«Manduria non può rassegnarsi. Non possiamo accettare l'idea che droga, violenza, estorsioni e criminalità organizzata possano diventare parte della normalità»

Riceviamo, e pubblichiamo, un intervento dell’ex consigliere comunale Pier Paolo Lamusta. Ecco il testo.
«Da ex consigliere comunale ho imparato che amministrare una città significa anche assumersi la responsabilità di parlare quando sarebbe più facile stare in silenzio.
E quello che è successo nei giorni scorsi a Manduria, con il blitz che ha portato a numerosi arresti nell'ambito dell'inchiesta della DDA, credo meriti una riflessione seria.
Non voglio fare politica su una vicenda giudiziaria e non voglio sostituirmi a chi dovrà accertare le responsabilità. Le accuse sono gravissime, ma sarà la magistratura a stabilire, nelle sedi competenti, le eventuali responsabilità degli indagati.
Quello che posso e voglio dire, però, è ciò che provo da cittadino e da persona che per anni ha avuto un ruolo nelle istituzioni della mia città.
Manduria non può rassegnarsi.
Non possiamo accettare l'idea che droga, violenza, estorsioni e criminalità organizzata possano diventare parte della normalità.
Quando ero in Consiglio comunale ho avuto modo di conoscere ancora meglio le tante facce della nostra città. Ho incontrato persone che lavorano dalla mattina alla sera, commercianti, imprenditori, associazioni, volontari, famiglie e soprattutto tanti ragazzi che hanno voglia di costruirsi un futuro.
È questa la Manduria che conosco.
Ed è per questa Manduria che certe notizie fanno ancora più male.
Perché dietro ogni ragazzo che prende una strada sbagliata non c'è soltanto un problema di ordine pubblico. C'è una famiglia che soffre, c'è un futuro che rischia di essere buttato via, c'è una comunità che perde qualcosa.
Per questo voglio ringraziare le forze dell'ordine e la magistratura per il lavoro svolto. Quando lo Stato interviene con operazioni di questa portata, dimostra che nessunodeve sentirsi padrone di una città o di un territorio.
Ma arrestare non basta.
La partita vera, secondo me, si gioca molto prima.
Si gioca nelle scuole, nelle famiglie, nello sport, nelle associazioni, nei luoghi di aggregazione. Si gioca soprattutto nella capacità degli adulti di parlare ai ragazzi prima che qualcun altro inizi a farlo al posto nostro.
E allora ai ragazzi di Manduria voglio dire una cosa, da padre, da cittadino e da ex consigliere comunale.
Non fatevi raccontare che quella è la strada del successo. Non lo è.
La droga, i soldi facili, le armi, la violenza e il rispetto ottenuto attraverso la paura non sono libertà. Sono una gabbia.
Magari all'inizio sembra tutto facile. Qualcuno ti fa sentire importante, ti mette in mano qualche soldo, ti fa credere di essere furbo.
Poi, però, arriva il conto.
E spesso quel conto è molto più alto di quanto si possa immaginare.
Ragazzi, lasciate perdere quella strada. Non avete bisogno di diventare qualcuno attraverso la paura degli altri. Diventate qualcuno attraverso quello che sapete fare, attraverso il lavoro, lo studio, lo sport, i vostri sacrifici.
Io ho fatto politica e ho amministrato questa città perché ho sempre creduto che, nel mio piccolo, potessi contribuire a migliorarla.
Oggi, anche da ex consigliere, sento di avere ancora una responsabilità: non stare zitto davanti a quello che non va.
Manduria ha problemi, certo.
Ma ha anche una forza enorme: la sua gente.
E quella parte sana della città deve avere il coraggio di farsi sentire.
Perché Manduria non appartiene alla criminalità.
Appartiene a chi ogni giorno si alza, lavora, cresce i propri figli e prova, con fatica, a costruire un futuro migliore.
E quel futuro, soprattutto, appartiene ai nostri ragazzi».

