mercoledì 01 luglio 2026


01/07/2026 09:58:45 - Manduria - Attualità

La ricerca di Jacopo Manni pubblicata sulla rivista IntraVino: «Il cambiamento climatico sta ridisegnando la geografia del vino e destabilizzando il significato stesso di terroir, rendendolo più mobile, incerto e vulnerabile. Il rischio, dunque, non è soltanto che la viticoltura italiana si sposti, ma che i suoi luoghi restino geograficamente gli stessi mentre mutano, in profondità, le condizioni climatiche che ne hanno costruito l’identità»

Tutti i comuni vitivinicoli registrano, tra gennaio e giugno 2026, temperature superiori alla media 1961–1990, con uno scarto medio complessivo di circa +2,4 °C. A Manduria lo scarto è fra i più bassi in Italia: +1,7°C.

E’ l’argomento di un interessante saggio di Jacopo Manni sulla nuova geografia climatica del vino italiano, pubblicato sulla rivista “Intravino”.

«Nel campione analizzato, tutti i comuni vitivinicoli registrano, tra gennaio e giugno 2026, temperature superiori alla media 1961–1990, con uno scarto medio complessivo di circa +2,4 °C» è riportato nell’articolo. «Il dato più evidente è una marcata differenziazione geografica: raggruppando i comuni in modo puramente descrittivo, lo scarto medio passa da circa +1,9 °C nel Sud e nelle Isole a +2,5 °C nell’Italia centrale, fino a +2,8 °C nel Nord.

Le anomalie più elevate interessano soprattutto territori settentrionali e continentali. Berbenno di Valtellina raggiunge +3,2 °C, mentre BarbarescoErbusco e Terlano registrano +3,1 °C. Seguono Montalcino, con +2,7 °C, e diversi comuni del Centro-Nord, compresi tra +2,4 e +2,5 °C. Al contrario, gli scarti più contenuti emergono a Marsala, con +1,6 °C, a Milo e Manduria, con +1,7 °C, a Tramonti, con +1,8 °C, e a Cirò, con +2,0 °C.

Mostra però che le coordinate tradizionali non sono più sufficienti. Il caldo non procede ordinatamente dal Sud verso il Nord: si incunea nelle pianure, ristagna nelle conche, risale le colline, attraversa denominazioni prestigiose, colpisce in modo selettivo e modifica gli equilibri locali e i rapporti fra vitigno, suolo e luogo. Produce anomalie particolarmente intense proprio in alcuni dei territori che hanno costruito la propria identità su condizioni climatiche storicamente più fresche.

Il cambiamento climatico non sta soltanto ridisegnando la geografia del vino: sta destabilizzando il significato stesso di terroir, rendendolo più mobile, incerto e vulnerabile. Il rischio, dunque, non è soltanto che la viticoltura italiana si sposti, ma che i suoi luoghi restino geograficamente gli stessi mentre mutano, in profondità, le condizioni climatiche che ne hanno costruito l’identità».