«Il rischio di danno erariale nella gestione dei fondi PNRR: perché ultimare le opere è l’unica strada percorribile»

Riceviamo, e pubblichiamo, un intervento dell’ex consigliere comunale Agostino Capogrosso sui cantieri PNRR. Ecco il testo.
«Ho letto con interesse alcune riflessioni apparse sui social che, pur senza citarmi, rispondono chiaramente al mio ultimo intervento in merito ai cantieri PNRR in corso a Manduria.
Entriamo però nel merito, perché i cittadini meritano risposte, non suggestioni.
Voglio essere chiaro: l’ho detto in diversi interventi e lo ribadisco, anche a me questi progetti non entusiasmano granché sotto il profilo estetico e funzionale. Ma oggi il dibattito non è più sul gusto, è sulla sopravvivenza finanziaria della nostra Città!
È troppo facile rifugiarsi in una sorta di romanticismo nostalgico che contrappone il fascino del passato a una modernità percepita come fredda e impersonale. Ma queste sono suggestioni poetiche da salotto, un modo populista di parlare alla pancia della gente. Alimentare il dibattito sulla gradevolezza delle opere è un esercizio tardivo che Manduria non può permettersi con i lavori in corso. Oggi il discrimine non è tra bello e brutto, ma tra un'opera compiuta e il baratro del danno erariale.
La pancia si sazia con la polemica, la Città si amministra con il realismo e la responsabilità!
Si agita lo spettro del debito che ricadrà sui figli. Vero. Ma la narrazione è parziale. Il vero spreco non è solo spendere (e si può sempre discutere su come), ma è perdere i fondi e lasciare ai nostri figli le macerie. Inoltre, il debito del PNRR (quel 63% citato), è già stato contratto dallo Stato. Manduria ha solo due scelte: usarlo per ammodernarsi o non usarlo e pagare comunque la sua quota di debito nazionale senza avere l'opera. Il vero danno ai nostri figli è pagare un debito per un'opera che non abbiamo perché qualcuno ha preferito fare polemica estetica!
Voglio essere brutale nella mia chiarezza: chi critica oggi a prescindere, quale alternativa offre con i contratti già firmati e le ruspe in azione? Forse la risoluzione dei contratti? Il contenzioso infinito con le imprese? O la restituzione immediata dei fondi con il conseguente dissesto finanziario dell'Ente? Chi ha ambizioni di governo dovrebbe sapere che amministrare significa gestire la realtà, non dipingere quadri ideali su facebook!
Troppo comodo oggi, a cantieri abbondantemente avviati e a sei mesi dai collaudi, fare i custodi della bellezza perduta.
Manduria non ha bisogno di chi oggi scommette sul fallimento sperando nel disastro per poter dire “avevo ragione io”. Ha bisogno di persone che, pur con visioni diverse, remino verso il 30 giugno 2026.
La sfida oggi non è cavalcare il malcontento, ma governare l’imprevisto e pretendere che le opere siano ultimate a regola d'arte, garantendo la tenuta dei conti pubblici.
Il resto è solo rumore di fondo!».
Agostino Capogrosso
già consigliere comunale a Manduria

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