«Cosa dovrebbe fare il prossimo sindaco? Le opzioni sono tre: rassegnarsi e tenerci questi ecomostri; abbellirli e impupazzarli, magari con qualche murales come in piazza Tubi; oppure rifare tutto. Io non mi rassegnerei…»

Riceviamo, e pubblichiamo, un intervento di Ferdinando Arnò avente per oggetto il dibattito in atto sul cantiere del PNRR. Ecco le sue riflessioni
«PNRR
Ho stima di Agostino Capogrosso, ma ogni tanto trovo le sue argomentazioni fuori fuoco.
Primo punto:
le critiche non hanno causato un solo giorno di ritardo. Zero.
E questo dovrebbe chiudere la discussione sull’ipotetica colpa delle “polemiche estetiche”.
Il buon senso, peraltro, mi dice che quei cinque milioni li perderemo comunque: completare quei lavori entro fine giugno è un’illusione a cui non credo.
Per cui, quei 5 milioni consideriamoli già debito. Bisognerà rimboccarsi le maniche.
Secondo punto: guardiamo i possibili scenari.
Se per miracolo finissero i lavori, cosa dovrebbe fare il prossimo sindaco?
Le opzioni sono tre: rassegnarsi e tenerci questi ecomostri; abbellirli e impupazzarli, magari con qualche murales come in piazza Tubi; oppure rifare tutto.
Io non mi rassegnerei.
Fossi sindaco, sarei il “sindaco esteta” che Capogrosso deride.
‘Sta equazione sindaco esteta=sindaco sprovveduto è ridicola. Anzi molte volte è esattamente il contrario!
Contenitore e contenuto sono la stessa cosa. Lo sono sempre.
Il bello non è un lusso superfluo: serve alla felicità dei cittadini, alla loro gioia quotidiana nel vivere la propria città.
Quelle strutture – come anche tante altre, piazza Tubi compresa – le smonterei il primo giorno.
E comunque, rifare tutto non significa necessariamente spendere altri cinque milioni di euro.
Un po’ di calcoli me li sono fatti.
“Non ci sono i soldi”?
Ho studiato attentamente i bilanci di questa amministrazione. Per capire bene.
E i numeri raccontano una storia chiara: spese sistematicamente sovradimensionate rispetto al valore reale degli interventi, eventi e manifestazioni finanziati con cifre sproporzionate rispetto ai risultati, risorse disperse senza una vera programmazione. (ho tra l’altro appena letto del progetto per l’adeguamento dell’area fieristico-mercatale: un intervento da 200 mila euro!)
Non serve inventare nulla: basta leggere i documenti pubblici, i bilanci, le determine, gli impegni di spesa, per rendersi conto che i margini per ridurre le spese e comunque amministrare meglio esistono, eccome.
Non facendo miracoli, ma facendo buona amministrazione.
Tagliando ciò che è superfluo, ridimensionando ciò che è gonfiato, restituendo priorità a ciò che resta.
Restituire qualità e senso agli spazi pubblici non è estetismo, è responsabilità.
Il bello non è un capriccio: è volersi bene, è rispetto per chi vive questi spazi ogni giorno, è la differenza tra una città che sopravvive e una città che fiorisce. (edited)».
Ferdinando Arnò

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