MARTINA FRANCA – Confezioni: «Il Made in Italy non conviene? La legge non lo tutela: in Italia basta mettere un bottone»
  • giovedì 09 luglio 2026

MARTINA FRANCA – Confezioni: «Il Made in Italy non conviene? La legge non lo tutela: in Italia basta mettere un bottone»

09/07/2017 10:07:48 - Provincia di Taranto - Attualità

L’intervento di Giordano Fumarola, segretario provinciale della Filctem Cigl

«Il Made in Italy non è più rilevante? Lo diciamo da anni, ma nessuno ci ascolta».

Giordano Fumarola, segretario provinciale della Filctem Cgil di Taranto, commenta l'articolo comparso su alcune testate locali, nel quale si racconta che ad alcuni clienti delle imprese di confezioni della Valle d’Itria, il Made in Italy non vale più il prezzo del lavoro.

«Da anni denunciamo una profonda crisi del settore, che è dovuta sì alla congiuntura economica non favorevole, ma soprattutto a scelte i cui responsabili hanno nomi e cognomi. Da un lato abbiamo la maggioranza di imprenditori che ha deciso di delocalizzare la produzione all'estero, per abbattere i costi, impoverendo il territorio, creando miseria ma soprattutto disperdendo quel capitale di competenze che era la vera ricchezza della manifattura locale. Dall'altro lato abbiamo una legge che non tutela assolutamente la produzione locale, perchè basta produrre un capo interamente in Cina, o in Romania e in Italia applicare i bottoni, che quell'abito può etichettarsi come fatto in Italia».

Il segretario Fumarola, con tutta la categoria, denuncia da tempo la mancanza di strumenti anche legislativi che possano permettere alle imprese sane di non dover subire la concorrenza sleale anche di chi si rivolge ai laboratori clandestini, uno dei quali recentemente scoperto a Martina Franca, dove le condizioni di vita, non solo di lavoro, sono al limite della schiavitù: «Servono leggi più stringenti, ma anche il coinvolgimento attivo di tutti gli attori sociali, a cominciare da Confindustria».

Le difficoltà in cui si trova il settore manifatturiero è tale che i lavoratori si possono ormai considerare “stagionali”, alternando periodi lavorativi a periodi di cassa.

«Con i tagli agli ammortizzatori sociali tante aziende sono costrette a chiudere, perchè non riescono più a garantire il sostegno nel periodo di inattività. Le aziende del tessile in media chiedevano tredici settimane all'anno di cassa integrazione ma con i tagli questo non è possibile. Servono interventi urgenti in materia di ammortizzatori sociali»





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