Al progetto hanno partecipato le detenute e i detenuti portatori di disagio o di fragilità psichica

Presso la casa circondariale “Carmelo Magli” di Taranto sono stati presentati in conferenza stampa i risultati del progetto di pet therapy a favore delle detenute e dei detenuti portatori di disagio o di fragilità psichica.
Hanno relazionato Luciano Mellone, direttore della casa circondariale “Carmelo Magli” di Taranto, Carlo Martello, segretario generale di ConfCooperative Taranto, Giovanni De Vincentis, presidente WWF Taranto, Ninni Monica dell’equipe psichiatrica intramuraria della casa circondariale del Dipartimento di Salute Mentale Asl Taranto, e Pietro Rossi, garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà della Regione Puglia.
Sono intervenuti la consigliera regionale Annagrazia Angolano, il sindaco di Taranto Piero Bitetti, l’assessore comunale ai Servizi sociali Sabrina Lincesso e i consiglieri comunali Gregorio Stano e Patrizia Boccuni, e per il Csv Taranto la presidente Maria Antonietta Brigida e la direttrice Camilla Lazzoni.
L’attività di Pet therapy ha visto, su proposta della Confcooperative Taranto, la condivisione della direzione casa circondariale “Carmelo Magli” e la partecipazione fondamentale del Dipartimento Salute Mentale ASL/TA e quella del WWF Taranto in possesso di competenze, requisiti e autorizzazioni di legge.
È stato spiegato che in seguito alla sottoscrizione di un apposito protocollo d’intesa, nel febbraio del 2024 nell’istituto penitenziario di Taranto sono iniziate le attività di pet therapy con l’utilizzo di cani di piccola taglia, finalizzate a favorire l’attuazione di programmi terapeutici, individualizzati e definiti dalla competente autorità sanitaria, in favore di detenuti portatori di disagio o fragilità psichica.
La pet therapy, infatti, rappresenta una grande opportunità per promuovere il benessere complessivo di un individuo e accrescere il valore della relazione tra esseri umani e tra esseri umani ed altre specie.
Nelle attività zoo antropologiche di pet therapy il contributo deriva dalla dimensione di relazione che si attiva nel contesto della seduta, tale contributo beneficiale discende dalla relazione, intesa come dialogo intersoggettivo, dove il pet coinvolto deve essere pienamente riconosciuto nei suoi caratteri di soggettività e diversità. La specificità di tale contributo non dipende da ciò che l’animale fa o produce, ma da come i partecipanti alla seduta si incontrano sotto il profilo relazionale. Ciò vuol dire che non è il pet che fa bene; ma è la relazione corretta con il pet ad apportare i suoi reali benefici.
Oggi più che mai è evidente la necessità di apparati co-terapeutici che riducano la medicalizzazione dei pazienti, sia per migliorare il benessere, sia per rendere più efficiente l’utilizzo delle risorse sanitarie.
La pet therapy può e deve essere un modo per dare giovamento a chi ne ha bisogno risparmiando al contempo risorse sanitarie.
Nello specifico, applicando la E.A.A. (Educazione Assistita con Animali, attività specifica anche per le case circondariali) il progetto ha utilizzato come soggetto “pet” i cani, al fine di avvicinare gli utenti ad una conoscenza dell’etologia di questa specie, ai suoi fabbisogni fisici e psicologici così da poter instaurare una corretta relazione tra due specie fortemente sociali quali sono l’uomo ed il cane.
Il progetto si è proposto il duplice obiettivo di somministrare le sedute di E.A.A. ai detenuti della casa circondariale di Taranto e al contempo di avviare i suddetti detenuti alla professione di operatore di pet therapy, operatore di canile. Si ritiene che queste due figure professionali abbiano un ruolo spendibile nella società civile e al contempo un alto valore sociale.
I valori essenziali per raggiungere tali obiettivi richiedono da parte dei fruitori lo sviluppo di specifiche competenze e valori quali: una corretta socialità, capacità collaborative e cooperative, saper lavorare in team e sensibilità e attenzione nei confronti dell’altro da sé.
Il progetto ha previsto brevi incontri di lezioni frontali al fine di chiarire le necessità ed i fabbisogni etologici dei cani, le corrette procedure di gestione del cane, tecniche comunicative ed educative, nozioni basilari di fisiologia e biologia dei cani, nozioni di alimentazione e nozioni di pronto soccorso per cani.
Nel corso delle attività sono state messe in atto sedute di pet therapy (EAA) e sedute di educazione cinofila; lo step successivo prevede di consentire ai detenuti, dopo essere stati essi stessi fruitori dell’attività, di transitare in qualche modo dall’altra parte della barricata e diventare essi stessi propositori delle suddette attività a favore di altri detenuti.
Una volta acquisite sufficiente esperienza e conoscenza da parte dei detenuti in materia di educazione cinofila, il progetto si propone di individuare dei cani nel canile sanitario e con l’aiuto dei detenuti avviare un percorso di rieducazione e reinserimento dei suddetti cani al fine di poterli affidare definitivamente alle famiglie adottive.

