«Occorre fare piena luce sulle cause del fenomeno, individuarne con precisione l’origine, accertare eventuali responsabilità, coinvolgere tutti gli enti competenti, attivare un monitoraggio costante del territorio e garantire alla popolazione un’informazione trasparente, puntuale e verificabile»

Riceviamo, e pubblichiamo, una lettera del nostro lettore Simone Faiella. Ecco il testo.
«Non debemus, non possumus, non volumus!
Vi sono questioni che una comunità può tollerare per un tempo limitato, confidando nella loro temporaneità; ve ne sono altre che, invece, quando si protraggono negli anni, finiscono per trasformarsi in una mortificante consuetudine. Tra queste rientra, senza dubbio, il nauseabondo odore che, in determinati giorni, avvolge Manduria come una cappa invisibile ma opprimente, insinuandosi nelle strade, nelle abitazioni, nei luoghi di incontro e persino nelle attività commerciali.
Non dobbiamo, non possiamo, non vogliamo rassegnarci a considerare normale ciò che normale non è.
Questo appello è rivolto al neosindaco di Manduria, cui i cittadini hanno affidato il compito e l’onore di guidare una città dalle straordinarie potenzialità. Una città che custodisce un patrimonio storico, culturale, archeologico ed enogastronomico di assoluto pregio; una terra che ha saputo costruire la propria identità attorno all’eccellenza del Primitivo, alla bellezza delle sue coste, al suo glorioso passato, alla ricchezza delle sue tradizioni e alla laboriosità della sua gente. Eppure, tutto questo rischia di essere offuscato da un problema che continua a ripresentarsi con sconcertante regolarità: quell’odore acre e persistente che, a seconda delle condizioni atmosferiche, invade interi quartieri e genera disagio, indignazione e preoccupazione.
Non si tratta soltanto di una questione di decoro urbano. È una questione di dignità civile. È il diritto dei cittadini a vivere in un ambiente salubre e rispettoso della qualità della vita. È il diritto di chi investe sul territorio, di chi accoglie visitatori, di chi lavora nel commercio, nel turismo e nella ristorazione. È il diritto delle famiglie di poter aprire una finestra senza essere costrette a richiuderla pochi istanti dopo.
Manduria non merita tutto questo. Non lo merita la sua storia millenaria. Non lo meritano le sue campagne.
Non lo merita il suo mare. Non lo meritano gli operatori economici che ogni giorno si impegnano per promuovere l’immagine della città ben oltre i confini locali e i territori circostanti. Soprattutto, non lo meritano i cittadini, che hanno il diritto di vivere in un contesto all’altezza delle immense potenzialità del proprio territorio.
Per troppo tempo si è avuta la sensazione che il problema venisse affrontato con interventi episodici, dichiarazioni rassicuranti o rimpalli di competenze. Oggi, invece, è necessario un deciso cambio di passo.
Occorre fare piena luce sulle cause del fenomeno, individuarne con precisione l’origine, accertare eventuali responsabilità, coinvolgere tutti gli enti competenti, attivare un monitoraggio costante del territorio e garantire alla popolazione un’informazione trasparente, puntuale e verificabile.
Nessuno pretende soluzioni miracolose o immediate. Ciò che si chiede è determinazione. Si chiede una visione amministrativa chiara, accompagnata dal coraggio di assumere decisioni anche difficili, purché orientate al bene comune. Si chiede la volontà politica di affrontare una criticità che incide profondamente sulla percezione della città, sulla salute pubblica, sul turismo, sull’economia locale e, più in generale, sulla qualità della vita.
Il mandato amministrativo appena iniziato rappresenta un’occasione preziosa. Può essere il momento in cui Manduria decide finalmente di non convivere più con questo problema, ma di risolverlo. Può essere il tempo della responsabilità, della concretezza e dell’efficacia amministrativa. La tutela dell’ambiente e della vivibilità non può più essere relegata a tema secondario: deve diventare una priorità assoluta.
Il sindaco raccolga questa istanza che sale con forza dalla cittadinanza. La raccolga non come una sterile polemica, ma come un invito sincero ad affrontare una questione che mortifica quotidianamente l’immagine di una città che, invece, avrebbe tutte le carte in regola per rappresentare un modello di sviluppo, accoglienza e qualità della vita. Perché una comunità che ambisce a valorizzare le proprie eccellenze non può consentire che esse vengano oscurate da un problema tanto persistente quanto intollerabile.
Manduria merita di essere ricordata per il profumo della sua terra, dei suoi vigneti, del suo mare e della sua storia, non per il fetore che, ancora oggi, in troppi giorni dell’anno ne compromette la vivibilità e ne ferisce la reputazione.
È tempo, dunque, di trasformare l’indignazione in azione, le promesse in risultati e la speranza in una concreta rinascita civica. Perché una città che guarda al futuro non può continuare a convivere con ciò che appartiene al peggiore passato. Ed è per questo che oggi, con il rispetto dovuto alle istituzioni ma con la fermezza che deriva dall’amore per la propria terra, bisogna ribadire: non debemus, non possumus, non volumus».
Simone Faiella

