E’ l’elemento iconico di “Siamo tutti figli di Troia”, performance di teatro danza che, per la regia e direzione artistica di Giuseppe Ciciriello e Nicola Simonetti, con drammaturgia di Ciciriello e coreografia di Simonetti verrà proposto domani

Da qualche minuto prima delle tre del mattino di oggi, venerdì 28 agosto: un enorme cavallo di legno staziona in piazza Marconi a San Michele Salentino. Assomiglia al cavallo di Troia che i Greci lasciarono sul lido, questo grande cavallo di legno, che nel bel cuore della notte fa ingresso in una cittadina e viene scorto al loro risveglio dagli abitanti. Cosa fa provare loro a distanza di tanti secoli? È sufficiente chiederlo a loro.
Nel cuore del Salento, a San Michele Salentino, è l’elemento iconico di “Siamo tutti figli di Troia”, performance di teatro danza che, per la regia e direzione artistica di Giuseppe Ciciriello e Nicola Simonetti, con drammaturgia di Ciciriello e coreografia di Simonetti verrà proposto domani, sabato 29 agosto, nell’ambito della 24ª edizione del “Festival del Fico Mandorlato”, evento che da circa un quarto di secolo porta nell’Entroterra del Brindisino migliaia di visitatori, desiderosi di stare tra natura e cultura, tradizioni ed enogastronomia.
“Siamo tutti figli di Troia” è una performance che interseca i linguaggi del teatro, della danza e dell’arte figurativo scultorea, in un intreccio narrativo, che si sviluppa sul filo della vicenda della guerra di Troia, nel corso della quale i destini di uomini, dei ed eroi, si mescolano, fino a giungere alla distruzione della città dalle alte mura e alla fine di un’era.
Le guerre si combattono per amore, così dice il nostro narratore e così partendo dal racconto del matrimonio di Peleo e Teti, e di una mela d’oro lanciata fra le dee, ci conduce nel vivo di una storia antica e sempre moderna. È proprio su questo filo narrativo, che le voci di Giuseppe Ciciriello e Claudia Ligorio dialogano con le coreografie di Nicola Simonetti, a cui da corpo la compagnia CREATURA Dance Research, portandoci lontano nel tempo e nello spazio quando, fuori dalle porte della città, i troiani videro solo il mare e un cavallo, un magnifico cavallo di legno, la fine di un’era.
E l’inizio di un’altra, tuttavia: in un festival, come quello di San Michele Salentino, infatti, non si intende celebrare soltanto un frutto principe della nostra tradizione contadina, si vuole esaltare un territorio, che si apre al futuro con fiducia, che è e vuole essere creativo, perché pieno di energie e voglia di fare. Quel cavallo di legno in piazza assieme alla consapevolezza di “essere tutti Figli di Troia” significa avere compreso la lezione della storia, che vede sulla scena del mondo l’amore e la guerra, ma vede, nel contempo, come le cose nuove nascono da una distruzione, che ci si porta dentro, fin nel cuore della città e questa, col suo bruciare, genera energie nuove.

