Hanno relazionato Ettore Tarentini, Gabriella Andrisano e Ilaria Marzo. Lo spettacolo dei Cantacunti
Ecco il resoconto dell’attività di formazione e informazione che l’associazione “Plinio il Vecchio” ha tenuto nella settimana appena trascorsa.
Martedì 26 maggio: ing. V. E. Tarentini: “Il diritto dell’Homo sapiens al tempo dell’I.A”

Mercoledì 27 maggio: dr.ssa M. G. Andrisano: “Io sono: percorsi di mindfulness e autenticità”

Nei giorni suindicati sia l’ing. V. E. Tarentini che la dr.ssa M. G. Andrisano hanno fatto un riassunto di entrambi gli argomenti che avevano in comune il tema “Il diritto di esistere”, tema dell’anno, che è stato trattato sapientemente da tutti i relatori intervenuti.
In particolare, nelle giornate di martedì, e mercoledì, al termine è stata aperta una discussione su alcuni argomenti trattati con interventi interessanti da parte di molti soci.
Giovedì 28 maggio: spettacolo dei Cantacunti “Il cappotto di Acacio”, ispirato a N. Gogol

La storia è ambientata nella Pietroburgo del XIX sec ed ha come protagonista un modesto impiegato del governo: Akakij Akakievic Basmackin. Akakij è un uomo mite che svolge il suo lavoro da impiegato con passione e dovizia, vivendo in totale solitudine. La sua esistenza scorre tra casa e lavoro nell’assenza di rispetto e riconoscimento da parte dei suoi colleghi che lo deridono e lo escludono dalla loro vita sociale. Quando il suo vecchio cappotto diventa logoro e non più riutilizzabile per proteggersi dal grande gelo decide, facendo grandi sacrifici, di acquistarne uno nuovo da uno dei migliori sarti della città. Il nuovo cappotto dona ad Akaij considerazione, dignità e rispetto da parte dei colleghi che, in suo onore, organizzano una festa. La sua gioia però dura poco: rientrando a casa viene derubato del suo nuovo cappotto. Disperato Akaij cerca giustizia presso le autorità, ma la loro indifferenza lo amareggia così tanto da ammalarsi fino a morirne. Akaij non muore solo di freddo ma soprattutto dell’indifferenza di un mondo che non lo riconosce. Dopo la sua morte, si racconta che il suo fantasma vagava per la città derubando i passanti dei loro cappotti.
La brillante e attenta rielaborazione in parole e musica da parte dei Cantacunti, che ha coinvolto ed emozionato gli spettatori, ci ha dato la possibilità di continuare a riflettere sul diritto di esistere, che è stato il tema degli incontri organizzati dall’associazione Plinio. Il percorso che abbiamo fatto ci ha portati ad acquisire una maggiore consapevolezza sul fatto che l’esistere di tutte le forme viventi non è solo un fatto biologico. E’ un riconoscimento, è essere visti, essere nominati e quindi tutelati. Solo così le norme giuridiche che hanno segnato la storia dei diritti nelle società occidentali smetteranno di essere un insieme astratto di regole per diventare strumento di protezione della dignità umana, della dignità delle piante e della dignità degli animali ad esistere. Ed è in questo spazio molto delicato e complesso tra vita e diritto che si gioca una delle sfide più importanti delle democrazie contemporanee .Il breve romanzo di Gogol sul quale lo scrittore Dostoevskij ebbe a dire “ siamo tutti usciti dal cappotto di Gogol” ,non parla solo alla società russa della sua epoca ma parla anche alle nostre società e ci dice che la delegittimazione ,la mancanza di rispetto, la bullizzazione, l’esibizione della sopraffazione, il giudizio e il pregiudizio sono l’anticamera della disumanizzazione. Akaij da uomo accomodante, disponibile e mite si trasforma in un fantasma ribelle, che prova a farsi giustizia da solo rubando per essere riconosciuto in un suo diritto: quello di potersi difendere dal gelo con un cappotto nuovo per il quale aveva speso tutti i suoi risparmi.
Venerdì 29 maggio è andata in scena la anteprima “Aspettando Peer Gynt”; a cura della prof.ssa Ilaria Marzo con il “suo” Teatro della l na. Ma il titolo dell’incontro “Aspettando ……..” è parso subito inadeguato, riduttivo.
Venerdì 29 maggio: prof.ssa I. Marzo “Aspettando Peer Gint”

Uno spirito audace ed appassionato, Ilaria Marzo, puntualmente supportato dagli interventi dei suoi “ragazzi”, ha preso per mano l’uditorio, peraltro molto numeroso, e lo ha condotto lungo le montagne russe di una narrazione ricolma di rimandi, di citazioni e di suggestioni esterne all’opera di Ibsen, ma assolutamente viventi all’interno dell’anima dell’opera stessa.
E così, una volta accennata la storia dell’opera ecco che dal nulla emerge la figura di ’Ntoni Malavoglia, che seduto su un muretto osserva il mare ed il mondo intorno. E come Peer Gynt ha compiuto un viaggio di dispersione e ritorno; ma scopre che non appartiene più alla sua comunità, alla casa del nespolo; scopre che il suo centro non esiste più.
La storia narrata continua fino a che, d’un tratto, ci si ritrova con la figura di Mowgli in primo piano; Peer Gynt e Mowgli sono due eroi erranti che vivono ai margini della loro comunità.
Peer si perde perché fugge da sé; Mowgli cresce perché affronta ciò che è. C’è sapore di dissoluzione per Peer e di costruzione per Mowgli.
Viene delineata le figure di Ase, la madre, la terra, la realtà; Peer la ama ma la fugge, perché rappresenta ciò che lui non vuole essere. E la figura di Solvejg, la forma, la grazia, il centro, la verità; l’identità che Peer non riesce a costruire da solo.
È il momento del gigante, di Ibsen; Ilaria Marzo ne tratteggia la figura, affiancandola ad un altro gigante, Kierkegaard. Ibsen mette in scena ciò che Kierkegaard aveva pensato:
l’uomo che fugge da sé, che vive nell’estetico, che non sceglie, e che rischia di dissolversi in un’identità mancata.
Ma ecco che si profila ancora un nuovo personaggio, Don Giovanni. È l’esteta assoluto, pura immediatezza, pura seduzione, pura musica; mentre Peer Gynt è l’esteta disperso, pura fantasia, pura fuga, pura possibilità.
Si torna alla narrazione e si delineano i personaggi del Re dei Troll e di sua figlia, la principessa dei Troll. Vengono fatti emergere, d’incanto, a questo punto alcuni parallelismi inattesi; Peer Gynt nasce da folklore norvegese e fiaba popolare, ma rielabora in forma moderna il grande schema epico del viaggio. Il viaggio di Ulisse, che è l’uomo del ritorno, di Enea, che è l’uomo della fondazione, mentre Peer Gynt resta l’uomo della dispersione.
Anche Pirandello immancabilmente compare nella narrazione; l’immagine della “cipolla” di Peer Gynt richiama l’io frantumato di Pirandello; e con lui, emblematicamente, appare il Mago Cotrone, che vive ai margini della realtà, in un luogo dove i confini tra sogno, veglia e magia si dissolvono continuamente.
La narrazione si avvia alla fine; Peer Gynt pare dover approdare nel porto sicuro di Solvejg; pare di sentire in sottofondo la meravigliosa “canzone di Solvejg”.
Ma, per finire in bellezza un nuovo attore si profila, Massimo Troisi nel film “Pensavo che fosse amore ed invece era un calesse”; Peer Gynt e Tommaso sono accomunati dall’incapacità di vivere l’amore come scelta adulta. Peer fugge da Solveig e da sé stesso, inseguendo illusioni e avventure; Tommaso fugge dalla stabilità del rapporto con Cecilia, trasformando l’amore in dubbio, paura e indecisione.
E pare anche ora si sentire in sottofondo Pino Daniele e le note di “Quando”.
Si celebra infine il nuovo teatro che Ibsen presenta, col nuovo ruolo degli attori; Ilaria Marzo ci regala, dal “Gabbiano” di Cecov, una struggente Nina, con la sua “capacità di soffrire”.
Con queste premesse, carichi di suggestioni, emozioni ed attese ci apprestiamo a gustare il “Peer Gynt” in scena.
Prossima settimana:
Martedì 2 giugno: saluto di fine anno, ringraziamenti ai relatori e pranzo sociale;
Venerdì 5 giugno: chiusura dell’anno sociale con lo spettacolo, presentato dal Teatro della Luna, coordinato dalla prof.ssa I. Marzo, “Peer Gynt” nell’area di Santa Croce (Parco archeologico). L’evento è aperto a tutta la città.

