venerdì 25 settembre 2026


24/09/2026 07:31:11 - Manduria - Attualità

«Ritrovo parole, espressioni e concetti che avevo già proposto. Siamo di fronte a una scopiazzatura, non a un’autonoma elaborazione progettuale»

 

Riceviamo, e pubblichiamo, un intervento del consigliere comunale Ferdinando Arnò. Ecco il testo.

«Per quanto emerge dai materiali resi pubblici, riconosco il nucleo del mio progetto. Ritrovo parole, espressioni e concetti che avevo già proposto. Siamo di fronte a una scopiazzatura, non a un’autonoma elaborazione progettuale.
A partire dal titolo: «Manduria suona» diventa «Manduria vibra». Il suono è vibrazione. Cambiare un verbo, da solo, non significa costruire una nuova visione culturale.
Mi era stato contestato, tra le altre cose, che nella mia proposta ci fosse troppa musica. Viene allora spontaneo chiedere: nella loro, invece? Se la musica e il suono continuano a essere centrali, vorrei capire perché la stessa impostazione fosse considerata un limite quando la proponevo io e oggi venga presentata come un punto di forza.
C’è poi un episodio preciso, che ricordo molto bene. Il 2 settembre, durante una riunione di lavoro sulla candidatura, mi mostrarono una rielaborazione del mio progetto di museo, presentandola con il nome “MuM”. Avevano modificato la mia proposta, male. Contestai con forza quell’operazione, perché ritenevo che ne cambiasse il senso senza aggiungere un contributo progettuale sostanziale. Chiesi espressamente che quella versione non venisse utilizzata.
Il progetto del Museo della Musica, e soprattutto della Musica del Mediterraneo, pensato per Torre Colimena, era già presente nel mio programma elettorale, che era ed è di dominio pubblico. Non si tratta quindi di un’idea emersa recentemente o di un’intuizione sviluppata nell’ambito della candidatura: l’avevo già elaborata e presentata pubblicamente. L’avevo persino illustrata al sindaco di Avetrana, alla presenza del neo sindaco di Manduria.
Avevo ricevuto una delega per lavorare alla candidatura e avevo messo a disposizione una visione culturale. Mi aspettavo che l’Amministrazione preparasse tutto ciò che serviva per renderla realizzabile: organizzazione, risorse, supporto tecnico e amministrativo, sostenibilità economica e tempi di attuazione. Era su questi aspetti che bisognava lavorare. Rimaneggiare le mie idee fino a trasformarle in qualcosa in cui non mi riconoscevo non rispondeva a questa esigenza.
Quello che è successo il 2 settembre può essere ricostruito attraverso una fonte precisa: la registrazione audiovisiva della riunione.
Durante quell’incontro ci fu chiesto di spegnere i telefoni, mentre il Comune registrava con i propri strumenti. In quella sede mi furono anche rivolte espressioni che ho ritenuto offensive. Ho chiesto la registrazione integrale e il file della presentazione mostrata, così da poter verificare i contenuti, le mie obiezioni e le parole pronunciate.
Il Comune ha confermato che la registrazione esiste, ma ha rifiutato di consegnarmene una copia.
Nella risposta del 4 settembre, con cui il Comune ha respinto la mia richiesta, si afferma che la registrazione era stata fatta per verbalizzare e garantire la tracciabilità amministrativa. Tra le ragioni del rifiuto vengono citate la mia presenza alla riunione, l’opposizione di altri partecipanti e motivi legati alla riservatezza.
Trovo molto contraddittorio parlare di tracciabilità e poi negare a un partecipante proprio il documento che permetterebbe di ricostruire l’incontro. Essere stato presente significa poter raccontare ciò che è successo. Avere la registrazione significa poterlo dimostrare.
Mi chiedo anche se i nove esperti coinvolti siano stati informati dell’origine dei contenuti, della rielaborazione presentata il 2 settembre e delle obiezioni che avevo già sollevato. Non do per scontato che conoscano questa vicenda.
Credo che nessuno di loro abbia interesse a vedere il proprio nome associato a un’operazione in cui non sia riconosciuta chiaramente la provenienza delle idee. È una questione di onestà intellettuale, ma anche di rispetto nei confronti degli esperti stessi: devono poter conoscere il percorso del progetto al quale sono stati chiamati a contribuire e valutarlo avendo tutti gli elementi. Per questo ritengo necessario che anche a loro vengano messe a disposizione le diverse versioni della proposta.
Anche il video promozionale merita una considerazione. La musica parte già tagliata e viene nuovamente interrotta nel finale. Un musicista se ne accorge subito, ma non serve essere musicisti per sentire quei tagli. Per una candidatura che mette il suono al centro della propria identità, mi sarei aspettato più attenzione.
C’è poi la questione dei crediti. Compare la dicitura «Audio originale – Domenico Sammarco», che però non identifica necessariamente il compositore. Nei materiali che ho visto non trovo indicazioni sull’autore e sulla provenienza del brano. Chiedo quindi: chi ha composto la musica, da dove arriva e con quale licenza o autorizzazione è stata utilizzata? Ho già presentato una richiesta in questo senso.
Chiedo che vengano confrontati i testi, le presentazioni e le rispettive date, e che mi venga consegnata la registrazione del 2 settembre. Solo attraverso questi documenti si può chiarire quali contenuti provengano dal mio lavoro e quali siano stati aggiunti in seguito.
Manduria merita una candidatura costruita con serietà e trasparenza. Riconoscere il lavoro degli autori, rispettare le idee e spiegare con chiarezza il percorso seguito sono modi concreti per dimostrare quanto valore si attribuisca alla cultura».