Hanno relazionato Luigi Marseglia, Emanuele Franco e Giovanni Sammarco
Ecco il resoconto dell’attività di formazione e informazione che l’associazione “Plinio il Vecchio” ha tenuto nella settimana appena trascorsa.
Martedì 24 febbraio: prof. Luigi Marseglia “La continuità di esistere nel “Gattopardo”
Dopo una fugace illustrazione della dialettica, delle dinamiche di classe e degli eventi maturati allo spegnersi della sacralità di una ‘noblesse’ in frantumi, l'attenzione si è poi fermata sul colloquio tra il principe Fabrizio e Aimone Chevalley di Monterzuolo, l'inviato piemontese di Cavour, incaricato di offrire la nomina a senatore del nuovo regno al “Gattopardo”. Lì si sono chiarite le ragioni del rifiuto opposto dal Principe e si è parlato altresì della continuità nell'attestarsi del sogno di eternità di cui sopra si è detto.
Considerazioni finali, fugaci anche queste, sono state quelle relative alla visione di Tomasi, coeva negli anni in cui scriveva il suo romanzo (1954 -1957), a un'attenzione rivolta al Mezzogiorno d’Italia, visto non solo come problema nazionale a partire dall'unità, ma consumata anche nell'ottica della "dipendenza", per usare un termine caro agli storici, da cui traluce l’idea di una visione del Sud, ferma, allora, alla sua realtà di colonia.
Mercoledì 25 febbraio: prof. Emanuele Franco “Dalla parola all’immagine: lettura lente e profonda dei testi”

Il 4 febbraio scorso ha preso avvio un ciclo di cinque incontri destinato a sviluppare la tematica del diritto di esistere attraverso la lettura profonda di alcuni testi e la produzione creativa di immagini espressive.
Le generazioni adulte, diversamente strutturate sul piano cognitivo rispetto ai nativi digitali, non sono immuni dall’influenza che le nuove tecnologie hanno su alcune nostre abitudini. Spesso, anche in seguito all’uso del computer e soprattutto del cellulare, fruiamo velocemente e distrattamente dei testi mantenendoci sulla superficie delle parole. Ma provando ad andare oltre l’immediatamente visibile, le parole molte volte possono comunicare messaggi profondi che non sono subito identificabili con una lettura rapida e superficiale, limitata a “ciò che appare” a prima vista. Andando oltre la pagina, si possono rinvenire riflessioni inusitate, anche del tutto soggettive, giacché la lettura profonda aiuta a coltivare il pensiero speculativo, facoltà che al giorno d’oggi rischia di essere soffocata dal progresso tecnologico.
Esercitarsi con metodo a “bucare la pagina” per scoprire quanto può esservi al di là di una superficie inchiostrata, è stato l’impegno dei primi due appuntamenti. Attraverso la lettura guidata da domande stimolo, l’uditorio è giunto a elaborare profonde riflessioni riconducibili alla tematica centrale ricercata in due testi: la celebre canzone “La cura” di Franco Battiato e un estratto dal “Dialogo della Natura e di un Islandese” di Giacomo Leopardi.
Il 25 febbraio scorso, in occasione della seconda serata, si sono proposte le poesie “La città” di Konstantinos Kavafis e “Forte e contento m’avvio per libera strada” di Walt Whitman, due testi agli antipodi in quanto ad approccio alla vita. Le operazioni svolte sui materiali hanno aperto un inatteso spazio di riflessione, suscitando un nutrito dibattito sul diritto di esistere emergente dalla visione degli artisti interrogati. A momenti di dibattito e proposta, si sono alternati silenzi attestanti la meraviglia della scoperta di nuove suggestioni.
Le attività proseguiranno il 17 marzo.
Giovedì 26 e venerdì 27 febbraio: prof. Giovanni Sammarco “Natura e dignità dell’uomo in poesia”

Il primo incontro di questa settimana ha avuto come tema il dramma del vivere nel conte di Carmagnola. Nella prefazione a tale tragedia il Manzoni combatte le unità aristoteliche di tempo e di luogo mentre accetta l’unità di azione come elemento unificatore dell’opera d'arte, e chiarisce il compito del Coro, come un cantuccio nel quale il poeta può parlare in prima persona. Il critico classicista francese Chauvet aveva formulato alcuni appunti proprio su questa scelta. Manzoni risponde con la lettera a m. Chauvet in cui difronte la propria scelta che investe anche il rapporto tra storia e poesia. Entrambe debbono avere come oggetto il vero ma mentre la storia deve precisare con obiettivi i fatti, la poesia va oltre, scende nell' animo dei personaggi evidenziando gioie, dolori, turbamenti degli stessi personaggi. È un approfondimento psicologico e non alterazione dei fatti. Di lui si parla di un ritorno alla fede. Ma non era stato mai ateo, credeva in un dio indeterminato (deismo) per passare poi al dio dei cristiani(teismo). Fu accompagnato in questo cammino da mons. Tosi e padre Degola che erano giansenisti, credevano nella predestinazione e non davano nessun peso alle buone opere terrene per acquisire la Grazia ed essere scelto da Dio. A poco a poco si avvicinò al cattolicesimo insieme alla moglie Enrichetta Blondel che era di fede calvinista. Questo passaggio è già visibile nella tragedia il conte di Carmagnola. In essa rispetta la storia nel complesso e la poesia emergequando compare l’analisi psicologica dei personaggi. Un cristianesimo già maturo lo si nota nel colloquio del conte con la moglie Antonietta e la figlia Matilde, quando non solo egli perdona ma dice anche che "allor che Dio sui boni fa cadere la sventura, ei dona ancora il cor di sostenerla”.
Il secondo incontro, invece, ha avuto come centro la figura di Adelchi. ella omonima tragedia. Essa ha come oggetto la lotta tra il popolo longobardo e quello franco. In essa si inserisce la tragedia del popolo italiano. Carlo Magno ha ripudiato la moglie Ermengarda figlia di Desiderio re dei Longobardi. È un personaggio infelice, senza alcuna colpa ma soffre innocente. La sua è una "provvida sventura". Attraverso il dolore Dio certamente prepara per lei serenità e pace dopo la morte. Personaggio tragico è anche Adelchi, combattuto tra momenti eroici e dolore per la morte imminente. Drammatico ma indicativo del cristianesimo manzoniano è la scena ottava dell’atto quinto in cui compaiono Carlo Magno, Desiderio e Adelchi ferito e prossimo alla morte.Afferma che nella vita "non resta che fare torto o patirlo". Invita il padre a godere dei momenti in cui re non era più, la gloria terrena non ha alcun valore dinnanzi a Dio, perdona i suoi nemici e invita ad affidarsi a Dio che è consolatore di tutti. Arriva non solo a perdonare il suo nemico Carlo ma addirittura a pregare per lui.
Prossima settimana 3-6 marzo
Martedì 3 marzo: ing. E Tarentini “Il diritto di esistere dell’Homo Sapiens al tempo dell’intelligenza artificiale”
Mercoledì 4 marzo: ing. E Tarentini “Il diritto di esistere dell’Homo Sapiens al tempo dell’intelligenza artificiale”
Giovedì 5 marzo: dr.ssa M. G. Andrisano “Io sono: percorsi di mindfulness e autenticità”
Venerdì 6 marzo: prof. G. Sammarco “Natura e dignità dell’uomo in poesia”


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