forma. Per questo non si è trattato di chiedere il permesso per esistere, ma di riconoscere che l’esistenza è già e che, proprio perché è, può essere riconosciuta, abitata, vissuta.
- Cineforum

Per l’ultima proiezione del cineforum abbiamo scelto “El paraíso” di Enrico Maria Artale. Un film per raccontare una periferia vera, quella che di solito non vediamo: non solo un luogo geografico ai margini di Roma, ma la condizione di chi vive ai bordi della società, di chi non appartiene mai del tutto.
Il film è ambientato a Fiumicino, in una casetta isolata sul fiume, e ci ha colpito come il regista abbia usato con cura gli spazi: il mare, la barca di famiglia, persino la scala che divide il piano di sotto (territorio della madre) dalla camera del figlio al piano superiore. Ogni dettaglio racconta la tensione di questo rapporto, un fuori campo sempre presente, carico di emozioni che esplodono solo a tratti. La musica e la danza latinoamericana hanno un ruolo fondamentale: le serate di salsa e merengue non sono solo folklore, ma momenti in cui i corpi si parlano, si avvicinano e si allontanano.
Abbiamo visto la storia di una madre colombiana e suo figlio quarantenne, chiusi in questa piccola casa, che sopravvivono tagliando droga. L’arrivo di una giovane corriere dalla Colombia ha fatto esplodere tutto: un legame familiare asfissiante, fatto di amore possessivo, controllo, tenerezza e violenza.
Ci ha fatto riflettere lo sguardo del film su queste vite invisibili, sull’immigrazione raccontata non attraverso i grandi numeri ma nell’intimità quotidiana di chi resta sempre un po’ straniero raccontando anche la solitudine di chi vive in Italia da quarant’anni ma non può chiamarla casa.
Il regista Artale ci ha mostrato un’Italia diversa, vista da chi la abita dal margine, e lo ha fatto senza giudizi facili, con uno sguardo duro ma capace anche di momenti di vera poesia.
Venerdì 23 gennaio: F. C. Chimienti con Linda Clarice “La musica racconta”

La musica racconta è il format con cui Flavio Carlo Chimienti, con Linda Gennari, declinano il linguaggio musicale per discorrere, quasi, dei grandi temi connessi con il tema conduttore della proposta di quest’’anno dell’Associazione Plinio: “il diritto di esistere”.
Ma, anche questa volta diremmo, è riduttivo parlare di racconto e probabilmente il “discorrere” appare una descrizione più puntuale ed aderente a ciò che in sala avviene appena le note cominciano a diffondersi e ad imporre il loro linguaggio.
Il racconto è quello che Flavio Carlo utilizza per legare le esecuzioni, per dar loro un nome e cognome ed un titolo; per fargli trovar casa in un contesto narrativo che, questa volta, toccava il “diritto di esser donna”, magari in contesti difficili e segnati fortemente da un gretto maschilismo.
Ed ecco Amy March Beach, con la sua “Romanza” e Melanie Hélene Bonis con la su “Sonata”.
La musica, prepotente, inizia a comunicare; sorretta da esecuzioni sempre godibili, e spesso virtuose, impone il suo linguaggio narrativo fatto di suggestioni e di emozioni e rende vivo questo mondo che, pur con le sue miserie ed i suoi soprusi, è il palcoscenico dell’estro e della genialità delle autrici proposte.
Trova poi spazio un riferimento importante a Giacomo Puccini e alla sua Madama Butterfly; la vicenda di una donna che si conclude tragicamente con un gesto rituale, con le sue suggestioni del seppuku tipiche dell’estetica giapponese, a cui il compositore lucchese rende mirabilmente omaggio; l’esecuzione del “Coro a bocche chiuse” rende appieno l’atmosfera dell’opera.
E, per finire, arriva una nuova protagonista: la grazia, la leggiadria.
Dal “Carnevale degli animali” di Camille Saint Saens viene eseguito “Il cigno”; le note, spesso prima aggressive e tragiche, ora accarezzano morbide e suadenti.
Un’altra grande serata con questi giovani talenti che ci insegnano a gustare appieno un cibo importante per il cuore e la mente: la musica.
Programma della prossima settimana: 27 – 30 gennaio
- Martedì 27: dott. S Fella “Gli animali, esseri senzienti ed il loro diritto di esistere”
- Mercoledì 28: prof. E. Franco “Dalla parola all’immagine: lettura lenta e profonda dei testi”
- Giovedì 29: dott.ssa M. G. Andrisano “Io sono: percorsi di mindfulness e autenticità”
- Venerdì 30: G. Dimaggio (per il teatro della Luna) “Tre autori ed un mondo. Una letteratura a “testa bassa”, da Kafka a Pasolini

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