Ottenuti terreni, immobili e strumenti finanziari per circa 2 milioni di euro

Questa mattina la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un'ordinanza applicativa degli arresti domiciliari emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Taranto, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di due coniugi di Manduria, ritenuti presunti responsabili, in concorso, dei reati di circonvenzione d'incapace, indebito utilizzo di strumenti di pagamento diversi dai contanti e appropriazione indebita aggravata, tutti commessi ai danni di un anziano signore -deceduto nel febbraio del 2023 all’età di 89 anni- che entrambi gli indagati hanno assistito per anni.
La donna è stata ritenuta, allo stato, presunta responsabile anche del reato di truffa aggravata, commessa con abuso di relazioni domestiche ai danni di altri due anziani coniugi, rispettivamente sorella e cognato della prima vittima.
Inoltre il GIP, su richiesta della Procura della Repubblica, ha disposto il sequestro preventivo -finalizzato alla successiva confisca- del profitto del reato, consistito in cinque immobili e due terreni siti nei comuni di Manduria, Maruggio e Avetrana, nonché della somma complessiva di quasi 2 milioni di euro giacente su conti correnti, buoni fruttiferi e altri strumenti finanziari.
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Taranto con l'ausilio del Commissariato P.S. di Manduria ed il coordinamento della Procura della Repubblica di Taranto, hanno preso avvio nel luglio 2023, dopo il decesso dell’anziano, a seguito della denuncia di una nipote di quest’ultimo; secondo l'ipotesi accusatoria la vittima, affidata dal 2019 alle cure della donna indagata, sarebbe stata per anni vittima di condotte di progressivo spossessamento patrimoniale poste in essere dalla badante e dal marito della predetta donna.
In particolare, secondo quanto finora ricostruito, gli indagati, abusando dello stato di deficienza psichica dell'anziano, poi evoluto in infermità mentale, lo avrebbero indotto a compiere plurimi atti dispositivi in loro favore, così ottenendo nel tempo somme di denaro, strumenti finanziari, terreni e immobili per un valore complessivo di oltre 2 milioni di euro.
Infatti, gli approfonditi accertamenti patrimoniali avrebbero allo stato consentito di documentare, tra l'altro: l'utilizzo delle carte di pagamento collegate ai rapporti bancari dell'anziano, con conseguente appropriazione indebita di somme di denaro per almeno 85mila euro; l'apertura di un libretto di risparmio con delega ad operare in favore della donna; l'estinzione di 156 buoni fruttiferi postali, per un importo complessivo superiore a 1.200.000 euro, nonché il successivo rimborso di ulteriori 33 buoni fruttiferi, cointestati con i nipoti della persona offesa, per un valore nominale superiore a 700mila euro.
Parte di queste somme, sempre secondo la prospettazione accusatoria, sarebbe stata impiegata per l'acquisto di immobili o trasferita su rapporti riconducibili agli indagati e al loro nucleo familiare; ulteriori atti pubblici avrebbero invece riguardato la cessione della nuda proprietà dell'abitazione di residenza dell'anziano, la donazione di un terreno e la redazione di un testamento pubblico.
Grazie ad una consulenza tecnica psichiatrico-forense, disposta dalla Procura e le cui conclusioni sono state ritenute condivisibili dal GIP, è stato possibile ipotizzare, con gravità indiziaria, che l'anziano si sarebbe trovato, già dal febbraio-marzo 2019, in una condizione iniziale di deficienza psichica, progressivamente evoluta in infermità mentale, unitamente ad una situazione di fragilità, dovuta alla sua veneranda età e alla dipendenza emotiva che lo legava agli indagati.
Anche una consulenza tecnica grafologica ha offerto elementi di prova ritenuti significativi: infatti alla luce di tali accertamenti si è potuto appurare come alcune sottoscrizioni, recanti apparentemente la firma dell’anziano ed apposte sulla documentazione bancaria relativa al rimborso di buoni fruttiferi e all'emissione di vaglia circolari in favore degli indagati, fossero apocrife; altre firme invece, pur ritenute autografe, avrebbero invece presentati segni grafologici idonei a far dubitare della reale lucidità dell'anziano al momento della loro apposizione.
Il complessivo esito delle indagini -consistite nell'acquisizione di documentazione sanitaria, bancaria e notarile, nell'escussione di persone informate sui fatti, negli accertamenti tecnici grafologici e psichiatrico-forensi e in ulteriori attività investigative- ha portato il GIP di Taranto a condividere la prospettazione accusatoria della Procura e ad emettere l'ordinanza cautelare, oggi eseguita contestualmente al provvedimento di sequestro preventivo.
Si ricorda che il provvedimento oggi eseguito -avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione è stato disposto in fase di indagini preliminari, e i destinatari dello stesso sono persone sottoposte alle indagini, quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

