martedì 06 ottobre 2026


06/10/2026 16:47:10 - Manduria - Attualità

«Il supporto di un esterno “professionista” può aiutare a trovare o riportare ad un nuovo equilibrio ad una decisione più duratura, che probabilmente era lì davanti agli occhi ma che non era ben visibile»

Ogni giorno sentiamo parlare di famiglie distrutte per conflitti dovuti alla proprietà, alla gestione e “tutela” dei figli, o per non accettazione del separasi dalla persona “amata”. Vi proponiamo l’intervista al Mediatore familiare Salvatore Sgura.

«Non è necessario entrare nel merito di chi ha ragione o di chi subisce di più degli altri ma si dovrebbe “semplicemente” comprendere che nessuno tra le parti in conflitto sta bene» afferma Salvatore Sgura. «Non sarebbe più giusto chiedersi “come fare per stare meglio” piuttosto che “come devo fare per vincere”, o meglio, non è più opportuno chiedersi “cosa ci serve veramente” piuttosto che “ciò che si vuole”? Quante volte si litiga per una arancia senza pensare che questa può essere utile a tutti? Perché non valutare che della arancia mi servirebbe solo la buccia per fare una torta, che del succo un altro potrebbe ricavarne una bevanda e dei semi qualcun altro potrebbe ricavarne una nuova pianta?».

Oggi si sente tanto parlare di questi conflitti, rispetto al passato, cosa è successo?

«Sono cambiati i ruoli, i protagonisti e le esigenze» la risposta di Salvatore Sgura. «I figli crescevano da soli, si tutelavano da soli e tra/con i pari, mentre, oggi sono i soggetti da tutelare, si reputano indifesi e si tengono sotto i riflettori; le donne hanno raggiunto maggiore autonomia e voglia di indipendenza quindi sempre più spesso dicono “no”; gli uomini si trovano ad assumere un comportamento ed un ruolo nuovo, non ereditato dal padre, che probabilmente era più semplice in quanto sostenuto dalla cultura patriarcale, così oggi non sanno gestire o riconoscere il proprio ruolo e nessuno li supporta in questo. Ma a parte tutto, quello che è venuto a mancare è la presenza di quelle figure che garantivano equilibrio, che potevano essere i genitori, un parente anziano, un prete, che ascoltando le parti dava poi a loro delle disposizioni e garantiva un equilibrio. Prima si apparteneva di più alla società“vicina” mentre adesso siamo isolati e l’unica arma che conosciamo è il Tribunale. Oggi è tutto in balia del complesso, dell’ignoto e questo porta a cercare solo per se stessi senza sapere realmente cosa si vuole».

Lo Stato e le istituzioni possono fare qualcosa o hanno fatto qualcosa?

«Tutto questo lo Stato lo sa, infatti è intervenuto riconoscendo la Mediazione familiare come strumento utile per risolvere in maniera extragiudiziale la complessità dei conflitti familiari. Si da al Mediatore il riconoscimento del professionista super partes, che agisce in maniera neutrale ed equidistante garantendo riservatezza sul caso e delle parti in causa. La Riforma Cartabia invita li stessi Giudici a suggerire alle parti in conflitto di intraprendere un percorso di mediazione anziché giudiziale cioè in forma fredda e non risolutiva, poiché la guerra fatta davanti ad un Giudice porterebbe a dei vincitori e dei vinti quindi a rancori e vendette».

Ma quando è consigliabile rivolgersi ad un Mediatore familiare?

«La funzione della Mediazione» rimarca Salvatore Sgura, «non è e non deve essere solo l’ultima spiaggia, bensì deve essere utilizzata per decisioni familiari anche privi di conflitti, cioè quando non vi è ancora chiaro cosa sarebbe più utile per la famiglia, la coppia, i figli, ecc.. Poiché il supporto di un esterno “professionista” può aiutare a trovare o riportare ad un nuovo equilibrio ad una decisione più duratura, che probabilmente era lì davanti ai loro occhi ma che non era ben visibile».

La Riforma ha voluto quindi, riconoscendo l’efficacia della Mediazione familiare, ricordare e rinforzare il fatto che i figli restano figli con i loro diritti anche in casi come separazioni, divorzi e conflitti vari, che i fratelli e sorelle dovrebbero restare tali anche quando si eredita in modo non conforme alle proprie aspettative?

«Io sono uno psicologo specializzato in famiglia e coppie, dopo aver avuto anche una esperienza ultra decennale come educatore con bambini e adolescenti che avevano problematiche familiari e psicologiche ho scelto di fare anche il Mediatore familiare perché credo fortemente che ogni famiglia deve avere la sua chance per non farsi distruggere da un conflitto e che i genitori spesso sono soli nel loro compito difficile se pur meraviglioso nel prendere una decisione».

Cosa cambia tra fare lo psicologo familiare e il Mediatore familiare?

«Lo psicologo lavora sul problema, che non sempre è visibile e toccabile, e può raggiungere grandi risultati in una sola seduta e/o può accompagnare il proprio paziente per il resto della vita, mentre, il Mediatore mette le parti davanti a delle soluzioni che decideranno di prendere o no ed ha un termine definito di lavoro che va dagli 8 ai 15 incontri con le parti interessate. Due lavori magnifici, complessi ma diversi e separati».

Come possono contattarti per avere maggiori informazioni?

«Possono scrivere su whatsapp al numero 320-3780442 o per email a desgura@tiscali.it».