«“Ritocchi” estetici? Un’opera finanziata da fondi comunitari non può subire modifiche sostanziali per i cinque anni successivi al collaudo e alla chiusura della rendicontazione»

Riceviamo, e pubblichiamo, un nuovo intervento dell’ex consigliere comunale Agostino Capogrosso. Oggetto è il dibattito a più voci sul cantiere PNRR. Ecco il testo.
«Le riflessioni del maestro Ferdinando Arnò meritano attenzione, ma, come tecnico e cittadino che ha conosciuto dall’interno il funzionamento della macchina amministrativa, sento il dovere di riportare il dibattito sul binario della realtà. La narrazione estetica non può, e non deve, nascondere i rischi finanziari concreti che la nostra città sta correndo.
Mi è dispiaciuto notare che il mio contributo sia stato percepito come una "mancata messa a fuoco".
Al contrario, credo di essere stato fin troppo nitido! Ho scritto, e ribadisco, che questi progetti, sotto il profilo estetico, non entusiasmano nemmeno me. Non sono un osservatore accondiscendente, ma cerco di essere un osservatore onesto e parlo con la libertà di chi non ha poltrone da difendere, né interessi politici attuali da tutelare, ma solo il futuro della propria città a cuore.
Proprio per questo, devo ribadire un concetto che evidentemente non è stato recepito: oggi il discrimine non è più tra “bello” e “brutto”, ma tra l’opera compiuta e il baratro del danno erariale. Si tratta di una priorità assoluta che si scontra, evidentemente, con un clima sociale difficile.
Si sostiene, infatti, che il dissenso dei cittadini non possa influire sulle tempistiche. Se dal punto di vista formale ciò è vero, nella pratica di un’opera complessa la realtà è ben diversa. In un regime di scadenze perentorie come quello del PNRR, ogni fattore di incertezza o di pressione esterna rischia di trasformarsi in un ostacolo burocratico o operativo che la città non può più permettersi. La continuità e la speditezza del cantiere non sono variabili indipendenti, ma requisiti tecnici inderogabili.
In questo contesto, suggerire poi che il futuro di queste opere possa passare da “ritocchi” estetici o abbattimenti è una suggestione affascinante per la “pancia” di chi legge, ma estremamente pericolosa nei fatti, poiché si scontra frontalmente con la norma. Il Vincolo di Stabilità (ex Reg. UE 1303/2013 e 2021/1060) stabilisce, infatti, che un’opera finanziata da fondi comunitari non può subire modifiche sostanziali per i cinque anni successivi al collaudo e alla chiusura della rendicontazione, pena la revoca del finanziamento e l'obbligo di restituzione integrale delle somme erogate.
L’estetica e la funzionalità si determinano nei tavoli progettuali: intervenire dopo è giuridicamente impossibile e finanziariamente temerario.
La realtà è che il 30 giugno non è una data flessibile: o l’opera è ultimata e collaudata secondo i parametri PNRR, o il Comune sarà chiamato a restituire i finanziamenti. “Mettere a fuoco” il problema significa dire ai cittadini la verità: perdere questi fondi non ci restituirebbe la bellezza perduta, ma ci lascerebbe con le macerie e un debito che porterebbe Manduria al matematico dissesto finanziario. Questo è il "cuore di tenebra" del PNRR.
D’altronde, con il dovuto rispetto, amministrare non è come comporre una sinfonia, dove si può correggere una nota sbagliata in corso d'opera. Qui lo spartito è un contratto vincolato a leggi e scadenze comunitarie che non ammettono distrazioni. Ecco perché, quando Arnò sostiene che io deriderei un ipotetico “Sindaco esteta”, commette un errore di fondo: la mia non è derisione dell'estetica, ma una realistica analisi della sua impotenza di fronte a una scadenza comunitaria. Un sindaco che scegliesse il puro estetismo a scapito della rendicontazione, non sarebbe un sindaco “deriso”, ma un sindaco che condanna la città al fallimento!
È partendo da questa consapevolezza che oggi preferisco essere un tecnico scomodo che richiama al realismo, piuttosto che un sognatore o un politico in cerca di facili consensi che rischia di condannare il futuro della città.
Con queste riflessioni chiudo definitivamente i miei interventi sull’argomento. Non ho alcun interesse ad alimentare polemiche sterili, né a cercare ribalte mediatiche. La mia sola speranza è di aver trasferito a chi di dovere, e alla cittadinanza tutta, le mie preoccupazioni tecniche. Il tempo dirà se sono state fondate; l’augurio più sincero che posso fare alla mia città è che prevalga finalmente il senso di responsabilità sulla ricerca dell’applauso».
Agostino Capogrosso
Già consigliere comunale di Manduria

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