LOMBARDIA - Il caso dei pazienti perennemente positivi al Covid 19
  • mercoledì 01 aprile 2026

LOMBARDIA - Il caso dei pazienti perennemente positivi al Covid 19

23/07/2020 10:21:47 - Salento - Attualità

Ci sono pazienti che, da mesi, non riescono ad ottenere due tamponi consecutivi negativi. Ma lo stato di salute dei “perenni positivi” è buono

Ci sono pazienti che non riescono a guarire dal Covid. O meglio, che non riescono ad avere due tamponi negativi di fila nel giro di 24 ore, nonostante non abbiano più i sintomi dell'infezione e sono costretti a vivere in quarantena fino a quando ciò non si verificherà. Il che, non è certo quando possa accadere. Di questi pazienti, decine se non centinaia potrebbero essere nei registri dell'Ats di Milano. Uno di loro è Milko Mieles, uomo di 49 anni in isolamento all'hub dell'aeronautica di Milano. Dopo 15 tamponi in 3 mesi, è ancora positivo.

Lo stato di salute dei “perenni positivi” è buono. Del virus c'è una lieve traccia nel loro organismo, motivo per cui risultano "debolmente positivi". Eppure, il mancato doppio tampone negativo li costringe lontani dal mondo. E anche la scienza non sa esattamente come comportarsi, anche se molti studi suggeriscano che la maggior parte di coloro ritenuti debolmente positivi non trasmettano il virus. Altri invece, invitano alla cautela. L'Organizzazione mondiale della sanità, infine, non aiuta: a partire dallo scorso giugno, nelle linee guida non indica più il doppio tampone negativo come passaggio obbligatorio.

Il caso, che riguarda in Lombardia oltre 16.000 persone, attestate come "debolmente positive", è stato affrontato anche dall'assessore al Welfare Giulio Gallera, il quale ha detto che "da tempo stiamo seguendo la vicenda di questa piccola che ha più tamponi debolmente positivi – alludendo alla bambina di 4 anni positiva da 4 mesi -. Come lei – ha proseguito Gallera – in Lombardia abbiamo avuto molti casi". A tal proposito, Gallera ha dichiarato che in quanto Regione hanno "scritto al ministero della Salute e all’Istituto superiore di sanità e inviato gli studi fatti dall’Irccs San Matteo di Pavia, rafforzati anche dalle valutazioni del professor Giuseppe Remuzzi (Istituto ricerche farmacologiche Mario Negri, ndr). Purtroppo non abbiamo avuto risposte né dal ministero né dall’Iss".





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