«Dobbiamo sostenere chi denuncia, chi non si piega ai ricatti e chi sceglie ogni giorno di fare impresa nel rispetto delle leggi dello Stato. Allo stesso tempo, dobbiamo prevenire attraverso un presidio costante di quelle aree che rischiano di trasformarsi in “terra di nessuno”»

Riceviamo, e pubblichiamo, un comunicato di Libera Manduria. Ecco il testo.
«L’operazione antimafia che ha portato a 21 misure cautelari a Manduria dimostra, ancora una volta, quanto sia fondamentale il lavoro dello Stato e, in particolare, delle forze dell’ordine e della magistratura nel contrasto alla criminalità organizzata.
A loro va riconosciuto il merito di aver condotto un’operazione importante, che testimonia come lo Stato sappia esserci e sappia colpire i fenomeni criminali quando emergono elementi concreti per farlo.
Ma proprio questa operazione deve spingerci a porre una domanda che va oltre la necessaria attività repressiva: cosa accade quando, nella quotidianità, la comunità e le istituzioni si fanno meno presenti?
La repressione è indispensabile. Colpire i clan, interromperne le attività e impedirne l’espansione è fondamentale. Ma la repressione, da sola, non può essere l’unico strumento. Accanto all’azione delle forze dell’ordine serve un lavoro quotidiano di prevenzione, educazione, ascolto e partecipazione.
Per questo abbiamo bisogno di istituzioni più presenti nei quartieri, capaci di ascoltare e di intervenire prima che paura, isolamento, disagio e bisogno possano diventare terreno fertile per il potere mafioso.
È arrivato il momento di smettere di trincerarsi dietro frasi di circostanza o slogan negazionisti secondo cui a Manduria non esisterebbe la criminalità organizzata. La realtà va affrontata per quella che è, con serietà e responsabilità.
Dobbiamo sostenere chi denuncia, chi non si piega ai ricatti e chi sceglie ogni giorno di fare impresa nel rispetto delle leggi dello Stato. Allo stesso tempo, dobbiamo prevenire attraverso un presidio costante di quelle aree che rischiano di trasformarsi in “terra di nessuno”, dove qualcuno può arrivare a sentirsi padrone indiscusso di spazi, regole e relazioni.
Dobbiamo restituire alle persone la piena consapevolezza che i diritti non sono favori e che i servizi pubblici non possono mai diventare strumenti di controllo o ricatto.
In questa direzione, anche la scuola deve essere ancora più presente. Insieme alle famiglie, alle associazioni e alle istituzioni, deve contribuire a educare alla responsabilità, alla legalità e alla cittadinanza, costruendo una vera comunità educante.
L’antimafia non è soltanto il contrasto ai clan. È anche il lavoro quotidiano per costruire le condizioni affinché i clan non trovino spazio.
Significa più cultura, più lavoro, più diritti, più partecipazione. Significa istituzioni presenti.
Significa, uno Stato che sappia reprimere quando è necessario, ma che sappia soprattutto prevenire, e costruire comunità forti, consapevoli e libere dal condizionamento mafioso».

