Dati Istat sul bilancio demografico: nel 2020 più morti che nati; mai successo dalla 'spagnola' del 1918
  • mercoledì 01 aprile 2026

Dati Istat sul bilancio demografico: nel 2020 più morti che nati; mai successo dalla 'spagnola' del 1918

01/02/2021 18:52:01 - Salento - Attualità

Sono 700 mila le persone decedute, circa 400 mila i nuovi nati. Crollano anche i matrimoni: meno 50,3%

Il virus ha cambiato i dati. E così, nel 2020 si sono registrati più morti che nati. Le persone decedute sono state 700 mila e circa 400mila i nuovi nati. Il saldo naturale tra morti e nascite ha un valore negativo di 300mila unità: mai così dall'epidemia di spagnola del 1918.

Sono i dati Istat sui primi riscontri e riflessioni sul bilancio demografico 2020, sulla base di dei dati di Anpr, l'Anagrafe nazionale della popolazione residente, che registra anche un crollo dei matrimoni: -50,3% con punte che sfiorano il 70% se ci si limita a quelli religiosi. Quello dei 700mila morti, come spiegato dal presidente Istat Gian carlo Blangiardo, è «un limite oltre il quale nell'arco degli ultimi cent'anni ci si è spinti nel 1920, e nel corso della Seconda guerra mondiale, e il limite inferiore dei 400mila nati, una soglia mai raggiunta negli oltre 150 anni di Unità Nazionale».

Il saldo naturale tra morti e nuovi nati ha un valore negativo pari a 300mila unità: un risultato che, nella storia del nostro Paese, si era visto unicamente nel 1918, allorché l'epidemia di «spagnola» contribuì a determinare circa metà degli 1,3 milioni dei decessi registrati in quell'anno».

Sul calo delle nascite pesa l'incognita del covid «come avvenne nell'anno in cui ci fu l'esplosione del reattore nucleare a Chernobyl». Nel periodo gennaio-agosto 2020, ossia gli esiti dei concepimenti orientativamente avvenuti - senza alcuna influenza di Covid-19 - nel periodo che va da aprile a novembre del 2019, testimoniano un calo di nati del 2,3%. Pesa l'incognita dei nati di dicembre 2020, che si colloca a nove mesi dall'esplosione della pandemia.

È «verosimile immaginare - rileva l'Istat - che, così come accadde per la caduta delle nascite al tempo della grande paura per la nube tossica di Chernobyl (il significativo calo di nati a febbraio 1987 in relazione ai concepimenti di maggio 1986), anche in questa circostanza ci siano stati frequenti rinvii nelle scelte riproduttive.

In ultima analisi, nel 2020 è legittimo aspettarsi un sensibile calo di nascite nel mese di dicembre, con qualche primo debole segnale già a novembre, per via dei concepimenti nella seconda metà di febbraio e/o degli eventuali parti pretermine». Drastico il crollo dei matrimoni nel 2020: ne sono stati celebrati sono 85mila a fronte dei 170mila dell'anno precedente.

Dati ancora provvisori, ma che nel confronto registrano una variazione negativa del numero di matrimoni è stata nel complesso del 50,3%, rispetto al 2019 e a parità di periodo, il calo raggiunge la punta del 69,6% se ci si limita a quelli religiosi. A livello territoriale la caduta più consistente per numero di celebrazioni dei matrimoni ha riguardato il Mezzogiorno.





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