«Il 30 giugno 2026 non è un traguardo politico, è una scadenza comunitaria che non ammette ritardi: o corriamo insieme per completare ciò che è stato avviato, o Manduria si ritroverà a gestire non solo le macerie di un'opportunità svanita»

Riceviamo, e pubblichiamo, un intervento dell’ex consigliere comunale Agostino Capogrosso. Ecco il testo.
«Chi ha seguito il mio percorso, sa bene che non sono mai stato un osservatore accondiscendente. Tuttavia, l’onestà intellettuale impone oggi di distinguere il legittimo dissenso politico dall'’urgenza tecnica: in questo momento storico, ostacolare il completamento delle opere significa remare contro Manduria. La serietà di un uomo politico si misura anche dalla capacità di mettere il bene comune davanti alla polemica di parte.
Gli episodi occorsi, dal cedimento in piazza Coperta a quello su viale Mancini, non sono anomalie isolate, poiché casi analoghi si stanno registrando costantemente in tutta Italia. Ovunque si scavi con i tempi del PNRR, la “sorpresa geologica” emerge come una costante. Per quanto riguarda in particolare, il cedimento su viale Mancini, è doveroso che le indagini sulla natura e sulla funzione di quel manufatto interrato facciano il loro corso nelle sedi competenti.
E’ opportuno dunque comprendere che per un tecnico, progettare ed eseguire le opere in questo regime, non è ordinaria amministrazione, ma è come lavorare in una condizione di perenne emergenza. Il PNRR ha imposto di fare in mesi, ciò che normalmente richiede anni! Questa velocità riduce drasticamente i tempi di monitoraggio che il nostro sottosuolo, per sua natura complesso e antropizzato, esigerebbe.
O si corre, accettando margini di imprevisto più alti, o si perde il treno! E questo per un tecnico è un paradosso.
Occorre essere pragmatici: alcune di queste opere possono non incontrare il gradimento estetico o funzionale di tutti, ma una volta che il treno del PNRR è passato, non ci saranno seconde occasioni. Rinnegare o ostacolare questi interventi oggi non significa migliorarli, ma condannare la città a restare con i conti in rosso. E gli unici che ne beneficeranno sono solo i soliti “politicanti avversi”, non certo i cittadini!
Il 30 giugno 2026 non è un traguardo politico, è una scadenza comunitaria che non ammette ritardi: o corriamo insieme per completare ciò che è stato avviato, o Manduria si ritroverà a gestire non solo le macerie di un'opportunità svanita, ma anche il peso economico di opere rimaste tristemente incompiute. In questo scenario, la ricerca del capro espiatorio è quindi, solo un esercizio sterile.
Alimentare la polemica non risolve i cedimenti del terreno, né accelera i collaudi. Il vero sforzo è riuscire a governare l'imprevisto in un sistema che non concede tempo alla riflessione.
La sfida oggi è tecnica non politica, ed è tempo di passare dalla critica elettorale, alla responsabilità!».
Agostino Capogrosso
Consigliere comunale di Manduria

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