sabato 28 febbraio 2026


28/02/2026 16:12:30 - Manduria - Attualità

Enzo Pisconti sui social: «E’ un atto intimidatorio che non mi intimorisce. Un gesto volontario, preciso, vigliacco. Presenterò denuncia ai Carabinieri e alla Polizia. Racconterò tutto il contesto, perché i fatti non nascono nel vuoto»

Un atto intimidatorio è stato commesso questa notte ai danni di Enzo Pisconti e di sua moglie: le loro auto sono state rigate.

«Un atto intimidatorio. Che non intimorisce» scrive Enzo Pisconti sui social.

«In questi giorni sia la mia auto che quella di mia moglie sono state rigate. Non un segno casuale. Un gesto volontario, preciso, vigliacco.

Lo considero per quello che è: un atto intimidatorio.

Ma non mi intimorisce.

Non so chi sia stato e non farò processi sui social. Farò ciò che si fa in un Paese civile: presenterò denuncia ai Carabinieri e alla Polizia. Racconterò tutto il contesto, perché i fatti non nascono nel vuoto.

Riferirò anche del clima che si è creato in questi mesi: discussioni, lamentele pubbliche, accuse rivolte a chi ha semplicemente chiesto di poter uscire di casa in sicurezza. Non farò nomi qui, ma nelle sedi opportune ogni elemento utile verrà rappresentato.

Chi pensa di risolvere le proprie frustrazioni rigando una macchina è un idiota. Punto.

Ma l’idiota non nasce da solo nel deserto. Cresce in un ambiente dove il conflitto viene alimentato e dove l’assenza di regole lascia spazio alla rabbia.

E qui sta il punto vero.

Quando in una strada non c’è marciapiede, non ci sono dissuasori, non c’è una regolamentazione chiara e si interviene solo a posteriori con le multe, l’ordine non si costruisce. Si crea tensione. Si crea ostilità. Si crea un clima in cui qualcuno, invece di assumersi le proprie responsabilità, sceglie la scorciatoia più stupida.

Chiedere di poter uscire di casa in sicurezza non è un privilegio. È normalità.

Le macchine si riparano.

Le regole, se non ci sono, vanno fatte.

E finché non ci saranno, il problema non sarà un graffio su una fiancata, ma il modo in cui una comunità decide – o non decide – di governare i propri spazi».